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Politica Nazionale

Cernobbio non è più il Titanic.

Salvini fa il responsabile e cambia il suo rapporto col gotha dei poteri forti. Manager e imprenditori ricambiano: applausi, incontri e prime aperture in riva al lago. Durerà?

9 Settembre
08:30 2018

Due applausi decisi, non timidi, che partono spontaneamente senza bisogno dell'aiutino del moderatore. I primi della platea di Cernobbio nella lunga carriera politica di Matteo Salvini. Da qui si deve partire per inquadrare quello che succede al Forum Ambrosetti sul lago di Como, il tradizionale incontro settembrino del gotha dell'economia e finanza con i governanti di turno. Stavolta, per la prima volta, a governare sono due forze dichiaratamente anti-sistema che negli anni scorsi non hanno mai trovato un feeling con i "poteri forti" finanziari, per usare un eufemismo. Basti pensare che un paio di anni fa sia Di Maio che Salvini declinarono l'invito, con quest'ultimo che non disdegnò una battuta sprezzante - "Mi sembra il concerto sul Titanic".

Oggi invece, manager, imprenditori e banchieri, fra uno Spritz e un caffè sulla terrazza mozzafiato vista lago di Villa d'Este, iniziano a guardare e trattare il leader leghista non più come un pericolo da contenere, ma come un interlocutore con cui poter intavolare un dialogo. Fra mille cautele e precauzioni, per carità, ma intanto qualcosa si muove.

Fondamentale sarà la legge di bilancio: a seconda di quello che verrà scritto nero su bianco nella manovra, si capirà se dar seguito a questo primo interesse. Lo dicono senza mezzi termini figure di lungo corso come Alberto Bombassei e Luisa Todini. Il primo, in una pausa dei lavori, inquadra perfettamente la questione. Per il patron di Brembo "il rapporto con il mondo imprenditoriale era in crisi nera fino a qualche giorno fa. Credo che con i comportamenti degli ultimi tempi ci sia un riavvicinamento".

Sulla stessa lunghezza d'onda l'ex manager di Poste, ora in Green Arrow: "C'è stata una presa di coscienza di quello che deve essere la costruzione di un dialogo con le imprese attraverso azioni concrete. Abbiamo avuto aperture negli scorsi giorni, che ci danno una prospettiva diversa. C'è stato un cambio di passo: voglio leggerlo come positivo".

Ma cosa è successo da inizio settembre? Semplice: Salvini e il suo governo hanno cominciato a parlare una lingua più comprensibile a imprese e mercati, quella della responsabilità. Che sia vero o meno, che sia un sincero cambio di rotta o solamente tattica politica, lo si vedrà a breve, appunto in corrispondenza della imminente manovra economica e ancor prima col Documento di Economia e Finanza.

Sta di fatto che il vicepremier ha vestito i panni del politico affidabile e misurato anche oggi all'incontro con i partecipanti del Forum. "Ormai ho capito che la mattina devo guardare come prima cosa allo spread - dice usando come sempre una punta di ironia -. Sono qui per rassicurare tutti voi - e qui si fa più serio -, faremo una manovra rispettosa dei vincoli europei e che non sfascerà i conti pubblici. Vogliamo accompagnare una buona crescita economica, vi assicuro che non seguiremo chi vuole una decrescita felice", non disdegnando così una piccola stoccata agli alleati di governo.

Ma le parole che più sono piaciute al piccolo mondo cernobbiano arrivano in chiusura, durante la fase delle domande e risposte non aperta al pubblico. Qui più di un imprenditore gli chiede della prossima campagna elettorale per le europee e delle prospettive dell'alleanza con i 5 stelle. "Stiamo preparando il Def, documento che ci darà un'orizzonte triennale, inoltre le riforme che inizieremo a fare con la prossima legge di bilancio si espleteranno nei prossimi 5 anni. Insomma, per me questo governo deve durare tutta la legislatura, non ho nessuna voglia di portare instabilità nel paese. Conto di vederci anche l'anno prossimo e venire nella stessa veste". E qui appunto scatta l'ultimo dei due applausi.

Insomma, il Salvini pragmatico non dispiace agli industriali. Forse anche più dell'altro dioscuro Di Maio. Ce lo confida un manager di una importante azienda pubblica, ovviamente off the record, mentre fuma una sigaretta fra un workshop e un altro. "Ho parlato in questi due giorni con tanti miei colleghi e ho avuto l'impressione che dall'intervista di Salvini al Sole in poi, il leghista viene percepito come più affidabile rispetto al pentastellato. E questo per diversi motivi.

Prima di tutto perché la Lega amministra già in tante regioni ed è abituata a rapportarsi agli imprenditori e poi perché è sempre stata sviluppista, fautrice delle grandi opere e contraria a nazionalizzazioni o amenità del genere. E infine diciamocelo chiaro: la ferita del decreto dignità, bandiera dei 5 stelle, non si è ancora sanata".

Al di là della competition con l'alleato di governo, è un dato di fatto che il riavvicinamento col mondo dei poteri forti che in passato non gli hanno mai dato credito, non dispiace a Salvini. Anzi. È il suo staff a rivendicare con favore il nuovo clima. "Il ministro è soddisfatto degli incontri di Cernobbio e ha avuto la sensazione di un rinnovato interesse nei confronti della Lega e del governo.

Il Carroccio vuole confrontarsi con mondi che tradizionalmente l'hanno guardata senza eccessivo calore". Rivelando anche un piccolo retroscena: prima dell'intervento pubblico, Salvini ha anche incontrato alcuni dirigenti di colossi italiani. Non si ha la certezza, ma più di un indizio porta ai manager delle grosse aziende pubbliche, che dal governo dipendono e che sono presente in massa qui in riva al lago. In ogni caso, da oggi inizia una nuova fase fra Salvini e i poteri forti economici. Se sarà vero amore o soltanto un semplice annusamento, non bisogna aspettare più di tanto: Def e legge di bilancio sono in arrivo.

huffpost.it 

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