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Musica

Il trionfo di Camilla

Il 5 e il 7 settembre i festival Corti, Chiese e Cortili di Bologna e Grandezze e Meraviglie di Modena ripresenteranno la celebre opera di Giovanni Bononcini, rivale di Händel e tra i più grandi compositori italiani della prima metà del XVIII secolo

4 Settembre
09:00 2018

Nel corso degli ultimi anni la vasta produzione di Giovanni Bononcini ha conosciuto un notevole ritorno di fiamma, innescato dall’ambizioso progetto di catalogazione delle opere curato dalla Fondazione Arcadia di Milano, al quale hanno fatto seguito una serie di concerti e di registrazioni che hanno consentito di fare luce su uno dei protagonisti più influenti del panorama musicale della prima metà del XVIII secolo.

Nel corso della sua carriera il compositore modenese mise in scena le sue opere in molte delle capitali più importanti dell’epoca, raggiungendo l’apice della sua fama a Londra, dove divenne direttore della Royal Academy of Music con Attilio Ariosti e Georg Friedrich Händel.

Tra Bononcini e Händel si accese ben presto una vivace competizione, che proseguì per diversi anni sul filo del rasoio, fino a quando l’italiano venne accusato da Antonio Lotti di aver plagiato un suo madrigale, un’accusa piuttosto ridicola in un’epoca in cui non esisteva ancora nemmeno l’idea del diritto d’autore, ma che – probabilmente grazie a una accorta regia – spinse Bononcini a lasciare in tutta fretta la capitale inglese per riparare a Parigi.

Purtroppo, questo scandalo segnò l’inizio dell’inesorabile tramonto della stella di Bononcini, al punto che per sopravvivere il compositore che aveva stupito l’Europa con la sua arte fu costretto ad accettare un umiliante posto di copista e poi a trasferirsi a Vienna, dove – nonostante una pensione concessagli dall’imperatrice Maria Teresa – nel 1747 morì in uno stato di amara indigenza.

Contrariamente al detto che vuole nessuno profeta in patria, il 5 e il 7 settembre Giovanni Bononcini sarà protagonista a Bologna (Palazzo Albergati, via Masini 46, Zola Predosa, ore 20.30) e a Modena (Teatro Comunale Luciano Pavarotti, ore 20.30) della ripresa del Trionfo di Camilla, regina de’ Volsci, grande produzione del Festival Corti, Chiese e Cortili in collaborazione con il Festival Musicale Estense di Modena Grandezze e Meraviglie.

Quest’opera di ampie dimensioni (comprendente ben 45 arie) sarà eseguita da un cast di giovani cantanti di grande talento accuratamente selezionati tramite il Concorso Corti, Chiese e Cortili Encore Musica Antica e dalla Cappella Musicale Arcivescovile della Basilica di San Petronio diretta dal clavicembalo da Michele Vannelli, maestro di cappella della prestigiosa istituzione felsinea fondata nel 1436 e autore dell’edizione critica dell’opera.

L’allestimento può contare sui costumi e sulla regia di Alberto Allegrezza, tenore e direttore dell’ensemble Dramatodia, e sulla preparazione vocale di Gloria Banditelli, mezzosoprano ben noto tra gli appassionati di musica antica, che ha dedicato gran parte della sua carriera al repertorio barocco e preromantico e che – tra le altre cose – vanta al suo attivo uno splendido disco di cantate di Bononcini pubblicato dalla casa discografica bolognese Tactus (caldamente raccomandato).

Ma veniamo finalmente alla Camilla, dramma per musica in tre atti rappresentato per la prima volta il 27 dicembre del 1696 al Teatro San Bartolomeo di Napoli e subito baciato da uno straordinario successo, che gli permise di essere allestito in una ventina di città italiane e di essere replicato tra il 1706 e il 1728 oltre cento volte a Londra, dati strabilianti che trovano pochi confronti anche nelle ben più famose opere di Händel.

A ben vedere, la Camilla aveva tutte le carte in regola per piacere al poco accomodante pubblico settecentesco, grazie a una vena melodica dai tratti intensamente italiani, a un libretto di pregevolissima fattura firmato da Silvio Stampiglia (che nei successivi decenni sarebbe stato riutilizzato da almeno 38 altri compositori noti e meno noti, tra cui Leonardo Leo, Nicola Porpora e Leonardo Vinci) e una vicenda estremamente intrigante basata – ma solo in minima parte – sull’Eneide di Virgilio, che alla fine si conclude con un gradito happy end.

La protagonista è Camilla, figlia del re dei Volsci Metabo, costretta a fuggire precipitosamente con suo padre, spodestato dal crudele Latino (che invece nel poema virgiliano è un personaggio positivo). Allevata dopo la morte del padre dal pastore Linco, Camilla cresce forte e ardimentosa e decide di tornare nelle terre avite con lo scopo di riprendersi il trono dissimulata nelle vesti della pastorella Dorinda, con evidenti riferimenti alla storia di Romolo e Remo.

Contrariamente a quanto accadde ai fondatori della Città Eterna, dopo lunghe vicissitudini l’opera non si consuma in un bagno di sangue, ma con tre nozze – tra cui quelle di Camilla con Prenesto, figlio di Latino – il perdono all’usurpatore (diventato nel frattempo suo suocero) e la concordia generale tra i Volsci e i Latini.

Oltre alla sua innegabile bellezza (in grado di attrarre anche il pubblico che di solito non frequenta i teatri lirici), questa ripresa della Camilla costituisce una preziosa occasione per riscoprire una gemma dimenticata per troppo tempo di uno dei periodi più gloriosi della cultura italiana, quando i nostri pittori, compositori, poeti e architetti dettavano legge in tutta Europa grazie alla raffinatezza di un Paese ancora diviso in un mosaico di staterelli, ma in grado di creare capolavori tuttora capaci di conquistare il cuore del – purtroppo troppo spesso disincantato e disattento – pubblico del XXI secolo.

Fotografie: Festival Corti, Chiese e Cortili di Bologna

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