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Cronaca Nazionale

Le dinamiche di un delitto attraverso le tracce di sangue.

Caso Poggi – Con la sentenza del 2017, le prove scientifiche supplirono la carenza di quelle investigative tradizionali.

Chiara Poggi
23 Dicembre
11:00 2018

Si inizia dalla forma, dalla dimensione, dalla distribuzione delle macchie: si parte da questi aspetti per studiare le traiettorie e i punti dai quali le macchie sono nate e non solo: dalle caratteristiche delle macchie, possiamo anche capire i mezzi che le hanno originate, se contundenti, oppure da punta e da taglio. Intrecciando tutte queste informazioni, si cerca di capire se si tratta di tracce da contatto o da gocciolamento o da proiezione. Dalle lesioni osservate attraverso la medicina legale e, soprattutto, la genetica, accertata dalla Polizia Scientifica o dai RIS, si cerca così, di individuare a chi appartengono le diverse macchie.

 

Attraverso tutti questi elementi, è possibile ricostruire, nei fatti di sangue, una situazione molto vicina alla realtà, ossia quello che è stata la dinamica del delitto, come nel caso di Chiara Poggi - qui si riporta uno stralcio della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Milano del 6.12.2011. 

 

‘La relazione tecnica del RIS di Parma del 12 dicembre 2007, ricostruì la possibile dinamica dell'aggressione utilizzando la "Bloodstain Pattern Analysis", metodologia alla quale la giurisprudenza italiana riconosce oramai validità scientifica; spettando poi al giudice effettuare le valutazioni conclusive, sulla base delle integrazioni emerse dagli altri elementi acquisiti alle indagini.

 

Sul pavimento del soggiorno, in prossimità della scala, accanto alla ringhiera, venne evidenziata un'ampia pozza di sangue contornata da alcune macchie ematiche. Sulla porzione di pavimento antistante la porta del corridoio si notavano altri gruppi di tracce ematiche.

 

Le tre aree di vuoto, erano state causate dalle posizioni della testa della vittima nelle fasi dell'aggressione, quando probabilmente si trovò giacente al suolo e con il capo nelle tre differenti posizioni mostrate sulla Relazione.

 

Tale elaborato ha attribuito la formazione della pozza di sangue alla base della scala che porta al primo piano, alla proiezione di sostanza ematica dovuta ai colpi inferti al capo della vittima che generarono gli schizzi di sangue sul primo gradino e sul pavimento; proiezione ematica causata dal fatto che la testa, probabilmente, colpì violentemente il pavimento, vicino alla pozza dove vennero rinvenuti alcuni capelli della vittima. In quel frangente si realizzò una pausa nell'aggressione che consentì la formazione della pozza di sangue.

 

Successivamente vi fu probabilmente un'azione di trascinamento del corpo che provocò le tipiche macchie di strofinio sul pavimento, con la vittima in probabile stato passivo.

Chiara, inizialmente distesa sul pavimento su di un fianco, con la testa appoggiata sul braccio destro, con ogni probabilità, durante il trascinamento, ruotò su sé stessa, finendo in posizione prona.

A quel punto la ragazza, in segno di reattività, potrebbe aver contratto le mani, mentre si trovava con la testa all'altezza della porta del corridoio.

 

In quel punto, in prossimità della porta che apre verso la scala della cantina, la ragazza venne nuovamente colpita al capo, generandosi le proiezioni ematiche che interessarono il telefono, lo stipite e la porta del corridoio, ed il pavimento.

 

Le tre gocce di sangue vicino al divano furono prodotte, probabilmente, in una fase iniziale dell'aggressione, o forse furono la conseguenza di un pugno sferrato al naso della vittima.

 

Nel corridoio vi erano un gruppo di tracce ematiche molto allungate ed alcuni depositi della stessa sostanza riferibili alla geometria di suole di scarpa.

