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Lettere al Direttore

Manicomi: strutture che fanno venire i brividi solo nel ricordarli

Queste strutture non vanno demolite,

4 Novembre
13:00 2018

A Torino se si parla delle atrocità nel manicomio Villa Azzurra è giusto ricordare una poesia di Gipo Farassino che, secondo il testo, aveva incontrato dei Marziani nel suo giardino, e poi era finito in via Giulio molto famosa ai torinesi! 

 

E se si parla di Villa Azzurra in via Giulio, bisognerebbe anche parlare di Villa Cristina a Collegno, o del manicomio criminale che fanno venire i brividi solo nel ricordarli! 

 

Non c'erano molte distinzioni tra i ricoverati, e certe terapie, che oggi si fanno con le pastiglie, venivano fatte con l'elettroshock che in certi casi danneggiavano le persone!

 

A mio parere queste strutture non vanno demolite, ma possono diventare dei Musei Pubblici da visitare, e per capire tante cose che i giovani che non sanno, ma devono sapere!

 

Marino Bertolino

 

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Caro Sig. Bertolino

 

è triste ricordare ciò che avvenne fra le mura di quelle che, un tempo, venivano chiamate "case di cura mentale" mentre, per il più della volte, si trattava di vere e proprie restrizioni, anche violente, verso coloro che non possedevano più il dominio della propria ragione.

 

La storia ricorda tuttavia anche l'uso strumentale di questi mezzi ideali per eliminare pericolose rivalità di qualsiasi genere cancellando, di fatto, l'identità delle persone costrette a vivere, se si può dire, nella costrizione fatta di privazioni e violenze personali.

 

Vessazioni ed ingiustizie che ebbero fine con l'entrata in vigore della legge 180/78, più nota come legge Basaglia, che sosteneva la sofferenza del malato e la necessità di cura in una comunità terapeutica per poi favorirne il reinserimento nella società.

 

Quindi un'assistenza che solo nei casi di aggressività subiva il trattamento TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).

 

Certo le strutture che hanno "ospitato" i malati di mente fanno parte del tessuto storico delle città e devono essere conservate e divenire, come Lei osserva, Musei Pubblici testimoni, se opportunamente sostenuti, di una piaga sociale debellata da quel rigurgito di coscienza che deve essere propria di ogni essere umano.

 

Ciò è scuola di vita che deve appartenere al sano insegnamento; l'apprendere non può essere soltanto una competizione fine a se stessa ed alla propria affermazione, bensì il completamento della propria personalità.

 

Altro non è che la famosa "educazione civica", materia di insegnamento che stenta ad essere reintrodotta perchè scomoda al generale permissivismo che danneggia la crescita e la maturazione dei giovani.

 

Per cui sono in perfetta lunghezza d'onda con il Suo pensiero.

 

Cordialità.

 

     

        Civico20News    

Il Direttore Responsabile                                   

        Massimo Calleri     

 

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