Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

L置omo, i misteri e l段gnoto

Noi, esseri sprovvisti di intelligenza.

Incompleti ed immaturi agiamo come schegge impazzite.

17 Dicembre
11:00 2018

Si sente spesso ripetere la raccomandazione di accendere il cervello prima di mettere in moto tutto il sistema verso l’azione.

 

Come se bastasse mettere in moto un dispositivo per ottenere il risultato che si desidera!

 

Forse conviene fermarsi un momento a riflettere su quanto affermato.

 

Essere in grado di formulare pensieri non implica automaticamente che siano intelligenti! E infatti i pensieri si generano a partire da qualsiasi tipo di stimolo interno ed esterno al sistema essere umano.

 

A partire dalla luce che, filtrata dalle fasce di Van Allen e dall’atmosfera generale e personale, giunge direttamente fino a noi portando le informazioni necessarie al funzionamento del nostro sistema vitale, e dalla metabolizzazione di quella parte della luce che ci viene restituita digerita dal nostro ambiente, ciascuno di noi reagisce strutturando la propria immagine e funzionamento in modo quanto più possibile coerente.

 

Coerente, certo! Ma solo per la parte possibile.

Infatti non siamo ancora strumenti idonei a reagire perfettamente e coerentemente all’intero spettro delle infinite informazioni e possibilità esistenti.

 

La nostra capacità e conoscenza sono ancora limitate, e il nostro giudizio, che da tali limitazioni trae la sua esistenza, è fondamentalmente errato. Per questo i saggi si astengono dal giudicare.

 

Come umanità ci troviamo in uno stato di passaggio tra un regno umano biologico e un regno umano razionale, da uno stato di coscienza ancora del tutto animale ad uno in cui l’embrione della facoltà di pensiero sta cominciando il suo sviluppo.

 

Ma anche quando questo processo potrà dirsi compiuto, mancheranno ancora almeno due gradini evolutivi prima che la macchina sia completa e quindi in grado di reagire in modo coerente alle informazioni originali che riceve dal suo utilizzatore.

 

Questi gradini mancanti sono costituiti dal regno umano intuitivo, in grado cioè di inserire la sua razionalità in un quadro generale, e dal regno umano intelligente in cui il quadro generale possa rivelare l’intelligenza che lo ha creato e lo lascia vivere liberamente.

 

Fino a quando ciò non sarà realizzato tutte le nostre buone intenzioni non potranno che restare tali, mentre le nostre azioni manifesteranno un misto di caos e coerenza, di positivo e negativo, di buono e cattivo in grado di vivere separatamente di vita propria, cercando di sfruttare l’aspetto opposto per giustificare il proprio operato.

 

Impossibile fare diversamente; si tratta di leggi fisiche e chimiche valide sia nell’infinitamente grande che nell’infinitamente piccolo.

 

Leggi che fatichiamo ad accettare e alle quali ci ribelliamo come ingiuste, ma che invece si rivelano essenziali per il corretto svolgimento della vita.

 

Tra queste possiamo evidenziare la legge che prevede una fine di tutto ciò che nasce e che negli esseri umani si traduce in una esistenza compresa in un lasso di tempo variabile tra un istante e oltre cento dei nostri anni.

 

E della quale non riusciamo a comprendere la grandezza anche solo a livello biologico prima ancora che trascendente. In tal modo c’è sempre una nuova possibilità che si manifesta in una nuova configurazione di ciò che ormai in quella formulazione era diventato obsoleto per lo scopo per cui era stato messo in condizioni di esistere.

 

Lo vediamo in natura in ogni stagione, ma fatichiamo a vederlo applicato agli strumenti umani.

 

Altro che intelligenza!

 

Si potrebbe obiettare razionalmente che se le cose stanno così nessuno può farci niente! Ma questo sarebbe come dire che se oggi ho una coscienza pari a quella di un troglodita non debbo e posso aspirare ad un diverso stato. Oppure, emotivamente, che basta aspettare e tutto si aggiusterà da sé. Ma questo vorrebbe dire conoscere la possibilità e non fare ciò che è necessario fare per non perderla.

 

E allora?

 

Allora, visto che non si possono forzare i tempi di un processo di trasformazione, tentiamo almeno di non ritardarli o ostacolarli cercando di trattenere ad oltranza ciò che deve essere evidentemente lasciato andare.

 

Un sentito ringraziamento a chi ne prenderà atto.

 

Schema e testo

Pietro Cartella

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo