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Politica Locale

Novi Ligure (AL). Chiusura amara per la Pernigotti

Il Consigliere leghista Benito Sinatora chiede alla Regione Piemonte di attivarsi per perseguire soluzioni alternative.

13 Novembre
08:30 2018

Duole dover nuovamente accostare a un noto e conosciuto marchio delle nostre eccellenze artigiane - peraltro noto ben oltre i confini del Piemonte - la prospettiva di un’imminente crisi occupazionale, con strascichi sul futuro di oltre 200 lavoratori.

Si tratta del caso Pernigotti, storica azienda dolciaria di Novi Ligure ivi fondata nel 1860. Di proprietà dei fratelli turchi Toksoz (leader mondiali nella produzione di nocciole) dal 2013, per essa è stata annunciata la chiusura, con richiesta di cassa integrazione tra il 3 Dicembre 2018 e il 2 Dicembre 2019. La Proprietà si terrà il marchio, delocalizzando tuttavia in Turchia l’intera produzione di praline, torroni, uova di Pasqua, cioccolato e preparati per la gelateria. Che, evidentemente, seguiranno la medesima sorte della crema spalmabile, al momento già realizzata sotto il drappello con falce di luna e stella.

Cittadini, Sindacati e Amministratori del luogo, fra cui lo stesso Sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere, hanno già richiesto la mobilitazione della Politica regionale e nazionale, caldeggiando la ricerca di soluzioni alternative che evitino la chiusura dello stabilimento.

A Palazzo Lascaris si è subito attivato il Consigliere leghista Benito Sinatora, il quale, evidenziato quanto la Pernigotti testimoni “un simbolo del territorio alessandrino e delle sue eccellenze e specificità artigianali”, con un’interrogazione ha chiesto quali mosse il Consiglio Regionale intenda ora intraprendere. Avendo naturalmente come obiettivo “il futuro lavorativo delle persone coinvolte, nonché delle loro famiglie”.

Il Consigliere rammenta infatti come ai 100 dipendenti diretti (fra operai e impiegati), per lo stabilimento di Novi Ligure si aggiungano anche 130 interinali. Oltre, ovviamente, al cospicuo indotto. Di conseguenza, in caso di chiusura tutta la filiera produttiva verrebbe decapitata, trasferendo al contempo anche le attività amministrative e di backoffice fuori Regione, nel milanese.

È compito della Politica esprimersi per valorizzare e, soprattutto, per tutelare le realtà più note e titolate sul territorio, a beneficio dei lavoratori e della cittadinanza tutta”, afferma Benito Sinatora.

L’auspicio è che giungano con altrettanta celerità risposte, oltre al delinearsi di possibili scenari futuri. Il problema chiaramente non ha carattere solo localistico, ma risulta ahinoi sistemico. A livello nazionale, quanti sono infatti “i gioielli di famiglia” che, uno dopo l’altro, abbandonano le nostre città, portandosi via una parte della nostra Storia, oltre alla possibilità di continuare a produrre eccellenze?

L’amaro esempio della Pernigotti è solo l’ultimo in ordine di tempo: una brusca frenata per un territorio – quello che diede i natali a Coppi e Girardengo – che invece meriterebbe di pedalare…, e forte.

 

(Immagine in copertina tratta da Repubblica Torino)

 

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