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Gli Architetti di Torino chi sono

Una professione in crisi come la cittą

13 Ottobre
13:00 2018

Quello dell’Architetto è un mestiere antico, un mestiere in bilico tra arte e scienza, tra invenzione e memoria, sospeso tra il coraggio della modernità e la prudenza della tradizione.

L’architetto lavora manipolando materiali come il calcestruzzo, il legno ed il metallo, nel frattempo si occupa di materie come la storia, la geografia, la matematica, la scienza, l’antropologia, l’ecologia, l’estetica, la tecnologia, il clima e la società.

L’Architetto è prima di tutto un “VISIONARIO” perché su un piccolo pianeta come il nostro, dove tutto è già stato scoperto o quasi, progettare è ancora una delle più grandi avventure.

Progettare è dunque un viaggio dove si parte per conoscere, per imparare ecco perché gli Architetti di Torino hanno intrapreso un percorso chiamato “Architettiamo la città” dove ogni settimana hanno incontrato le circoscrizioni ed i loro cittadini.

Gli Architetti si sono messi in ascolto, per conoscere, per imparare e per tradurre quello stato emozionale in cui oggi si trovano i cittadini torinesi.

Fare l’Architetto è un mestiere antico, come cacciare, pescare, coltivare, esplorare. Queste sono le attività originarie dell’uomo, da cui discendono tutte le altre.

Subito dopo la ricerca del cibo, viene la ricerca di un riparo; a un certo punto l’uomo non si accontenta più dei rifugi offerti dalla natura, e diventa ARCHITETTO.

Chi fa case provvede a dare riparo: a se stesso, alla sua famiglia, alla sua gente, quindi l’Architetto svolge un servizio per la comunità.

Ma chi progetta case non pensa solo alla funzione di protezione ma ne associa un aspetto estetico, un aspetto espressivo e perché no, uno simbolico.

Nella casa si manifesta una ricerca di bellezza, di dignità, di status, si esprime una volontà di appartenenza ed a volte di trasgressione.

Quindi l’atto di progettare, di costruire non è solo un gesto tecnico, ma un atto carico di molti significati simbolici che devono tradurre i bisogni dell’uomo e del tempo in cui questo manifesta la propria presenza fisica sulla terra.

La crisi economica e sociale, il cambio di passo, quello che ci proietta nella quarta rivoluzione industriale, può far credere ai più deboli che il mestiere dell’Architetto sia un mestiere in via di estinzione, come quello dello spazza camino, invece l’architetto e l’architettura sono necessarie oggi più che mai.

L’incompetenza, l’irresponsabilità, la presunzione, il poco amore per questo lavoro, sono tutti atteggiamenti che sminuiscono e fanno vanificare ogni iniziativa necessaria a risollevare le sorti di una categoria di professionisti in crisi che a cascata si proietta sulla società a cui appartiene, nel nostro caso quella torinese.

Agli Architetti oggi occorre “CORAGGIO” e dignità di appartenenza, che riconfermi quel ruolo antico dove chi progetta è l’Architetto, dove il progetto non è “Scontato o Regalato”, dove il progetto è dunque una visione tecnica e culturale di come sarà il futuro dello sky line di un paesaggio costruito.

Ribadisco che, l’Architettura è quindi un servizio, che l’Architetto conosce i materiali, le strutture, la morfologia del terreno, la direzione del vento, l’altezza delle maree, i processi produttivi, dunque l’Architetto è quello che sa come si costruiscono, le case, le strade, i ponti e le città.

In ogni crisi c’è una forma di autocompiacimento, alcuni Architetti si crogiolano nella loro inutilità sociale o nella mancanza di fondi per mettere mano ad un piano regolatore vecchio, così si rifugiano nella forma, nella tecnica, nell’ideologia accademica, dimenticando la loro dimensione di artigiani capaci di esprimersi attraverso un linguaggio artistico e visionario.

Quando l’edificare si riduce a pura tecnica, perde ogni valenza espressiva, ogni significato sociale, di esempi simili sono piene le nostre città ed in particolare la nostra, che per più di un secolo ha dovuto abbozzare alle esigenze della Fiat e che oggi invece si trova di fronte ad un sorgere quotidiano di nuovi supermercati, per riuscire a trovare i fondi necessari alla costruzione ed alla manutenzione delle infrastrutture necessarie alla sopravvivenza di una città senza più una vocazione.

Torino un ex città industriale che oggi però non sa come diventare 4.0

I miei nonni dicevano che i fatti sono la cosa più ostinata che ci sia in natura e per fare i fatti abbiamo bisogno di persone coraggiose come gli ARCHITETTI perché loro attraverso la tecnica, creano un’emozione, un’emozione artistica e quindi una risposta sociale.

Arch. Anna Maria Gisondi

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