Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

L’uomo, i misteri e l’ignoto

Essere una sola cosa con gli altri è una necessità salutare.

L’essenziale unicità che opera in ogni forma vivente permette ad ogni individuo di esprimere liberamente le proprie differenti caratteristiche.

14 Settembre
12:00 2018

Abbiamo ancora nell’orecchio l’eco delle parole con cui abbiamo concluso lo scorso articolo; esse suonavano più o meno così: “dopo esserci risposti in merito positivamente, in piena capacità di intendere e volere, possiamo prendere qualunque decisione e fare qualunque cosa con qualunque altra persona”.

 

Queste parole si riferivano alla possibilità di un individuo di avere relazioni a tutto campo con qualsiasi altra persona, senza alcun timore di provocare danni, come invece avviene normalmente nelle nostre esperienze quotidiane.

 

Ma è veramente possibile?

E se è possibile, esiste una spiegazione razionale?

 

La spiegazione esiste e non solo è razionale, ma anche scientifica!

 

Se tutto emana da un unico principio non ci può essere conflitto con qualcuno perché in realtà non esiste un altro principio con cui scontrarsi.

 

Quindi basta semplicemente ritrovare in ognuno il principio comune a tutti ed il gioco è fatto!

 

Come fare?

Chi cerca trova!

 

Può piacere oppure no! Ma è una legge universale di evidenza incontestabile!

 

Infatti di una coppia, di una famiglia, si dice “due cuori ed una capanna (o un’anima)”, ma quando nascono i figli il detto si può modificare in “tre o quattro cuori ed una capanna”. Tuttavia occorre ben specificare cosa questo detto significhi:

 

i cuori rappresentano gli aspetti individuali che si possono esprimere solo se protetti da una “capanna”, ovvero animati, spinti e protetti da un principio comune permanente e immutabile.

 

All’interno di questa capanna, i cuori possono moltiplicarsi, confrontarsi, cercarsi, lasciarsi, crescere, scomparire, nascere e rinascere, senza alcuna sofferenza superflua, liberi di esprimersi in tutta la propria diversità. Liberi di mettere la propria diversità a disposizione di tutti come un dono, come un valore aggiunto, senza alcuna discriminazione.

 

Certamente questo stato d’essere non è così facile da conseguire o da ritrovare, perché, come abbiamo visto, richiede non solo una ricerca profonda all’interno di sé stessi, ma anche l’accettazione cosciente di ciò che si scopre di sé stessi.

 

Tuttavia non ci sono alternative: deve essere conseguito perché le cose possano tornare a funzionare secondo il piano universale, in cui ogni cosa vivente è inserita come elemento determinante.

 

Solo così cesserà di prosperare l’inferno che noi stessi strutturiamo ad ogni respiro e potrà apparire una condizione diversa degna di essere chiamata “a misura d’essere umano”.

 

Il pericolo più grave che si corre nel perseguire questo obiettivo con le migliori intenzioni, è cadere nella deriva totalitaria che caratterizza alcuni schemi di pensiero che si strutturano in forme di governo dispotico della famiglia, della società e dell’anima. Come la storia insegna, ogni essere umano ne contiene tracce ereditate dalle esperienze delle precedenti generazioni, tracce sempre pronte a riemergere nei modi e nelle situazioni più imprevedibili.

 

Per questo occorre particolare attenzione nel seguire la strada che conduce ad esso e si richiede una sufficiente conoscenza delle “regole del codice della strada” per non correre rischi inutili.

 

Ogni essere umano dispone del codice della strada; chiunque può cercarlo in sé  stesso e seguirne le indicazioni, senza bisogno di mediatori, mediante la coscienza.

 

Percorrere la propria strada rispettandone le regole è tutta un’altra vita!

 

Buone vacanze!

 

Schema e testo

Cartella Pietro

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo

comments powered by Disqus