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Di tutto un po'

L’incapacità della politica genera paura e insicurezza nella società

Lettera di un cittadino in merito

2 Novembre
08:00 2018

L’aspettativa più sentita dalla stragrande maggioranza della società civile, in questi tempi di grande instabilità complessiva, è la percezione effettiva della sicurezza del cittadino, che ha come contraltare l’esercizio pieno della legalità.

Questo fondamentale binomio di “valori”, facile da spendere a parole , purtroppo trova difficile conferma nella realtà socio-economica del Paese per le troppe contraddizioni che evidenzia.

I gravissimi fatti criminosi di queste settimane (che non sono altro che la continuazione di atrocità e delitti precedenti) confermano questo stato di cose.

Uno stato democratico e civile dovrebbe trovare un’armonica sintonia ed un equilibrio con tutte le istituzioni e determinare il funzionamento di queste in modo tale che possano essere riconosciute soddisfacenti dai cittadini.

Nel nostro Paese questa legittima aspettativa è ancora lontana dal verificarsi e la causa principale di questa “disarmonia” è sicuramente da ricercarsi nella incapacità dell’azione della “politica e dei partiti” che hanno operato nel passato e che sembrano continuare con lo stesso “spartito” nel presente.

In fondo si sono creati due mondi, separati e tra loro fittiziamente comunicanti, dove il primo (il potere politico ed economico) dirige con decisionismo autoritario e il secondo (la società civile nelle sue diverse articolazioni) si adegua ad essere tutto sommato un suddito ubbidiente, anche se immancabilmente insofferente e sovente rabbioso.

In ogni caso non è da sottovalutare la convinzione di tanti cittadini nei confronti del sistema politico-istituzionale attuale, dove intravedono nei partiti una “casta” tesa all’auto-conservazione per la difesa dei propri privilegi e dove l’esercizio del voto sia finalizzato a cambiare tutto perché nella sostanza non cambi nulla.

Se la percezione è quella che nulla possa cambiare, i problemi dei reati connessi all’ immigrazione clandestina, quelli della criminalità nostrana, l’incertezza del futuro, configurano uno scenario che amplifica l’insicurezza e le paure della collettività meno protetta.

In merito pongo all’attenzione dei lettori la lettera di un cittadino onde sia possibile trarre le conclusioni che ognuno ritiene.

La morte della ragazza di Roma, di quell'altra ragazza a Macerata e di altri mille fatti di cronaca in cui sono stati coinvolti extracomunitari irregolari, e, peggio, le parole di circostanza dei politici, giornalisti, predicatori a vario titolo, mi hanno disgustato e sono passato decisamente alla tolleranza "ZERO".

Chi entra in Italia senza passare per i canali istituzionali ed invoca il "diritto d'asilo" è "clandestino/irregolare" fino a quando non dimostra di avere i requisiti per ottenere l'asilo.

Uno Stato serio, prende questo soggetto, lo "ospita" in un "centro d'identificazione e verifica" e lì lo "tiene" fino alla conclusione dell'iter di verifica della fondatezza della Sua richiesta.

Se si accerterà che questo soggetto ha diritto d'asilo bene, altrimenti continuerà la sua permanenza nel centro sino al momento dell'espulsione fisica, non andrà in giro a fare gli "affari" suoi! Tanto più che essere clandestini è reato!

In questo modo si disincentiverebbero le partenze e si invoglierebbero gli Stati di provenienza, sicuramente mossi dalla compassione verso i loro connazionali, a consentirne il rimpatrio.

Mi si dirà che non ci sono strutture idonee, che mancano gli uomini di custodia, che non è umano e così via.

A questi, rispondo che ci sono le vecchie strutture penitenziarie nelle isole, dalle quali è praticamente impossibile evadere,  che potrebbero essere facilmente controllabili dal mare con un ridotto impegno di forze ed in ogni caso abbiamo sempre un esercito a cui dovremmo dare precise regole d'ingaggio, idonee a far rispettare la legge (uso legittimo delle armi, art. 53 c.p.).

Agli "umanitari” ricordo che "dura lex sed lex" e, comunque, non mi pare che questi "signori" siano dei veri "Lord" in quanto hanno ampiamente dimostrato di avere un senso umanitario "tutto loro", che non coincide con il nostro.

Abbiamo già una più che agguerrita criminalità nostrana e non è il caso di importarne altra!

Inoltre invito i buonisti, i solidaristi, i cattocomunisti, ecc., torinesi a fare un giro, dopo le ore 21, per alcune vie di San Salvario, un tempo frequentate da "gentili signorine" e scopriranno che sono state sostituite da gruppetti di ragazzi di colore (e non solo) a cui manca solo l'insegna "drogheria", ma che non vendono noce moscata o chiodi di garofano, magari altri prodotti assonanti a qualcosa che ricorda la cannella ... 

Questa situazione è oggettivamente intollerabile e crea uno stato di profondo disagio specialmente per chi, avanti negli anni, non vede altra alternativa che rifugiarsi in casa e vivere con paura e tristezza una prospettiva di convivenza impossibile. Tutto questo nella Torino del 2018 è civilmente accettabile?

(Lettera firmata)


Immagine di Copertina da: Google – Il Dolomiti; Immagine che segue da: Google-Omni Page.it

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