Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Cronaca

Vittime del dovere - La strage della circonvallazione.

La commovente lettera della sorella del carabiniere Salvatore Raiti.

13 Settembre
11:00 2018

In viale della Regione Siciliana, all'altezza del civico 9201, in direzione di Trapani, 500 metri prima dello svincolo per Sferracavallo (PA) avvenne l'attentato conosciuto come la strage della circonvallazione, un terribile agguato mafioso che si svolse a Palermo, il 16 giugno 1982.

 

Il boss catanese, Alfio Ferlito, che doveva essere trasferito da Enna al carcere di Trapani, era il bersaglio dell’agguato che coinvolse anche tre carabinieri della scorta: Luigi Di Barca?, Salvatore Raiti e Silvano Franzolin, tutti in servizio presso la Stazione Carabinieri di Enna ed anche un giovane civile, Giuseppe Di Lavore, autista della ditta di vigilanza privata che si era aggiudicata l’appalto per il trasporto dei detenuti e che aveva sostituito il padre. 

 

Fu Nitto Santapaola, che da anni combatteva contro Ferlito una guerra per il predominio sul territorio etneo, il mandante della strage e che fu aiutato dai «corleonesi» di Totò Riina.

 

Un gruppo armato di kalashnikov, crivellò con centinaia di colpi Alfio Ferlito, a bordo di una Mercedes, trucidando anche tutta la scorta e l’autista.

 

Dopo vent' anni dall’ eccidio, alcuni pentiti che parteciparono alla strage, fecero i nomi degli esecutori materiali tra cui il temibile Giuseppe Greco, detto "Scarpuzzedda", ucciso alcuni anni dopo.  

 

Fu il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, diventato Prefetto di Palermo da soli due mesi, prima di essere a sua volta assassinato, a omaggiare, commemorare i suoi carabinieri uccisi.
 

In quegli anni, Cosa Nostra voleva dimostrare con gesta crudeli, il suo potere sfrontato, grazie anche alle preziose informazioni di talpe presenti ovunque, nei settori pubblici e privati, con azioni stragiste, dimostrando di non temere neppure di attaccare le forze dell'ordine.

 

Si riportano, qui di seguito le parole commoventi di Concetta Raiti, sorella di Salvatore Raiti, uno dei carabinieri uccisi:

Ciao morettino simpatico, da quanto tempo non ci vediamo! Troppi anni sono passati dall’ultima volta. Era il 7 giugno 1982, mamma era dalla zia che aveva partorito, io dovevo dedicarmi a fare la lavatrice e alle tue bianche camice e tu impaziente e spaventato che te lo rovinassi, passeggiavi su e giù, aspettando la centrifuga.

 

Ricordi la fototessera che mi hai lasciato, quella che ti era servita per la patente? Era in bianco e nero. Non sai quante volte l’ho guardata pensando a ciò che mi dicesti quando la mettesti in quella cornice bianca. Fratello mio a cosa è servita, a piangerci sopra? Da quel 7 giugno, non ti ho più rivisto, se non al chiuso in una bara, al buio e senza aria. Qui il tempo si era fermato, anche mamma si era fermata fisicamente ed emotivamente, senza stimoli per la vita e senza possibilità più di camminare. Adesso mamma è con te, avevi goduto del suo affetto per troppo poco tempo! Lei che per 29 anni non ha smesso di piangere la solita nenia: u picciriddu miu su scuddaru. 

 

Papà non ha ancora perso il ricordo di quando, in quella camera mortuaria, allestita al cimitero di Palermo, ti sollevò dalla bara accarezzandoti e cullandoti, come se in braccio avesse un bimbo, ti cantò l’ultima ninna nanna, anche se poi gli mancò il coraggio di riconoscere quel corpo inerme e mai disse:’ Questo è il mio figliolo’ - 

 

Fratello mio, ci siamo ritrovati dentro un fosso.             

Improvvisamente, tentavamo la risalita ma quando qualcuno scivolava sul fondo si ritornava indietro. Ci è voluto un decennio o forse più, prima di riscoprirmi una sopravvissuta. Sì, sopravvissuta a un grande dolore, ma c’ero. Sentivo i pianti di mamma e di papà e dovevo dismettere i panni del familiare vittima, dovevo reagire. All’inizio avrò sbagliato qualcosa, perché mi ero creata troppe inimicizie tra le varie personalità di spicco, loro erano convinti che la mafia non esistesse e a Siracusa, le saracinesche che saltavano e gli spari che si udivano sembravano frutto di fantasie, visioni oniriche.

 

La fortuna nostra, mia e tua, è stata quella di aver incontrato amici che ci hanno teso la mano senza per forza volere nulla in cambio. Sono gli amici di Libera, da loro e attraverso loro ho trovato una culla in cui cullare un grande dolore, una culla in cui sognare di potere cambiare. Come? Raccontando alle nuove generazioni cosa accadde quel maledetto 16 giugno 1982, quando un giovane carabiniere di soli 19 anni, si ammanettò a un boss di grosso calibro, non lo nominerò per non sporcare questa lettera con nomi infami, e rese quella spoglia divisa senza stelle di merito, tanto grande quanto quella di un Generale.

 

Ahhh!!!! Se solo nell’ultima telefonata, quella del 15 giugno, mi avessi detto la verità, forse ti avrei convinto a rinunciare, come ha fatto il collega che sostituivi. Muto restasti, ligio al dovere e a quella divisa che tanto temevi e tanto amavi… Salvatore, fratello mio, tutta una notte a piangere per la paura di affrontare quel 16 giugno e tanto coraggio per mettere la paura sotto gamba e compiere il tuo dovere l’indomani. Da solo eri, tu e le tue paure, tu e le tue lacrime.

 

Senza il conforto e la tua mamma, il consiglio del tuo papà… hai fatto tutto da solo, come un grande UOMO, hai preso la decisione più importante della tua vita, una decisione che ci ha smembrati ma allo stesso tempo inorgoglirti. Adesso non sei più un carabiniere legato alla strage della circonvallazione, hai un nome, un volto e la dignità di un essere umano e quella di un carabiniere.

 

Vita mia, che ne sanno i tuoi assassini di come siamo stati cresciuti, quale meravigliosa donna coraggio ci ha partorito ed educato. Non conosceranno mai donne di quella risma morale, di quella rettitudine interiore, le loro donne, succubi di una cultura mafiosa, tramandano ai figli il culto del male, le loro donne non avranno mai il coraggio che ha avuto nostra madre, quello di crescere sei figli, nella miseria della nostra terra, che a quei tempi miseria offriva e a fare dei suoi figli esempi per giovani d’oggi.

 

Ciao fratellino mio, mi manchi tanto e ti voglio un bene dell’anima. Un caro saluto dai tuoi fratelli Massimo, Francesco, Vincenzo e Concetta.

 

immagine: catania. livesicilia.it

 

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo

comments powered by Disqus