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Politica Internazionale

Guanti bianchi: l'Europa maneggia l'affaire Italia con cautela, il timore di un'altra Brexit.

1 Dicembre
08:00 2018

Juncker abbraccia Conte al G20, la Commissione medita di rinviare le raccomandazioni a gennaio, ma lunedì dovrà 'sedare' l'Eurogruppo...

L'Unione Europea continua a tenere il dito sul grilletto contro l'Italia. Ieri gli sherpa dell'Ecofin hanno dato un sostanziale ok alla procedura di infrazione sul deficit legata al debito, proposta dalla Commissione Europea per Roma. Eppure l'Ue ancora non spara. Il trattamento verso Roma è con i guanti bianchi: si teme un'altra Brexit e più pesante perché colpirebbe al cuore la zona euro. Tanto che comincia a barcollare anche la data del 19 dicembre, che secondo i rumors doveva essere quella buona per la Commissione Ue per pubblicare le raccomandazioni per l'Italia, prima dell'apertura formale della procedura di infrazione a gennaio.

 

Anche le raccomandazioni, cioè i 'compiti' che Roma dovrebbe svolgere per ridurre il debito, potrebbero slittare al nuovo anno.

Certo, c'è da vedere cosa diranno gli altri Stati della zona euro all'Eurogruppo di lunedì prossimo a Bruxelles, ancora tutti furiosi con le forzature di Roma sulle spese in deficit. E' altamente probabile che concludano la riunione con un nuovo richiamo per Roma sul debito. E questo forse è il problema principale della Commissione Europea in questa fase. Pur spietato nella scelta di bocciare il documento di bilancio italiano, l'esecutivo di Palazzo Berlaymont si sta ritagliando un ruolo meno incendiario. Anzi: sta accuratamente cercando di non attizzare il fuoco delle polemiche con Roma.

Da una settimana, il presidente Jean Claude Juncker ha attivato i suoi canali di trattativa con Giuseppe Conte. Pur non avendo alcuna vittoria in tasca, pur sapendo che la manovra bocciata dall'Ue sta per essere approvata dalla Camera come se nulla fosse successo, oggi Juncker ha salutato il capo del governo italiano con un abbraccio al G20 di Buenos Aires, annunciando "progressi" nelle trattative con l'Italia. Buonismo o ipocrisia?

Tattica. Nei palazzi europei la trattativa con Roma non segue una traiettoria dritta: dalla bocciatura alla procedura di infrazione. Quest'ultima viene data per scontata dai più, ma ciò non significa che non agiti timori e paure. Al di là delle punizioni esemplari, subito messe sul tavolo dello scontro con Roma, per l'Ue l'obiettivo di tutto questo braccio di ferro è uscirne bene, salvaguardando Unione ed Eurozona. E se questo è il bene supremo, è chiaro che con l'Italia la Commissione deve agire con i guanti bianchi e mediare con gli altri Stati.

Da un lato, deve accontentare le richieste degli altri paesi assetati di 'giustizia e vendetta' con Roma. E da qui gli avvertimenti di 'falchi' come il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis che, in piena trattativa, mette in chiaro che nemmeno un deficit ridotto al 2,2 per cento (dal 2,4) basterebbe a fermare la procedura di infrazione.

Dall'altro lato, la Commissione deve evitare lo scontro frontale: l'Italia non è la Gran Bretagna, se l'Ue perdesse Roma verrebbe colpita al cuore della zona euro. Sarebbe grave, potrebbe essere la fine di tutto. Ed ecco spiegato il ruolo di Juncker di cercare canali di dialogo con l'Italia e accontentarsi sostanzialmente del niente che arriva da Roma. Per ora.

Al G20 in Argentina, il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha visto Moscovici ieri sera a cena con gli omologhi degli altri Stati. Un colloquio, nulla di definitivo. Tria già si porta avanti, annunciando altri incontri con il commissario europeo. Insomma non è finita qui, anzi è ancora lunga. "La porta è aperta al dialogo - dice Moscovici - ma c'è la necessità di una riduzione di deficit e debito, anche perché non crediamo che questo possa portare ad un aumento dell'occupazione" in Italia.

A Buenos Aires Juncker vede Conte. "Non siamo in guerra con l'Italia, l'atmosfera è buona. Siamo con l'Italia, se l'Italia è con noi", dice il presidente della Commissione. Ma in sostanza ora la palla passa agli altri paesi dell'Eurozona che lunedì vedranno Tria a Bruxelles. Per la Commissione sarà l'occasione per testare la temperatura della rabbia contro Roma da parte del resto di Eurolandia. Soprattutto dovrà gestirla. Servirà a regolarsi sui tempi, su quando far scattare le raccomandazioni che, dopo l'ok di ieri del comitato economico e finanziario dell'Ecofin, sono davvero l'anticamera della procedura di infrazione. Prima o dopo Natale?

huffpost.it

 

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