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Di tutto un po'

Appunti di viaggio in Russia (decima puntata)

Verso il Mar Bianco, la Carelia e l’arcipelago delle isole Solovki, di Paolo Barosso

Il monastero di Solovki visto dal mare
13 Settembre
10:30 2018

Dal litorale della Carelia, in due ore di viaggio via nave da Rabocheostrovsk, si raggiunge l’arcipelago delle isole Solovetsky o Solovki nel Mar Bianco, unico mare interno del Mar Glaciale Artico, appartenente all’oblast’ di Archangel’sk.

L’avvicinamento all’Isola Grande è annunciato dal profilo del grande monastero, protetto da spesse mura in pietra scandite da sei possenti torrioni cuspidati e dominato dall’imponente mole della cattedrale della Trasfigurazione, edificata nel XVI secolo.

Fondato nel 1436 per iniziativa dei monaci San Zosima e Savvatiy, acquisì presto prestigio e potenza, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Tebaide del Nord” o “Athos del Nord”.

Figura eminente del monastero fu l’archimandrita Filipp che, divenuto nel 1566 metropolita di Mosca e di tutta la Russia, ebbe accesi contrasti con lo zar Ivan il Terribile, venendo in seguito deposto e ucciso (fu canonizzato dalla Chiesa russa nel XVII secolo).

Nella seconda metà del Seicento la quiete del monastero venne scossa dalle controversie legate alla riforma del patriarca Nikon, che i monaci delle Solovki respinsero, subendo l’assedio (1668-1676) e la successiva punizione dei ribelli. Tra il 1652 e il 1666 il patriarca Nikon aveva infatti varato una serie di riforme liturgiche che provocò una lacerazione nella comunità dei fedeli, parte dei quali rifiutavano i cambiamenti.

I dissidenti, guidati dal protopop (arciprete) Avvakum, diedero vita a uno scisma, raskol in russo, e alla corrente dei “Vecchi credenti”, che si organizzarono in comunità e chiese autonome, ancora oggi vitali. Tra i segni rivelatori dell’identità dei Vecchi Credenti, rimasti legati alle pratiche “antico russe”, vi è il segno della croce, che gli “scismatici” compiono con due dita, richiamo alla natura umana e divina di Cristo, mentre le direttive nikoniane imposero di eseguire con tre dita, richiamo al concetto di Trinità “razionalista”.

La riconciliazione tra la Chiesa ortodossa russa e i Vecchi Credenti è avvenuta in tempi recenti e la loro piena integrazione nella società russa è stata suggellata dalla visita ufficiale compiuta dal presidente Vladimir Putin presso la chiesa moscovita della Protezione della Madre di Dio, centro principale dei “vecchio-ritualisti”, in occasione dei 350 anni dal Grande Concilio di Mosca del 1657 che ne aveva sancito la scomunica.

La serena esistenza dei monaci, scandita dalla preghiera e dal lavoro, venne interrotta in modo traumatico dagli eventi rivoluzionari iniziati nel febbraio 1917 che scaraventarono d’improvviso l’arcipelago in un abisso di sofferenze e di ingiustizia.

Dopo l’espropriazione dei beni della Chiesa ortodossa, decisa nel 1918 con un decreto del Consiglio dei Commissari del Popolo, nel 1919 si avviò una feroce campagna anti-cristiana, che non solo colpì migliaia di vescovi, monaci e preti, arrestati, assassinati e internati in campi di prigionia, ma si pose l’obiettivo di sradicare la fede dalla società russa anche mettendo in atto misure sacrileghe, come l’apertura e la profanazione di tombe e reliquiari dei santi russi più venerati, i cui resti vennero esposti pubblicamente, o lo smantellamento di cupole e croci.

Fu così che, in pieno “Terrore rosso”, nel maggio 1920 il monastero delle Solovki venne occupato dai Bolscevichi che ne requisirono i tesori sacri e aprirono un campo di lavori forzati riservato ai prigionieri di guerra che avevano combattuto per i Bianchi, fedeli allo zar, durante la Guerra Civile (1918-1921).

Nel 1925 le spoglie dei santi Zosima, Savvatij e Herman vennero esumate e dopo il 1939 trasferite a Mosca e poi al Museo dell’Ateismo allestito nella cattedrale di Kazan’ a Leningrado, oggi San Pietroburgo.

Paolo Barosso

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