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Il denaro lo sterco del demonio?

Una volta. Oggi, in Vaticano, hanno cambiato idea

11 Novembre
12:00 2018

Lasciamo perdere per oggi i misteri dello IOR, nei quali sta annaspando, senza nulla concludere, il papa argentino.

Facciamo finta di dimenticare la vergogna della pedofilia ignorata per tanti anni.

Dimentichiamo per ora anche la poca attenzione riservata dalle attuali gerarchie vaticane alla famiglia tradizionale, composta da un padre ed una madre.

Non possumus invece in nessun modo ignorare il vivido interesse che le più alte gerarchie della chiesa manifestano per le questioni finanziarie. Che vale, sia per quelle legate al reperimento, che per quelle legate alla gestione ed alla conservazione di quel patrimonio economico che fino a ieri hanno definito lo “sterco del demonio”.

Alla CEI non interessa che questa costante ricerca di risorse economiche da loro praticata, venga a confliggere e ad interferire con l’ordinamento legislativo dello stato italiano, che purtroppo contorna le “sacre mura” del territorio vaticano.

Una delle questioni, riguarda l’esenzione dalle tasse ICI ed IMU sulle proprietà ecclesiastiche dislocate nel territorio italiano. Un lungo braccio di ferro è stato messo in atto senza risultato dagli organi finanziari della CEI con i governi dell’Italia, e la disputa si è trascinata in molte sedi, tra le quali quelle delle istituzioni europee.

La casta prelatizia non ha ritenuto di accettare neppure le proposte più ragionevoli avanzate  dai governi del nostro paese. Proposte che proponevano l’applicazione delle tasse solo sulle strutture con caratteri “no profit”.  

Ignorando perfino l’affermazione di papa Francesco, che ha più di una volta ribadito che “se un convento lavora come hotel è giusto che paghi l’IMU. Bene guadagnare sull’ accoglienza e sull’assistenza sanitaria, ma chi vuole farlo paghi le imposte”.

Per superare la resistenza ed i continui dinieghi opposti dagli economisti vaticani, è dovuta intervenire la Corte di giustizia dell’Unione Europea, ossia proprio quella Ue equiparata dai preti progressisti allo Spirito Santo.

La Corte ha di recente sentenziato che lo stato italiano ha l’obbligo di farsi dare dalla chiesa il corrispettivo dell’ICI e delle altre tasse non pagate per tutto il periodo 2006 – 2011.

Con una  sentenza  che incide sulle casse dei vescovi italiani per un importo di circa cinque miliardi da versare al governo, e che sancisce anche  la legittimità dell’imposizione dell’IMU, dal 2011 in avanti. Senza peraltro fare alcuna differenza tra aziende commerciali, come ad esempio gli alberghi e le case di riposo, e le  strutture no profit.

Sarà necessaria una legge del governo italiano per ovviare al diktat europeo e separare il grano dal loglio.

 L’altro problema che i gestori delle finanze vaticane devono affrontare è quello espresso icasticamente dal fazioso settimanale “Famiglia Cristiana” che lo ha riassunto nel titolo vade retro Salvini.

L’equiparazione tra Satana e Salvini è anche in questo caso dettata dalla bramosia di denaro, che, come nel caso dell’evasione fiscale, anche qui non olet.

Il provvedimento legislativo che ha scatenato vescovi, ed anche qualche parroco dai pulpiti delle chiese e dai fogli delle curie, è quello che riduce da 35 a circa 19 euro l’emolumento giornaliero che era stato stabilito dai governi di sinistra per ogni immigrato.

Si trattava di 35 euro giornalieri che andavano solo in minima parte al nuovo arrivato, ma che venivano assorbiti, quasi sempre in modo illegale, dalle varie associazioni onlus e caritas diocesane, che gestivano le strutture di accoglienza.

Un’altra grave colpa, quasi un delitto contro l’umanità attribuito al ministro dell’interno dalla casta prelatizia, è poi quella di avere arrestato il flusso degli africani che, a sua volta, ha ridotto la quantità di denaro pro capite elargito in passato dai governi di sinistra.

Il partito dei vescovi è andato all’assalto del governo, reo di sottrarre ai denti delle organizzazioni clericali  l’osso prelibato, rappresentato dai miliardi relativi all’immigrazione.

Buona parte della casta, per fortuna non tutta, si è scatenata. Tra i più feroci, l’arcivescovo di Modena, Castellucci che ha subodorato la deriva prima degli altri, e che subito dopo le votazioni si è dichiarato preoccupato per la prospettiva di un governo guidato da Salvini.

Ancora più avido di denaro, il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro che si è spinto a dichiarare, dopo un breve digiuno di protesta, “sarei pronto a trasformare tutte le chiese in moschee”.

Con lui l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice che ha affermato che “se chiudiamo i porti siamo dei disperati” riferendosi ai mancati incassi della sue associazioni caritatevoli.

Gli hanno fatto eco l’arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro che ha dichiarato il suo sconcerto nel vedere “uomini trattati come pacchi parcheggiati su di una nave”(e non affidati, come lui vorrebbe, con il corredo dei 35 euro, ai suoi accoliti, ndr) ed il Giancarlo Bregantini che da Campobasso magnifica quello che per lui è il modello Riace, dove gli euro dello stato si possono spendere senza pensieri e soprattutto senza controlli (visto che li versano i cittadini italiani).

Più serafico un cardinale, il Gianfranco Ravasi, che affida il suo disgusto per l’operato del governo italiano ad un versetto del vangelo che recita “ero straniero e non mi avete accolto”. Lui è l’autore di opere controverse ammiccanti al relativismo, ed ha “uno stile di dialogo che piace molto ai non credenti, ma portano confusione tra i credenti e sono sostanzialmente inutili”( Ecclesia).

Per inciso, il discusso cardinale che già nel 2005 era stato proposto per la diocesi di Assisi e Nocera Umbra e poi rigettato a causa di un suo articolo dal titolo “Non è risorto, si è innalzato” (SIC), pare sia intervenuto in Torino alcuni giorni or sono per ritirare una specie di premio oscar che un'associazione culturale gli aveva attribuito per le sue opere.

Tutti questi grandi ecclesiastici parlano di continuo di accoglienza e di solidarietà ed inalberano al vento la bandiera della carità cristiana.  

Definiscono poi l’attuale governo “contrario ai valori cristiani”.

Ma questa loro ragione sociale nasconde con la doppiezza tipica del verbo gesuitico, il grande interesse dello stato vaticano ed in particolare della CEI per i denari dei cittadini italiani.

 

                

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