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Terza Pagina

C’era una volta telekabul

Ora reincarnata in telejunker

28 Novembre
13:00 2018

C’era qualche anno fa telekabul, come veniva definita RAI 3, occupata dalla propaganda di sinistra ed in particolare da quella comunista. Sembrava defunta con la caduta del muro di Berlino ma poco per volta, sotto la protezione di dirigenti renziani come Orfeo e Maggioni, è stata richiamata in vita e messa in grado di nuovo  di svolgere una sfacciata propaganda di contrasto antigovernativo, in sfregio all’opinione manifestata con il voto della maggioranza degli italiani. Nessuna considerazione per il fatto  che l’ente televisivo nazionale sia tenuto in vita con i suoi costi esorbitanti dal contributo di tutti gli italiani.

Nessun segno di inversione della tendenza si è manifestato finora con l’insediamento di Marcello Foa alla presidenza dell’ente di stato.

Perdura nei confronti della RAI uno stato di soggezione delle forze  politiche che arrivano a governare il nostro paese. Quando il potere è nelle mani della sinistra, lo spoil system può venire applicato nel modo più spietato. La sostituzione dei dirigenti e dei direttori non allineati con il pensiero unico viene digerita in silenzio dai giornali di De Benedetti e di Urbano Cairo e dagli opinionisti dei telegiornali.

Nel caso opposto, come quello di oggi, tutta l’opposizione insorge, come le oche del Campidoglio al tempo delle invasioni barbariche, e certifica come editto bulgaro ogni tentativo di cambiamento.

In quest’ opera di sovversione antigovernativa si è distinto in modo particolarmente evidente, Silvio Berlusconi, che con mediaset e con i residui della sua F.I. si è opposto per lunghi mesi alla nomina di Marcello Foa alla presidenza della RAI. Passando sopra addirittura al fatto che quel candidato scriveva per un giornale di sua proprietà.

La trasmissione di punta della defunta telekabul, ora reincarnata in teleJunker, è quella condotta in Agorà dalla virago Serena Bortone. Una donna che rimescola con la sua confusa dizione frasi e parole e che recita con le braccia, mettendo in mostra anche le ascelle, ed è solita a prodursi in una nevrotica gesticolazione.

I suoi talk show sono inconfondibili. Seduti nel suo salotto ci sono almeno tre o quattro devoti di Junker e Moscovici, che riportano soddisfatti, anche quando sono infarcite di insulti agli italiani, le dichiarazioni giornaliere dei due euroburocrati

Quasi sempre l’unico rappresentante del governo è relegato in una finestra in alto, dalla quale potrebbe replicare, se la Bortone non lo interrompesse in continuazione.

Sia Agorà che altri talk show della RAI (e purtroppo anche di Mediaset e de la Sette) hanno adottato la consuetudine, illudendosi di incrementare la loro attendibilità, di inquinare i dibattiti con alcuni opinionisti stranieri, tutti schierati contro il governo.

Tra questi eccellono (si fa per dire), suscitando reazioni opposte a quelle attese da coloro che li mettono in onda, un tedesco ed un newyorkese.

Il crucco, Udo Gumpel, immemore di essere conterraneo e discendente di Goebbels e di  Kesserling,  si è specializzato in smorfie ed atteggiamenti scimmieschi. Si comporta nei talk show con alterigia ed arroganza, quasi come se la sua simpatica nazione fosse rimasta ai tempi di uber alles. E’ molto apprezzato dai piddini, dall’ANPI e dalla sinistra in genere, colpita da una grave forma di sindrome del Tafazzi,  perché insulta l’Italia e gli italiani.

L’americano è il grosso e paffuto Alan Friedman che va e viene dagli Stati Uniti, dove si è schierato nella campagna elettorale con Obama, e da dove, visto il brillante risultato, ha deciso di emigrare.

Dove? Nella sinistra italiana.

Dotato di un divertente eloquio, che ricorda la parlata di Stanlio ed Ollio, si è riciclato da economista, come se non fosse soltanto un giornalista, nella sinistra italiana, dove imperversa, scrivendo libri in cui considera gli italiani un popolo di inetti perché non si sottomettono a Bruxelles e non votano le sinistre.

Alan Friedman ha il dono della preveggenza. Scrive nel 2014 che “gli italiani devono capire che lui (il Matteo Renzi) è la vostra ultima chance. Da complici o vittime del sistema dovete diventarne degli scardinatori. E Renzi deve essere il catalizzatore di questa impresa (sic.)”.

Questa sua arte divinatoria e la sua militanza a sinistra gli hanno assicurato inviti ai talk show ed anche la devota venerazione di una associazione culturale della nostra città.

 

         

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