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L’uomo, i misteri e l’ignoto

La forma del corpo è un limite definitivo?

Identificarsi in una forma è come scegliere di vivere volontariamente in una prigione.

10 Ottobre
11:00 2018

Narciso si innamorò della sua immagine riflessa, poi tutti noi, senza pensare alle conseguenze, abbiamo seguito il suo esempio.

 

Fin da piccoli siamo costretti a corrispondere ad una certa immagine per essere accettati dai genitori, dalle istituzione e dalla società in generale. Così nasce, volenti o nolenti, il denominatore comune della nostra schizofrenia abituale. Dobbiamo apparire in un certo modo mentre siamo profondamente “altro”.

 

Infatti, sebbene ai nostri occhi possiamo apparire come qualcosa di fisicamente continuo, solido, in realtà non lo siamo. Sappiamo che la materia è sia particella che onda e la nostra apparenza non si discosta da tale legge.

 

Potendo riprenderci con una telecamera funzionante alla velocità di miliardi di miliardi di fotogrammi al secondo e rivedendo al rallentatore fotogramma per fotogramma, ecco lo spettacolo curioso che si può presentare ai nostri occhi:

 

in un fotogramma ci rivediamo così come siamo;

nel fotogramma successivo non c’è niente di visibile, ovvero la nostra forma non esiste;

poi appare qualcosa di simile ad un manichino di fil di ferro che grosso modo ricorda la nostra forma  (come il vecchio manichino su cui la sarta metteva in forma il vestito);

infine il manichino si ricopre nuovamente di materia, tornando a farci rivedere come ci …… ricordiamo.

 

Prendendo spunto da quanto appena affermato ecco alcune considerazioni.

 

Noi non siamo un “continuum” e quello che ci fa ogni volta tornare a ricoprire la stessa forma è il ricordo di cosa siamo stati fino a quel momento.

 

Infatti, se non ricordassimo la nostra forma precedente, e quindi potesse nascere un’idea diversa di quello che siamo, anche la forma materiale sarebbe diversa.

 

Ciò può accadere solo se non viene più attivato lo schema memorizzato e si permette che venga sostituito da uno nuovo.

 

Ma come può esserci qualcosa di nuovo nella memoria se nella memoria finiscono solo cose già avvenute?

 

Se la memoria non può che riprodurre ciò che è già nella memoria, occorre necessariamente che “il qualcosa di nuovo” si produca a partire da una memoria completamente nuova e vuota nella quale possa finire, e finisca, qualcosa di completamente nuovo.

 

La sostituzione tra le due memorie avviene nel fotogramma vuoto.

 

Come è possibile che si possa produrre un’idea completamente nuova senza riferimenti precedenti?

 

In effetti questo rimane in parte un dilemma!

Perché in effetti nessuno conosce tutto e neppure conosce del tutto anche ciò che gli è noto.

 

Queste condizioni aprono la strada a diverse possibilità, due delle quali sintetizzate come segue:

 

prima possibilità: una nuova idea può provenire da ciò che ancora non conosciamo, oppure ….

 

seconda possibilità: una nuova idea può essere creata dal “nulla”.

 

Tuttavia, mentre nel primo caso, si tratterebbe semplicemente di “una nuova scoperta”, nel secondo caso le cose si complicano perché, come sappiamo, in questo mondo “nulla si crea e nulla si distrugge”.

 

Sarebbe come dire che “qualcosa di nuovo” non può che provenire da “un altro mondo”. E forse è veramente così!

 

Infatti possiamo facilmente constatare che ancora nessuno conosce da cosa origina la vita. Anche i nostri scienziati non possono che riprodurla a partire da qualcosa che già vive di suo; non possono “crearla dal nulla”.

 

Se queste cose hanno senso, se ne può dedurre un dato sconvolgente: se ogni essere vivente è diverso da un altro, simile ma non identico, ognuno di essi rappresenta un’idea nuova rispetto ad un altro, e quindi “proviene da un altro mondo”.

 

Tuttavia la legge “nulla si crea e nulla si distrugge” si conclude con “tutto si tras-forma”. Ed è proprio in questa conclusione che si trova una possibile soluzione del dilemma: cambiare forma!

 

Ciò che si dà per scontato così scontato non è, anche se sembra normale che ogni cosa cambi col tempo. Infatti ogni forma vivente si modifica continuamente finendo per degenerare e scomparire.

 

E il bruco e la farfalla allora?

 

Non tutti i bruchi diventano farfalle, ma tutte le farfalle sono state bruchi!

 

Quindi per saperne di più chiediamo ad una farfalla da dove arriva l’idea della sua forma!

 

O ancora meglio: se dietro al bruco c’è l’idea della farfalla, chiediamo a noi stessi quale idea c’è dietro di noi!

 

Schema e testo

Pietro Cartella

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