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Economia e finanza

Lavoro: il dramma dei trentenni laureati e disoccupati.

Quattro ragazzi su dieci con titolo universitario risultano senza lavoro o sotto occupati.

1 Ottobre
18:00 2018

Che la laurea non fosse sinonimo di piena occupazione già lo si sapeva, ma comunque fa un certo effetto leggere che in Italia su 1,7 milioni di ragazzi laureati circa 344mila (pari al 21%) sono a spasso, privi di un impiego e con prospettive occupazionali che definire mediocri è compiere un atto d’ottimismo.
Un'altra considerevole fetta di questa gioventù, pari 336mila (19,5 % del totale) vivacchia alle prese con lavori che non richiederebbero il famoso pezzo di carta che tanto gli è costato in termini di fatica ed economici.
Questo esercito, definito di sottoccupati, è quello che ogni domenica riempie i centri commerciali, dalla parte del bancone ovviamente, serve patatine nei vari fast food o si dedica a proporre offerte energetiche da un call center di periferia. Lavori spesso mal retribuiti, con scarse possibilità di crescita lavorativa e somministrati con contratti mensili.

Quindi si può concludere che investire negli studi non paga? Dipende dal tipo di laurea, rispondono dall’Osservatorio. Infatti, il rovescio della medaglia di questa statistica è che sei ragazzi su dieci svolgono un lavoro ben remunerato e attinente con il percorso di studi, e non bisogna dimenticarsi che il tasso di occupati laureati a trent’anni (81,1%) è di otto punti superiore a chi possiede il diploma e ben 24 punti in più di chi si è fermato alla licenza media. Le prospettive d’inserimento nel mercato occupazionale, spiega lo studio, “migliorano per coloro che hanno raggiunto almeno un titolo secondario superiore”, e si rivelano “massime per chi giunge a conseguire un titolo universitario”.

Si ma cosa studiare? Dall’istogramma fornito dall'Osservatorio è abbastanza chiaro come siano le materie “scientifiche” a vincere questa speciale classifica: Medicina, Ingegneria, Statistica, Farmacia sono un investimento praticamente sicuro per non trovarsi in coda a qualche Centro per l’impiego a trent’anni chiedendosi il perché si sia intrapreso quel dato percorso universitario.
Certo, per qualche anno ci si dovrà mettere l’anima in pace e far indigestione di formule chimiche, diagrammi e laboratori, ma la busta paga a fine mese, rilevano sempre dall’Osservatorio, per un ingegnere si aggirerebbe intorno ai 1.850, mentre per un medico siamo sui 1.869, oltre 550 euro in più rispetto ad un diplomato.
Per dovere di cronaca aggiungo che la media retributiva per un diplomato è di 1299 Euro mentre per chi ha la licenza media 1139.

A far da fanalino di coda in questa speciale classifica vi è il laureato in Lingue: a trent’anni più della metà di loro si trova disoccupato o senza un impiego che valorizzi il proprio studio. Non se la passano certo bene nemmeno i laureati di Scienze Sociali, Arte e Conservatorio, e,un po’ a sorpresa, nemmeno gli economisti sono così valorizzati dal mercato del lavoro: il 40% di loro a trent’anni si trova disoccupato/sottoccupato, riflettendo il trend dello studio.

Insomma ciò che emerge è che al di là dello studio in generale, ciò che conta è scegliere bene cosa studiare.

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