Le macchie di sangue vicino alla porta a soffietto che accede alla scala della cantina facevano intendere che la porta doveva essere chiusa. Quelle tracce vennero generate con ogni probabilità dal brandeggio molto energico dell'oggetto contundente, dato che le gocce si proiettarono anche sulle pareti del corridoio.

 

La vistosa macchia di sangue sullo stipite della porta venne attribuita ai capelli insanguinati della vittima.

Quindi, probabilmente, l’aggressore aprì la porta a soffietto per gettare la vittima lungo le scale, e di conseguenza la ragazza sbatté il capo insanguinato sullo stipite della porta.

 

Il RIS concluse che le tracce delle suole di scarpa collocate sul pavimento antistante la porta a soffietto, erano stata lasciate da chi aveva spostato il corpo della vittima.

La traccia sul quarto gradino della scala che porta alla cantina fu generata o dal fatto che il capo della vittima colpì violentemente quel gradino, o che la ragazza in quel punto venne colpita ulteriormente e definitivamente alla testa.

 

Le altre macchie di sangue sul settimo, ottavo, e nono gradino, probabilmente si produssero per effetto del lento scivolamento dovuto alla forza che la gravità esercita sul corpo posizionato in discesa, sino ad assumere la posizione di quiete.

I RIS individuarono l’esistenza di una pausa nella dinamica omicidiaria che consentì la formazione della pozza di sangue posta alla base della scala che conduce al piano superiore dell'appartamento.

 

L'aggressore concluse la propria azione violenta, gettando il corpo della vittima lungo le scale; oppure colpendola per l'ultima volta, quando la vittima aveva il capo in corrispondenza del quarto gradino.

 

In tutte le ricostruzioni della cosiddetta 'camminata', sotto le suole delle scarpe di Alberto Stasi, sono rimaste sempre tracce di sangue e parte di quel materiale ematico si è "trasferito" anche sul tappetino dell'auto.

È questo, in sostanza, l'esito della perizia, disposta dai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Milano, nell'ambito del processo di secondo grado 'bis' sul 'giallo' di Garlasco.

Non solo dunque, stando alla relazione, è quasi impossibile che Alberto Stasi, il 13 agosto 2007, quando entrò nella villetta di via Pascoli e scoprì il corpo senza vita della sua fidanzata Chiara Poggi, non abbia calpestato nessuna delle numerose macchie di sangue sul pavimento, ma in più, secondo le analisi dei periti, non poteva non restare traccia di materiale ematico sul tappetino della Golf nera su cui l'ex studente bocconiano salì, dopo aver scoperto il corpo della sua ragazza, per andare alla vicina stazione dei carabinieri.

Nella parte conclusiva della perizia, che conta in totale circa 160 pagine ed è firmata dal professore torinese Roberto Testi e dai bolognesi Gabriele Bitelli e Luca Vittuari, viene spiegato ………omissis …che gli accertamenti eseguiti già nel corso del processo di primo grado (Stasi è stato assolto in primo e in secondo grado e poi la Cassazione ha ordinato un nuovo appello) avevano indicato come le sue scarpe marca Lacoste, fossero "dotate di una marcata capacità" di trattenere "piccole particelle di sangue"……..’

La Cassazione, in data 28.6.2017, ha confermato la condanna a 16 anni dei giudici d’appello, respingendo la richiesta di sospensione della pena e di riesame del processo, con la richiesta di escussione di 19 testimoni. Le prove scientifiche hanno supplito, quasi prevalso, sulle prove o le potenziali altre prove tradizionali investigative che la Cassazione non ha consentito, ossia le nuove testimonianze che la difesa aveva presentato con la richiesta di riesame non accolta.

Resta comunque, la umana perplessità, lo stentare a credere che un uomo, il fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, con il movente prospettato dall’accusa, abbia potuto commettere un delitto così brutale, così disumano, che proprio quelle macchie hanno rivelato nei più minuti particolari, svelando l’orrenda crudezza del fatto.

sc

 

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