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Scienza e Salute

Torino - In piazza Castello il test hiv a risposta rapida

Unico modo per rompere la catena del contagio

Foto di repertorio (comune.torino.it)
2 Dicembre
10:15 2018

In occasione della giornata mondiale di lotta contro l’Aids, che si celebra ogni anno il 1° dicembre, l’Associazione Arcobaleno Aids di Torino per domenica 2 dicembre organizza una giornata di prevenzione e di informazione a 360 gradi sull’Hiv-Aids. L’appuntamento è in piazza Castello, dove l’associazione offrirà gratuitamente il test hiv a risposta rapida, dalle 10,30 alle 17,30. Avis metterà a disposizione un’autoemoteca.

Il test verrà eseguito così: una paletta monouso verrà passata sulle gengive per ottenere una piccola quantità di fluido gengivale sulla quale verrà effettuata la ricerca degli anticorpi.

"La procedura è indolore - spiega Orofino, vicepresidente di Arcobaleno Aids e infettivologo presso l’ospedale Amedeo di Savoia - e il risultato si ottiene in venti minuti. La specificità del test è altissima".

Perché è importante il test Hiv?

"In una malattia in cui non esiste un vaccino, e verosimilmente non ci sarà mai, l’unica maniera per interrompere la catena del contagio è diagnosticare il prima possibile tutte le persone che hanno l’Hiv e ancora non lo sanno, quindi spingere fortemente il ricorso al test Hiv almeno una volta l’anno. Il test interessa tutta la popolazione sessualmente attiva"

spiega il dottor Orofino.

Diagnosticare in tempo l’infezione è fondamentale.

"Purtroppo nel 39% dei casi si scopre di essere sieropositivi quando l’Aids è conclamato. La diagnosi è importante perché permette di mettere immediatamente in trattamento tutti i pazienti che possiamo definire “fonte” ed è ormai scientificamente dimostrato che il trattamento funziona anche come prevenzione".

I rapporti sessuali non protetti sono la principale modalità di diffusione dell’infezione. In Piemonte i numeri delle infezioni sono stabilizzati, ma sono in aumento le persone viventi con infezione con Hiv: nel 2017 si sono contati 9mila sieropositivi, di cui 255 sono nuovi casi che sono stati contagiati da persone sieropositive che non sanno ancora di esserlo,

"il grosso serbatoio è rappresentato da rapporti sessuali tra uomo e uomo"

sottolinea Orofino.

L’incidenza tra i giovani dai 25 ai 34 anni è pari a 15,6 casi ogni 100mila abitanti, quelli con meno di 25 anni con nuova diagnosi di Hiv sono 34, di cui 23 stranieri. Tra gli uomini i casi di nuova diagnosi di Hiv raggiungono quota 78%. Le nuove diagnosi di Hiv negli stranieri - 86 casi nel 2017 - si concentrano in giovani provenienti da paesi ad alta diffusione del virus.

Oggi le cure sono cambiate rispetto a soltanto tre anni fa:

"I farmaci danno meno effetti collaterali e migliorano la qualità della vita. Inoltre, la malattia da mortale è diventata cronica tanto che oggi si è coniato il termine “Aids optimism”, ma questo non deve farci abbassare la guardia".

 

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