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Di tutto un po'

1793: Savoiardi contro Francesi

Un episodio di "storia minore" interessante e poco noto

8 Agosto
13:30 2018
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La cosiddetta “storia minore” ha dimostrato di  offrire continue soprese che arricchiscono, integrano e colorano la grande narrazione di questa nella sua versione ufficiale.

 

Questo è forse l’aspetto più interessante e coinvolgente che, anche in questa circostanza, auspichiamo che trovi una ulteriore conferma.

 

Una di queste “sorprese” è la recente ricerca del Dr. Gervasio Cambiano – cultore di storia locale e delle tradizioni - sui moti popolari savoiardi antifrancesi e giacobini del 1793 a seguito del suo viaggio culturale, nel mese di Maggio 2018 ad Albertville e Annecy, dopo aver visitato i rispettivi Musei e consultato i Centri di Studi Storici.

 

L’Autore, con sorpresa, ha potuto constatare di persona che in Alta Savoia  (nella Tarantasia a esempio) emerge un evidente sentimento, tra gli autoctoni, di orgogliosa identità savoiarda e di velata nostalgia per il Regno dei Savoia. 

 

Sembra di essere ritornati indietro con la Storia di oltre un secolo e mezzo, invece siamo nel 2018, nell’epoca del trionfo della globalizzazione più sfrenata e nella imposizione di modelli di omologazione culturale e comportamentale senza possibilità di alternativa.

 

Sorprende e nello stesso tempo commuove constatare che le profonde radici di una comunità, che si riconosce in una storia, cultura, visione della vita e del futuro, abbiano un denominatore comune talmente forte e condiviso da rivendicarlo con un orgoglio “antropologico” tale da sfidare le imposizioni estremistiche della modernità consumistica e omologante.

 

Può darsi che questa realtà particolare sia ancora una delle ultime isole di “diversità e d’identità” in Europa, ma temiamo ragionevolmente che possa resistere a oltranza ai soffocanti condizionamenti che hanno già cancellato analoghe altre comunità troppo distanti e distinte dalla cultura dominante.

 

Tuttavia, se questi sono i timori su cui anche la “storia minore” ci obbliga a riflettere, non possiamo indulgere troppo in queste melanconiche considerazioni che saranno occasione di eventuali prossimi approfondimenti.

 

Evidenziamo il fatto che quanto sopra esposto non ha avuto, fino a oggi, alcuno spazio di dibattito sui mezzi di informazione ufficiali, che evidentemente non ritengono degni di nota questi eventi di natura “passatista”, da gettare, senza alcune esitazione, nelle mercanzie dei robivecchi.

 

Non la pensiamo affatto in questo modo e pertanto, non volendo deludere per l’attesa l’Autore, che ci ha inviato la sua ultima sintetica e interessante ricerca storica, invitiamo i Lettori a visionarla con la dovuta attenzione.

 

Buona lettura.

                     

                                          1793 - SAVOIARDI CONTRO  FRANCESI

 

Nel settembre 1792 alcuni reparti dell’esercito repubblicano francese al comando del gen. Montesquieu entrarono  nel Ducato di Savoja dal confine di Pont de Bonvoisen  (Ponte di Buonvicinato).

 

Era il periodo in cui a Parigi la Convenzione cercava di difendere la Repubblica dai nemici esterni (Austro-Russo-Prussiani), ma anche di esportare la rivoluzione con tutto il bagaglio ideologico, anticlericale  e amministrativo al seguito nei paesi confinanti. 

 

Il Regno di Sardegna (Re Vittorio Emanuele I) fu uno dei primi confinanti a farne le spese.

 

L’Alta Savoja, quella attorno al Lago di Annecy, con la Tarantasia  ad est  ed in particolare la zona a nord est di Annecy, cioè le valli  attorno a  Thones, piccola cittadina capo Mandamento, si sollevò nel maggio 1793 contro i “francesi”  giacobini e rivoluzionari occupatori, con la forza di quelle contrade facenti parte a tutti gli effetti del Regno di Sardegna.

