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Scienza e Salute

Torino - Come il dentista può evitare il 7% degli incidenti stradali

Dodici milioni di italiani soffrono Osas ma solo il 20 % ne è consapevole

18 Novembre
10:30 2018

A chi è capitato di ricevere dal proprio dentista, durante una banale visita di controllo, domande del tipo

 

“Lei è iperteso?”, “E’ in sovrappeso?”, “Sua moglie le dice che russa?”

 

L’odontoiatra ha osservato la grandezza della lingua e delle tonsille o ha addirittura misurato la circonferenza del collo? Se è successo è una bella notizia, ancora di più se lo facesse la maggioranza degli odontoiatri (58mila in Italia e 20milioni l’anno di visite eseguite, a cui si sottopone il 35-40% della popolazione almeno una volta nell’anno). Perché difatti un dentista può portare alla luce un disturbo che si chiama sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (Osas), e non è un caso se il ministero della salute lo definisce “sentinella epidemiologica” di Osas, nelle linee guida del 2014 dedicate.

 

Di questo si è parlato ieri, sabato 17 novembre,  nel corso del convegno “Patologie sonno correlate: il ruolo dell'odontoiatra in un approccio multidisciplinare alle Osas” nell’aula Carle dell’ospedale Mauriziano di Torino organizzato dalla odontostomatologia diretta dal dottor Paolo Appendino (foto sopra) e dalla pneumologia diretta dal dottor Roberto Prota, in collaborazione con l’Associazione nazionale dentisti Italiani (Andi).

 

Secondo un recente studio, i colpi di sonno alla guida dell’auto dovuti a Osas sono responsabili del 7% dei circa 175mila incidenti stradali registrati ogni anno in Italia. Gli incidenti attribuibili a questa patologia sommersa causano ogni anno 250 morti e più di 12mila feriti, con enormi costi diretti e indiretti per il sistema sanitario nazionale e per la comunità.

 

Dodici milioni di italiani soffrono Osas ma solo il 20 % ne è consapevole.

"Il  sospetto diagnostico del dentista, e che quasi sempre è giusto, va poi confermato dalla polisonnografia dello pneumologo che darà la soluzione terapeutica proponibile in base alla gravità del caso – ha spiegato Appendino -. I casi più lievi potranno essere trattati dal dentista con l’applicazione di particolari dispositivi di avanzamento mandibolare da portare durante il sonno".

 

"I casi più gravi verranno trattati dallo pneumologo mediante apparecchi di ventilazione notturna, come il Cpap (sono in trattamento 18mila piemontesi) o del chirurgo maxillofacciale e otorinolaringoiatra tramite interventi chirurgici specifici"

 

ha aggiunto il dottor Prota concludendo:

 

"Bisogna ricordare che l’Osas è strettamente correlata ad un aumentato rischio di infarto, ipertensione arteriosa, ictus, così come ad aumentato rischio di diabete ed è pertanto fondamentale, una volta fatta la diagnosi, il monitoraggio clinico del paziente da parte di un'équipe medica multispecialistica".

 

Il convegno ha proposto il modello multidisciplinare dell'ospedale Mauriziano, un percorso razionale e scientificamente validato nella diagnosi e cura di queste terapie vivendo l’intervento di numerosi specialisti provenienti sia dall'ospedale Mauriziano che dalla Città della Salute, a partire dal professor Alessandro Cicolin, direttore del centro di medicina del sonno delle Molinette, centro di riferimento regionale.

 

Il coinvolgimento delle due aziende ospedaliere nell'evento riflette anche la volontà di creare modelli comuni interaziendali con l’obiettivo d rendere il più completo possibile il ventaglio terapeutico a disposizione dei pazienti.

 

 

 

 

 

 

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