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Liverpool FC vs Torino FC 3-1

ESSER GRANATA VUOL DIRE FEDE E AMORE: il Torino limita i danni all'Anfield Road, in una amichevole giocata solo per un tempo

7 Agosto
22:32 2018

Il Toro è una filosofia, anche di vita. Il Torino FC una semplice squadra di calcio, anche piuttosto scadente” (cit. Mauro Meg L.)

 

In altri tempi, diciamo da una quindicina d’anni a scendere, una partita come quella che sta per andare in scena al mitico “Anfield Road”, leggasi “amichevole di lusso”, sarebbe stata una manna dal cielo, qualcosa di cui parlare forse per sempre: il tremendismo granata contro l’intensità e la sostanza degli inventori del football.

Oggi, sinceramente è una partita che lascia il tempo che trova.

 

Manca poco al kick-off contro i vice-campioni d’Europa e sono proprio curioso di vedere come andrà a finire, visto che l’amichevole col Nizza, vinta grazie all’unica azione in novanta minuti, e la partita della fratellanza contro le terze scelte della Chapecoense, fanno testo relativamente, molto relativamente. Chissà come si comporterà la squadra “voluta” da Mihajlovic ed allenata da Mazzarri: sulla carta non c’è storia, enorme è il divario tecnico-tattico fra granata (almeno per il colore della maglia) e reds.

Una partita che può mettere a nudo tutti i difetti del Torino, che per altro già si sa quali siano, e da tempo; oppure, in caso di risultato positivo, gonfiare a dismisura  l’ego dell’imprenditore di Masio e dei suoi fedelissimi.

 

Spero di non essere “daspato” per quanto appena scritto, visti tempi che corrono, oppure, secondo una moda recente soprattutto sui social, essere additato come “gobbo”.

Apro una parentesi: mi chiedo se tutti quelli che si riempiono  la bocca, il più delle volte a sproposito, con quella parola, sappiano davvero cosa voglia dire, e quale sia la sua origine. Nutro seri dubbi e chiudo la parentesi.

 

Comunque good luck agli undici che scendono in campo, ovvero (3-5-2): Sirigu; Izzo, Nkoulou, Bremer; De Silvestri, Meite, Rincon, Baselli, Berenguer; Iago Falque, Belotti.

Confermato quanto sopra, anche perchè la campagna acquisti ben sappiamo come sta andando: 8/11 della formazione dello scorso anno. In questo momento, salvo il ballottaggio Ansaldi-Berenguer, la formazione-tipo.

Risponde Jurgen Klopp con (4-3-3): Alisson; Alexander-Arnold, Van Dijk, Phillips, Moreno; Fabinho, Wijnaldum, Keita; Salah, Firmino, Mané.

C’è poco da stare allegri, e non è una battuta.

 

Effettivamente l’inizio è da incubo: i padroni di casa corrono e pressano come degli invasati, ma la diga eretta da Mazzarri regge l’urto. Difesa e contropiede, squadra corta, palla lunga e pedalare, il credo del tecnico di San Vincenzo.

I granata passano poche volte la metà campo avversaria, ma c’è da dire che i reds non si rendono particolarmente pericolosi.

Ci pensa l’arbitro al quarto d’ora a movimentare il match, decretando, anzi regalando un rigore ai reds: leggera spinta di Bremer su Manè, che calcia ugualmente in porta, benchè sbilanciato. Rigore gentilmente concesso da Mr. Oliver, che Fabinho tira sul fondo, alla destra di Sirigu.

Tremendo uno-due tra il 20‘ e il 23‘: vantaggio dei padroni di casa grazie ad una autorete di De Silvestri su tiro di Firmino, smarcato da Salah; raddoppio di Wijnaldum, che fulmina Sirigu appena dentro l’area, su lancio di Firmino.

Il Torino supera la metà campo per la prima volta alla mezzora, e segna: contropiede manovrato e rallentato di Belotti, che serve De Silvestri sulla destra, cross perfetto ed incornata proprio del “Gallo“ che fulmina Alisson.

I granata rischiano più volte il 3-0, paratona di Sirigu ancora su tiro di Wijnaldum, ma il risultato non cambia.

 

Primo tempo che poteva finire molto peggio, visto il peso degli avversari ed una preparazione fisica più completa (la Premiership comincia fra una settimana).

Il Torino ha retto all’urto della corazzata in maglia rossa, grazie ad una discreta prova della difesa, messa a dura prova oltre che dagli avversari, anche dallo scarso filtro del centrocampo: inguardabile Rincon, non pervenuto Baselli, impalpabile Meitè; generosi come sempre De Silvestri, N’Koulou e Belotti.

Primo tempo dignitoso, comunque.

 

Jurgen Klopp cambia completamente i connotati alla propria squadra, all’inizio della ripresa, stravolgendo la formazione.

Walter Mazzarri invece insiste sullo stesso undici e cambia il primo giocatore dopo un quarto d’ore: Edera al posto di Iago, stasera in ombra.

I cambi del Liverpool danno energia alla formazione in maglia rossa, mentre i granata (stasera in tenuta bianca), cominciano a sentire la fatica.

Poche emozioni, salvo una respinta sulla linea di Izzo, e Torino che raramente supera la metà campo, come nei primi quarantacinque minuti: lo fa al 21’, ma il tiro di Edera, su lancio di Belotti, è debole e telefonato.

Girandola di cambi anche per il Torino e match che si avvia stancamente verso la fine.

Sturridge porta il risultato sul 3-1, ad una manciata di minuti dalla fine: dimenticato da Bremer, supera di testa Sirigu, su cross perfetto di Shaqiri.

Nel recupero, grande occasione per Niang, che tira fuori di poco, in diagonale.

 

La partita “vera“ è durata giusto i primi quarantacinque minuti: troppi cambi e troppa confusione nel secondo tempo per poter dare un giudizio.

Grande il divario fra le due squadre, grandi potenzialità e grandi ambizioni per il Liverpool, al contrario del Torino.

Torino che comunque non ha fatto la figuraccia che tanti si aspettavano, limitando i danni, anche se, ripeto, il giudizio si basa soltanto sul primo tempo.

 

Discreta prova della difesa, pessimo il centrocampo, scarso nel filtro e del tutto assente in fase di impostazione, troppo isolato Belotti in avanti, e senza una spalla che lo supporti a dovere.

Servono innesti, lo sappiamo e lo ribadiamo.

Ma attenzione, stiamo entrando negli ultimi giorni di calcio-mercato, nella ormai celebre zona Cerci-Zappacosta: vediamo chi sarà quest’anno il designato per la plusvalenza.

 

Chiudo con due note: applausi alla Maratona itinerante che ha fatto sentire la propria voce anche nel mitico stadio inglese, ed applausi al pubblico di casa, che ha accolto con una ovazione l’entrata in campo di Karius, a due mesi di distanza dalla sciagurata finale di Kiev.

Standing ovation.

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