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Cultura

Una visita alla mostra di Jackson Pollock a Roma.

Intervista al noto, forse troppo noto critico d’arte W.A. del Museo di Arte Moderna di K..

Pollock in un momento di creatività
28 Novembre
11:00 2018

 

Intervista al notissimo critico d’arte W.A. del Museo di Arte Moderna di K. (forse Turchia)

Tutto questo mistero sulla sua identità si è reso necessario per tutelare la privacy e per non incorrere negli strali di una legge italiana di matrice vetero-sovietica.

Sabato 22 dicembre, a Roma, abbiamo incontrato il noto critico d’arte W.A. che ci ha regalato un'intervista senza precedenti.

Sebbene la sua fama sia ormai incontenibile, quindi inutili le relative precauzioni, lo accontentiamo volentieri tentando di mantenere il riserbo sulla sua identità.

Intervistatore:

Prof W.A. stiamo osservando da qualche minuto le reazioni del pubblico, sembrano tutti piuttosto disorientati di fronte all’arte sublime di Pollock, Lei cosa ne pensa?

W.A:

Come lei ben sa, la mia indiscussa competenza mi ha fatto concludere che chi non si emoziona di fronte ad un’opera d’arte difficilmente potrà farlo di fronte al riflesso della propria immagine specchiata in un pozzo: l’Arte è sempre uno specchio irrispettoso e impietoso che uccide lo sguardo da dentro.

I:

I colori senza forma sembrano essere fine a se stessi, la mancanza di riconoscibilità destabilizza sempre perché non offre riferimenti reali, cosa ne pensa?

W.A:

Mi consenta una digressione storica: siamo passati dai graffiti degli artisti preistorici, che erano più che altro veri sciamani, quindi all’Arte figurata che raggiunse nel Rinascimento la perfezione fotografica. Siamo giunti a fatica al ‘600 appesantito dai toni scuri di madonne tristi e un po' ingessate, transitando dolorosamente fino ai giorni nostri, attraverso le varie tappe dell’Arte moderna dove la forma non serve più, anzi è nociva.

I:

Se andremo avanti così, dopo aver tolto la forma, tagliato le tele e messo la merda in scatola cosa succederà?

W.A.:

Secondo me e qualche altro luminare di fama mondiale si tornerà agli istinti primitivi dell’Uomo, alle espressioni dei sensi che si dilettano di darci piacere. In fondo l’Arte era iniziata con degli scopi precisi: rappresentare le prede sulle caverne, teatralizzare la caccia simbolicamente prima che si realizzasse nella realtà, oppure raffigurare scene di sesso con donne e uomini bellissimi, magari mimetizzati da divinità pagane, per non dare troppo nell’occhio.

La vera rivoluzione artistica che stravolgerà il futuro dell'arte sarà la pittura culinaria.

Nel senso che si passerà al cibo, dove l’artista cuoco preparerà dei piatti veri che poi getterà sulla tela ricoperta di colla e aspetterà che il tutto si trasformi biologicamente fino ad essere completamente mummificato.

I:

Interessante questa nuova forma, ma da cosa nasce?

W.A.:

Come tutte le maggiori espressioni della genialità nasce dal caso, che come sappiamo non esiste. Il primo autore che si è prodotto in una simile opera è stato Immanuel kirschbaum. Nella sua casa di Vienna aveva uno studio luminoso e ben attrezzato, sua suocera Ingrid aveva appena cucinato un piatto di spaghetti al pomodoro, poco saporiti, molto scotti e conditi malissimo. Immanuel li assaggiò appena, quindi senza dire una sola parola prese il piatto e lo lanciò con precisione sulla tela bianca. Come potrà immaginare gli spaghetti colarono con tutto il sugo liquido sulla tela, creando un effetto fantastico. Non si percepì il gusto e tantomeno la cottura, e questo fu sicuramente un bene.

Immanuel, pare che abbia gridato: “La morte sua!”

Sua suocera Ingrid non se la prese e continuò a degustare il proprio manicaretto.

I:

Poi come venne trattato il dipinto?

W.A.:

Venne messo in giardino e fu anche apprezzato da mosche, topi e scarafaggi, poi intervennero le muffe e i funghi e, se non lo avesse venduto, la pioggia dei giorni seguenti avrebbe lavato la tela per permettergli di riutilizzarla nuovamente.

I:

Fantastico, quindi un dipinto impermanente e ridipingibile, un concetto esoterico di matrice tibetana.

W.A.:

Lei dice bene, buon uomo, i Tibetani la sanno lunga! In fondo con quel gesto che è passato alla storia kirschbaum ha fatto felice un sacco di creature, e persino sua suocera Ingrid non si è offesa più di tanto. Pensi che mentre il dipinto, che nel frattempo aveva anche ricevuto un nome, “Spaghetti in un giardino fiorito”, stava prendendo il Sole nel bel mezzo del prato di casa, venne visto da un commerciate del luogo e acquistato per 20.000, leuri.

Il commerciante, colpito dal profumo della pasta, non fece caso agli scarafaggi e ai topini che giravano festosi nelle vicinanze, lo portò a casa e se lo godette per un paio di giorni, fintantoché la natura fece il suo corso…

I:

Un commerciante con un bel fiuto per gli affari, e poi cosa successe?

W.A.:

La genialità di quell’uomo d’affari gli suggerì di trattarlo con del fluorobenziltritocarbonio, rivestirlo con una pellicola trasparente dopo che il Sole fosse riuscito ad asciugarlo sommariamente. Naturalmente mise la tela in posizione orizzontale per evitare fastidiose colature.

Una volta preparato e reso eterno dalla chimica, lo mostrò al direttore del Museo locale, il quale lo acquistò per 129.847,00 leuri.

I:

Un bel ricavo, quindi, questo vuol dire che la vera Arte paga ancora il coraggio degli investitori!

W.A.:

Infatti, ora l’opera sta per essere esposta al Googghheneim di New York, sempre che la dogana non si opponga all’ingresso di … generi alimentari…

I:

Un ultimo commento sull’Arte di Pollock?

W.A.:

Espressione di sovrumana consapevolezza intrinseca, colorata di informità struggenti, emerse dal Mare Magnum della purezza multicentrica.

Righe voluttuose, eiaculate da generosi tubetti policromi, inducenti orgasmi mimetizzati nelle non-forme del non-spazio vagamente virtuale.

Protuberanze fotosensibili legate, in calce, agli spasmi uterini di una femmina gravida ma ancora procace.

Pallide percezioni di umori vitrei e speculari, che colano infrastrutture di pelosità scimmiesche.

Grida sublimi, urlate a uno sciame di sordi, che non vedono e non gustano neppure… Una tristezza infinita che sorride istericamente con lacrime di coccodrillo, in procinto di essere scuoiato vivo.

I:

Non so come ringraziarLa per questa interessantissima descrizione, grazie alle sue parole ho ben compreso i significati più profondi di un'Arte basata sui non-contorni, delle non-forme, espresse nel non-tempo: un tuffo policromo nel lago azzurro della mondanità e dei concetti, declinati nei fulgidi torrenti e nelle delicate cascate di delicate questioni artistiche: praticamente un bagno di Incontenibile Sapienza.

 

 

 

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