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Gli strani deliri di Silvio Berlusconi e del politburo di Forza Italia

Odio e amore: a confronto I casi di Marcello Foa e di Gerardo Greco

20 Settembre
14:00 2018

Sia gli elettori di F.I. che tutti gli altri italiani non hanno ancora capito i motivi dell’ostracismo decretato dallo stato maggiore del partito silvicolo a Marcello Foa, candidato alla presidenza della RAI.

Marcello Foa, nato nel 1963, ha un curriculum di tutto rispetto . Assunto al “Giornale” da Indro Montanelli, diventa in breve capo redattore esteri e descrive nei suoi rapporti gli eventi successivi alla caduta del comunismo.

Come scrittore, è l’autore di quattro opere, delle quali una è di estremo  interesse perché narra le vicende legate all’eccidio del lungolago di Dongo, fino  all’uccisione di Benito Mussolini a Giulino di Mezzegra (1945).

E’il fondatore dell’”Osservatorio europeo per il giornalismo” presso la Facoltà di Scienze della Università della Svizzera Italiana, dove oggi insegna.

Quello di Marcello Foa è un curriculum a carattere internazionale di alto livello ed è quindi comprensibile il diniego in commissione di tutto il PD, assuefatto da anni a convivere con  politicanti supponenti e litigiosi, ed obbligato ad accettare senza discutere le nomine alla RAI di personaggi del “giglio magico” o di loro amici e parenti.

Incomprensibile è invece il rifiuto opposto alla candidatura di Foa da parte di tutti gli esponenti di Forza Italia, con in testa il gruppo dei venerandi, composto dallo stesso Berlusconi, dal conte zio Gianni Letta, e da  Confalonieri, Ghedini, Galliani e Tajani,  con il concorso esterno della beneamata Pascale.

Anche tutti i maggiorenti del partito, tra i quali Gasparri, Brunetta, Gelmini, Bernini e Carfagna sono stati tutti concordi, con quell’ obbedienza cieca, pronta assoluta, che una volta era il carattere distintivo del PCI, ad escludere dalla presidenza della Rai nientemeno che un redattore del giornale diretto da Alessandro Sallusti.

Si dice che Dio acceca chi vuole perdere e forse questo è proprio uno dei casi.

Nessuno in Forza Italia infatti, ha fatto rilevare la grave anomalia rappresentata dal veto, espresso dal padrone di una rete televisiva privata, sulla nomina di un alto dirigente di una rete pubblica come la RAI.  Con un’interferenza che potrebbe attivare rappresaglie su Mediaset da parte dell’attuale governo.

Si tratta di un diniego, come abbiamo scritto più sopra, incomprensibile ed anche con velati caratteri di tipo tafazziano.

Due possono essere le motivazioni di tale atto piuttosto stravagante.  

Un allineamento, anche se non proprio un accordo di Berlusconi con la corrente  del PD che fa capo a Matteo Renzi, verso il quale il cav. non ha mai nascosto empatia e legami sotterranei.

Oppure un rancoroso dispetto, suggerito dal politburo di Arcore, da mettere in atto nei confronti di Matteo Salvini, reo, a suo dire, di non averlo consultato preventivamente sulla candidatura di Marcello Foa.

Dispetto avallato poi in modo servile da Alessandro Sallusti, nella sua veste di direttore del quotidiano “Il Giornale”, su cui scrive, come redattore, proprio il candidato alla presidenza della RAI.
Sembra ora che sia in atto un ripensamento, che getta ulteriori ombre sullo stato confusionale dei vertici di Forza Italia.

Stato confusionale confermato anche da un altro fatto.

Il cav, nel corso della passata campagna elettorale, allo scopo di raccattare qualche voto, che sperava lo portasse alla leadership del centro destra, aveva fatto una promessa. Quella di espellere almeno seicento clandestini di quelli che circolavano in Italia.

Bene. Ha mantenuto la promessa….. insediando alla guida della quarta rete di MEDIASET il giornalista e conduttore televisivo Gerardo Greco, innamorato ed iperattivo agit-prop, forse più della Boldrini, degli immigrati africani.

Il buon Silvio, insieme al Confalonieri, lo ha prelevato da RAI3 (sic!), dove in Agorà si batteva come un leone in favore di ogni tipo di immigrazione e di accoglienza e per tessere le lodi dell’Homo Primigenius, dei suoi stili di vita e dei suoi ammirati costumi, che (sempre secondo la Boldry), dovremo anche noi adottare in un prossimo futuro.

Tematiche che senza sosta continua a diffondere anche nelle reti Mediaset.

Un altro dispetto che il buon Silvio, con il suo gruppo di decrepiti, vuole fare a Matteo Salvini?

 

 

 

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