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Di tutto un po'

La «Torino noir» vista e narrata da Milo Julini

Furto all’inglese, col Bi-ba-bu

27 Ottobre
13:00 2018

Riprendo, dopo due mesi di silenzio, a parlare di «Torino noir» riportando una cronaca pubblicata da “La Stampa” dell’8 gennaio 1910, col titolo “Audace tentativo di furto all’«inglese» / nella Banca Commerciale / L’arresto di uno dei ladri”. L’episodio, che coinvolgeva un facoltoso personaggio al tempo in vista in Torino per le sue attività filantropiche, evidentemente non ha destato soltanto l’attenzione dei cronisti torinesi per il temerario tentativo di arraffare una forte somma conclusosi con il rassicurante recupero della refurtiva e l’arresto di uno dei malfattori. Ha avuto anche l’onore di una copertina disegnata da Achille Beltrame su “La Domenica del Corriere” del 16-23 gennaio 1910.

Scrive la “La Stampa”:

Nel gergo di polizia vengono designati col nome generico di «colpi all’inglese» i furti consumati con audacia e rapidità negli istituiti bancari, nelle gioiellerie, ecc. […]

Colpo mancato

Iermattina, verso le 11,30, il comm. avvocato Giuseppe Mongini, abitante in via Pietro Micca. N. 8, assai noto nella nostra città per l’opera che consacra ad istituti di pubblica utilità, fra cui è la Croce Rossa, si era recato alla Banca Commerciale per fare un versamento di 25.000 lire. In quell’ora il salone della Banca è solitamente affollato di pubblico, e lo erti tanto più questa mattina, inquantochè gli uffici erano rimasti chiusi ieri per la solennità della Befana. Il comm. Mongini prese posto in una delle scrivanie fisse che sono in ogni angolo della sala a disposizione dei clienti. Quella dove si sedette il commendatore è addossata alla colonna a sinistra dell’ingresso. Appena seduto egli estrasse i biglietti e li dispose dinanzi a sé per compilare la distinta. Mentre eseguiva questa bisogna il commendatore notò con la coda dell’occhio la presenza di un individuo che gli stava assai vicino alla sua destra. E poiché lo sconosciuto insisteva a guardarlo il commendatore si sentì giustamente offeso di tale indiscrezione, e già stava per redarguirlo quando lo sconosciuto lo toccò leggermente sul braccio. Il commendatore si volse subito verso di lui sorpreso, e l’altro allora gli mormoro qualche parola inintelligibile facendo nello stesso tempo segno a terra con la mano. Egli segui istintivamente con gli occhi il movimento e vide a terra un biglietto da L. 5. Immediatamente alla mente del commendatore apparì il ricordo dei furti commessi mediante quel trucco, in altri luoghi, e non ebbe dubbio che l’individuo volesse giocargli lo stesso tiro. Suo primo pensiero fu di afferrare il ladro, ma proprio nell’istante in cui questo pensiero gli passava nella mente, vide con la coda dell’occhio che un altro individuo alla sua sinistra aveva allungata una mano sulla scrivania e si era impossessalo di un pacco di biglietti. Il comm. Mongini abbandonò allora l’individuo che prima aveva richiamato la sua attenzione per occuparsi del secondo. Questi intanto aveva avuto il tempo di accorgersi che il derubato aveva notato il suo atto e ratto come il fulmine raggiunse la porta e fuggì. Il comm. Mongini tentò di rincorrerlo, ma appena ebbe fatti alcuni passi pensò che sulla scrivania era rimasta la maggior parte della somma e che era rimasto pure l’altro ladro, quello che gli aveva mostrato il biglietto da 5 lire che era a terra. Egli ritorno quindi subito sui suoi passi e rivedendo lo sconosciuto gli corse addosso e lo afferrò per gli abiti. Le varie fasi della scena si sono svolte in uno spazio di tempo assai più breve di quello che ci è occorso per narrarla, cosicché molte delle persone che si trovavano nella sala non se ne erano nemmeno avvedute. In aiuto del comm. Mongini accorse subito il guardiasala della Banca Giovanni Varetto, e altre persone. Il ladro non oppose alcuna resistenza: appariva più stordito che addolorato. La ragione di questo suo contegno dipendeva anche da! fatto che egli non comprendeva parola di quanto gli altri dicevano, poiché, come si seppe di poi, egli è cittadino americano del nord.

