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Chi sono io per giudicare?

I santi “dubia” tra omosessualità e pedofilia

27 Settembre
13:00 2018

Si susseguono quasi ogni santo giorno i silenzi imbarazzati e le dichiarazioni ermetiche di papa Bergoglio, sulla condizione attuale della chiesa cattolica ed in particolare sulle recenti rivelazioni al giornale “la Verità” del mons. Carlo Maria Viganò ex nunzio di stato negli USA. Ed anche su quelle contenute in un dossier di 300 pagine, fatto redigere da papa Benedetto XVI, consegnato al papa attuale nel 2013 e subito segretato.

Le strane prese di posizione del papa argentino e dei pretoriani della Conferenza Episcopale (CEI) pare abbiano l‘obbiettivo di prendere tempo e di meditare sulle decisioni da prendere nei confronti del grave problema che tormenta la chiesa di oggi e che acquista ogni giorno maggior risonanza.

Quello della pedofilia, a cui si riferiscono le rivelazioni di mons. Viganò ed il documento segretato del 2013, che si sussurra contenesse una denuncia dettagliata sulla cosiddetta lobby gay che agisce all’interno della Chiesa Cattolica.

Non è sufficiente oggi rinchiudersi in Santa Marta e dichiarare che sono necessari “il silenzio e la preghiera”.

Si tratta infatti di questioni che, inspiegabilmente ignorate o minimizzate dalla stampa nazionale,  costituiscono l’oggetto di editoriali di importanti giornali internazionali, tra i quali il New York Times  ed il Der Spiegel. Quest’ultimo in particolare, con un’inchiesta di 19 pagine, arriva addirittura ad affermare “che Francesco è ora in esilio a Roma, dove ha trovato il suo rifugio (con l’immunità) per così dire. In Argentina dovrebbe confutare il sospetto di aver protetto per anni violentatori e molestatori di bambini”:

Pressanti richieste di chiarimenti vengono infine avanzate ogni giorno anche da molti esponenti del clero ed in particolare da quello statunitense.

Abbiamo più sopra citato due documenti: le recenti rivelazioni di mons. Viganò ed il dossier fatto pervenire a Francesco da Benedetto XVI nel 2013.

C’è un filo rosso, una liaison, che lega tra loro i due documenti ed è dispiegato da un eminente esponente del clero quale Theodore Edgar Mc Carrick, arcivescovo di Washington, ed anche cardinale dal 2001 al 2008.

Sulla condotta dell’alto prelato gravano da anni accuse documentate di atti di pedofilia, esercitati su generazioni di seminaristi e sacerdoti.

Accuse che avevano costretto papa Benedetto ad isolarlo e ad inibirgli ogni frequentazione di ambienti giovanili, insieme all’obbligo di lasciare ogni incarico e di ritirarsi in un convento a pregare.

Ha destato sconcerto il fatto che il gesuita argentino, arrivato sulla cattedra di Pietro, non abbia ritenuto di dare corso ai provvedimenti del suo predecessore.

Per quale ragione?

E’ una domanda che si sono posti molti esperti di cose vaticane ed anche numerosi fedeli, sia dentro che al di fuori delle sacre mura.

E non pochi hanno puntato l’indice sul dossier fatto pervenire nel 2013 in Vaticano da Benedetto XVI, e da papa Bergoglio immediatamente segretato.

Documento che, secondo rumor insistenti, pare contenere una denuncia ed un dettagliato rapporto sulla potente lobby gay che agisce all’interno dello stato vaticano e che è tale da condizionare carriere e nomine di molti altri prelati.

La figura chiave che occupa il centro dei due documenti è senz’altro, come abbiamo scritto più sopra, quella dell’ex cardinale Theodore Mc Carrick.

Oltre che un dichiarato e riconosciuto pedofilo, l’anziano ex cardinale, viene da molti considerato uno dei membri più influenti della lobby gay vaticana e si sussurra addirittura che l’apporto di quell’associazione sia stato determinante nella elezione di Jorge Bergoglio al soglio pontificio.

Da molte parti arriva ora con insistenza la richiesta di togliere il segreto e di rendere pubblico il dossier di papa Benedetto.

Anche allo scopo di dissolvere ogni sospetto sull’ambiguità di quella esternazione che papa Francesco ha fatto dopo la sua elezione, in merito al problema dell’omosessualità e che recita “chi sono io per giudicare?”

E infine c’è il “silenzio e la preghiera”. Annunciati ed invocati, forse perché possano maturare i tempi di una assimilazione tra omosessualità e pedofilia, rendendo meno odioso e perseguibile quest’ultimo reato.

Ne dovremo riparlare.

 

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