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Gran premio di San Marino. Tripletta italiana e un "torinese" in testa al campionato mondiale

Moto GP e riflessioni sul senso dell’inno nazionale, soprattutto adesso, tempo di un’Italia dall’immagine e dalla sostanza sbiadite

Il pilota di Chivasso Francesco Bagnaia (foto autografata)
10 Settembre
08:15 2018

Domenica 9 settembre 2018, sotto il sole di Misano adriatica. La giornata dell’inno di Mameli è iniziata con una rocambolesca prima gara e l’arrivo in volata. Le piccole monocilindriche non hanno tradito lo spettacolo e Lorenzo Dalla Porta, giovane pilota toscano, a 21 anni ha conquistato la sua prima vittoria nella categoria Moto 3.

Nella classe intermedia, un incredibile, pericoloso e antisportivo gesto di Romano Fenati, destinato a negativa memoria, è stato bilanciato dalla vittoria di Francesco Bagnaia, per gli amici, “Pecco”. Il pilota torinese (In realtà originario di Chivasso, città a pochi km dal capoluogo), anch’egli ventunenne, dopo la pole position, non solo ha dominato la gara, ma ha consolidato la sua classifica che, al momento, lo vede in testa al mondiale della Moto 2.

Risultato storico per il Nord-Ovest della penisola, terra poco accogliente per gli sport motoristici e da sempre priva di circuiti importanti. A memoria di chi scrive, mai un pilota nato in provincia di Torino, si è trovato 1º in qualche classe del motomondiale.

Mancano 6 gare alla fine del campionato ed è presto per sventolare la bandiera della vittoria, ma non per un sano, campanilistico piacere, anche se il corridore torinese, alfiere del team SKY racing Team VR46, in cui milita anche Luca Marini, fratellino dell’illustre Valentino Rossi, ormai da tempo ha abbandonato l’ombra della Mole e si è trasferito in terra di Romagna, proprio in vista del circuito Santa Monica, tempio della velocità e icona motoristica della Riviera adriatica.

Il medesimo circuito che, soltanto un paio d’ore dopo vedeva trionfare la rossa Ducati di Andrea Dovizioso nella moto GP, davanti a un Marc Màrquez 2º dopo la scivolata di Jorge Lorenzo, e sempre più vicino alla conquista del titolo.

Il pilota di Forlì era il terzo connazionale a far trillare l’inno di Mameli e come i suoi giovani colleghi, ultimo autore di una giornata perfetta, commosso vincitore in uno sport che coinvolge attori e spettatori in un unico concentrato di adrenalina che, come tutte le cose più vere e più dense, alla bandiera a scacchi, esplode in emozione.

Gran premio di San Marino 2018; verrà dunque consegnato alla storia per l’emozionante tripletta tricolore, e mentre ascoltavo l’inno nazionale, ancora una volta mi distraeva una irritante riflessione che conosco bene e fa parte di me. Disturba talvolta qualche bel momento e polemica, scricchiola da dentro.

È quell’obsoleto amor patrio che mi coinvolge ancora adesso, figlio di un’Italia d’altri tempi, quando a far sventolare la bandiera non era solo la prestazione di un inarrivabile fuoriclasse, ma una nazione intera intenta a ricostruire se stessa. Souvenir di quel miracolo economico di troppo breve durata, ben presto boicottato sia dalle tensioni interne di una nazione poco attenta a se stessa, sia da una coalizione internazionale intenta a ridimensionare quella piccola e fastidiosa Italia, settima potenza industriale.

Souvenir anni 60 e 70 che stanno sbiadendo adesso; Italia meridione d’Europa, comandata e maltrattata, Italia dai viadotti che crollano, dalle banche che falliscono, dagli stupri impuniti, dalla mala giustizia…. Italia in vendita, spolpata, derubata, delocalizzata e spenta.

Il Tg in genere ci mette di cattivo gusto, ma oggi il gran premio della Riviera adriatica ha fatto un buon servizio all’umore passando per la tv. A Misano adriatica, l’inno di Mameli ha sancito tre vittorie di tre ragazzi italiani. Tre professionisti dell’equilibrio, tre squadre di tecnici alle spalle delle imprese, tutti armonizzati verso la vittoria.

E mentre mi godevo l’inno, qualcosa si fabbricava nella mente. Era il sogno di un team di governo capace di risollevarci ancora, poiché ne siamo capaci, ma solo se uniti e compatti. Infine, l’ultimo dubbio prendeva il sopravvento: ma siamo certi che… “schiavi di Roma Iddio ci creò?”

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