Appena l’individuo fu ben stretto dai presenti il comm. Mongini verificò la somma rimasta sulla scrivania e rilevò che mancavano 6.000 lire in biglietti da L. 100.

Un signore, però, che aveva veduto fuggire l’altro ladro, lo avverti che il fuggente aveva gettato qualche cosa in un angolo, sotto un’altra scrivania. Quel «qualche cosa» erano precisamente le 6.000 lire. I biglietti erano stati febbrilmente spiegazzati come carta straccia. Il ladro evidentemente nell’atto di fuggire aveva avuto per un istante il timore che il denaro lo potesse compromettere e lo aveva gettato via, forse anche nella speranza che qualche suo consocio riuscisse a riprenderlo più tardi.

L’identificazione del ladro ed il suo interrogatorio.

Avvertita telefonicamente la Questura, giunse poco dopo sul posto il delegato Gigliotti, della sezione Monviso, con alcuni agenti. Procedutosi alle prime incombenze, il ladro fu tradotto alla sezione seguito da un codazzo di gente. Interrogato dal commissario cav. Masera, l’arrestato rispose in francese, e disse essere certo Brown Giorgio fu Alessio, nato il 18 marzo 1861 in San Francisco di California e di esercitare il mestiere di macchinista. Egli narrò di avere lascialo due mesi fa l’America per recarsi a Londra, ove si fermò fino a pochi giorni fa. Per via di mare si recò poscia a Genova, ove sbarcò due giorni fa. A Torino di essere arrivato ieri sera soltanto. Chiestogli che cosa era venuto a fare in Italia, rispose che era venuto in gita di piacere. Naturalmente egli negò di avere avuto qualsiasi partecipazione al tentativo di furto, e disse di non avere compagni. Egli non seppe spiegare però il motivo che lo aveva condotto alla Banca Commerciale. Del resto se vi potesse essere un dubbio sulla sua innocenza, basterebbe una sola constatazione a distruggerlo. Nelle tasche dell’arrestato fu trovato un congegno di metallo bianco, di quelli detti Bi-ba-bu, e che per essere fatti a molla in forma di zig-zag, servono a prendere un oggetto a distanza od a porgerlo anche senza allungare le mani.

I ladri all’«inglese» usano tale congegno per rubare specialmente nelle vetrine non difese dal cristallo e per impossessarsi attraverso l’apertura degli sportelli delle Banche, biglietti lasciati momentaneamente sui tavoli dai cassieri.

Il Brown è un uomo di ordinaria statura, biondo e di aspetto simpatico. Veste assai decentemente, e si desume dal suo insieme che da molto tempo non deve avere esercitato il suo mestiere. In tasca egli aveva una settantina di lire in monete d’oro inglesi e poche monete italiane. All’ufficio depositi della staziono egli aveva lasciato questa mattina una piccola valigia contenente pochi effetti di biancheria già usata.

Così “La Stampa” conclude il suo racconto.

La IV di copertina de “La Domenica del Corriere” disegnata da Beltrame riprende sapientemente il tema dei ladri eleganti, già evidenziato dal giornale torinese. Ci presenta infatti il vasto ambiente della banca, caratterizzato da grandi vetrate, dove si agitano i protagonisti, signori in ghingheri, ladri compresi.

Beltrame ha enfatizzato l’uso del Bi-ba-bu da parte di uno dei malfattori, sicuramente il punto di maggior interesse per il settimanale che, nello stesso periodo, pubblicava anche notizie sotto il titolo di “Americanate” oltre alle avventure di Arsenio Lupin a puntate.

Questo oggetto, che una enciclopedia di alcuni anni dopo definisce «balocco» cioè giocattolo, viene così ad assumere una curiosa declinazione criminale.

Può essere interessante concludere ricordando che a poco più di un secolo di distanza, il termine Bi-ba-bu si trova in rete soltanto come citazione della predetta enciclopedia del 1913 e per le offerte di vendita di questo numero della “La Domenica del Corriere”.

A quanto pare il Bi-ba-bu è scomparso anche dalla produzione: non sono riuscito a trovarlo neanche con un diverso nome, probabilmente sostituito da strumenti prensili di diversa e più razionale fattura.

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