 

Sabato 4 maggio 1793 era giorno di mercato a Thones e proprio qui tra le bancarelle  iniziarono  le prime avvisaglie della protesta popolare.

   

Il giorno dopo domenica 5 maggio sulla piazza del paese le autorità giacobine  filo-francesi, vollero iniziare con prepotenza ed ostentazione  le operazioni  burocratiche inerenti la leva militare, la famosa “leva di massa” tanto odiata dai contadini. 

 

Sia i coscritti, che parecchi presenti si opposero. Venne distribuita la  coccarda azzurra  colore dei Savoja.

 

I capi più in vista del movimento di rivolta furono un contadino ventenne di nome  Louis Rovet, spinto probabilmente  dalla motivazione del rifiuto della leva militare ed una giovane ricamatrice Marguerite   Frichelet - Avet,  nata a Thones nel 1756, di sentimenti religiosi e quindi più sensibile e contraria  all’acceso anticlericalismo repubblicano, arrivato con i commissari dell’esercito francese.          

Ad Annecy le autorità presero subito provvedimenti  organizzando una colonna mobile di  200  cavalieri e 700 fanti da inviare a Thones a sedare  la rivolta.

 

Nello stesso tempo i contadini della vallata, mossi dallo spirito delle vecchie “jacquerie” si armarono  con armi da fuoco, in specie quelle requisite con un colpo di mano a Menthon sul lago di Annecy ed occuparono Thones,  ad iniziare dalla Mairie e dalle case dei borghesi.

 

La sera del  7 maggio avvenne il primo scontro tra  i soldati francesi  e gli inesperti ed anche  poco disciplinati  montanari.

 

I primi ebbero la meglio, mettendo in fuga i secondi, che si ritirarono sull’impervio altopiano della Mosette. Il giorno dopo fu invece la cavalleria francese ad essere scompaginata con varie perdite tra morti e feriti.

 

Ma il giorno successivo  9 maggio  i francesi, ricevuti notevoli rinforzi  tanto da portare la truppa a 2500 unità, assalirono con vigore le postazioni degli insorti che si dispersero ritirandosi nelle alte valli. 

 

Uno “spia” tra le file dei montanari, figura  che non manca mai in queste circostanze, fu anche la causa del successo dell’aggiramento di un lato delle postazione degli insorti, attraverso un impervio sentiero montano.

 

I francesi occuparono Thones e dintorni ed iniziò il “redde rationem”.

 

Il capo giacobino  Poidebal ordinò  il saccheggio delle case ed il rastrellamento delle valli. In pochissimi giorni 86 uomini vennero  catturati e fucilati quasi tutti sul posto.

 

Un gruppo di  persone, che capeggiarono la rivolta o che si misero più in mostra, furono tradotte ad Annecy e quivi processati da un tribunale  di guerra.

 

La ricamatrice Frichelet fu  condannata a morte il 18 maggio 1793. 

Le cronache  riportarono che salì sul patibolo col rosario in mano e che le ultime parole dette ad alta voce furono  “viva la religione e viva il Re di Torino”.

 

Qualche giorno dopo, il 21 maggio, fu la volta di Francois Aurillon, contadino, uno dei capi sull’altopiano di  Mosette.  Soltanto un anno dopo e cioè nel 1794 , scoperto in un rifugio segreto, dove viveva in clandestinità,  venne  catturato il giovane Louis Rovet e quindi condannato alla pena capitale.

 

Anche  l’opera a stampa  “Notizie topografiche e statistiche  sugli Stati Sardi” di Guglielmo Stefani, edito dai tipografi  ed editori torinesi Pomba, descrivendo  Thones e le sue valli,  cita tale vicenda: “il carattere degli abitanti di Thones non può essere che migliore, sia dal lato  religioso che dal lato  politico, per le prove di attaccamento al loro Sovrano, come dimostrarono nel 1793, armandosi tutti alla difesa  del Re Vittorio Amedeo III contro l’esercito francese”.

 

Gervasio  Cambiano

 

 

 

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