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La mafia nigeriana: chi ne responsabile?

E chi la nasconde?

4 Dicembre
12:00 2018

Ogni settimana giornali e telegiornali ci raccontano che sono stati assicurati alla giustizia numerosi malavitosi appartenenti a cosche organizzate, quali la ndrangheta, la mafia siciliana e quella foggiana. Quaranta, sessanta, settantadue individui vengono arrestati quasi ogni giorno dalle benemerite forze dell’ordine (immagine ilpopulista.it).

Nessun mass media ritiene però di informarci su cosa succede dopo.

Sappiamo tutti che le carceri sono insufficienti e che rigurgitano di troppi delinquenti, tanto che, come al solito, l’Europa ci vuole multare e ci accusa di non trattare i reclusi con i guanti bianchi.

E’ pertanto impossibile che le decine di nuovi “assicurati alla giustizia” vi possano trovare posto e si   deve pertanto ricorrere ad una misura che piace molto ai giudici democratici. Quella di condannare (si fa per dire) il malavitoso agli arresti domiciliari, con una immaginifica reclusione nel proprio domicilio. Dove, solo in teoria, potrà essere controllato e quindi sarà libero di reinserirsi nei ruoli dirigenziali della cosca e riprendere i traffici che avevano determinato il suo arresto. Con comprensibile scoramento delle forze dell’ordine.

Non mancano gli intoppi giudiziari. Se un membro del collegio giudicante va in pensione od è trasferito, il processo, ope legis, deve ricominciare dall’inizio e trascorrono mesi senza che una decisione venga presa. Sono poi da aggiungere i documenti perduti e quelli non conformi ed infine, dopo un certo numero di anni, ecco arrivare la prescrizione.

Nonostante tutta questa confusione legislativa e giudiziaria, spesso imposta dal mantra pannelliano, che recita che il delinquente va rieducato e poi integrato, qualche risultato sulla malavita nazionale è stato possibile ottenerlo.

Ma purtroppo la lodevole azione repressiva esplicata sulle mafie locali, che si erano finora occupate del mercato delle droghe e di quello della prostituzione, ha prodotto, rendendo più labili queste strutture, un inaspettato effetto negativo.

Ha dato campo libero e reso possibile l’insediamento nel nostro paese di organizzazioni di natura internazionale ancora più pericolose di quelle nazionali.

Tra di esse la principale è la MAFIA NIGERIANA.

Nessuna delle fonti di informazione ne parla. Il mantra politicamente corretto della sinistra, che considera sempre gli immigrati delle risorse che vengono a fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare e che ci pagheranno le pensioni (Tito Boeri dixit) impedisce che gli italiani prendano atto di questa drammatica realtà.

Il prof. Alessandro Meluzzi, autore di un’attenta analisi su questo aspetto del fenomeno migratorio, afferma che la Nigeria è il più ricco paese dell’Africa e che la sua criminalità “è in grado di procurarsi nessi e alleanze perfino inconfessabili” con molti altri stati. “Sono sbarcati iniziando da business apparentemente poveri, quale la prostituzione ed il piccolo spaccio di droga. Ma ora agiscono in proprio, e di fronte a loro arretrano non solo le FORZE DEL BENE, ma pure le FORZE DEL MALE, cioè la criminalità italiana.”

Hanno, afferma Meluzzi, intervistato su “La Verità”, una disponibilità illimitata di manovalanza a basso costo e sono riusciti a modificare lo stesso mercato della droga, nel quale sono comparse a prezzi stracciati (e quindi facili da acquistare per i nostri giovani, ndr), sostanze pericolosissime quali l’eroina gialla.”.

Le mafie nazionali, afferma ancora il prof. Meluzzi, non sono più in grado oggi di combattere e contrastare una tradizionale guerra di mafia, perché è ormai troppo grande la disparità di uomini a favore dei nigeriani.

Siamo pertanto di fronte ad una vera grave emergenza e suscita stupore che coloro che l’hanno provocata, si chiudano nel silenzio.

E’ indubbio che ci sono dei RESPONSABILI ed è lungo elencarli tutti.

Impossibile in primis non ricordare gli inviti ed i fiori lanciati in mare a Lampedusa dal gesuita argentino.

Non può essere passata inoltre sotto silenzio l’opera di accoglienza indiscriminata portata avanti nel nostro paese (non certo in Vaticano) dai gerarchi di Francesco. Ancora oggi grossi prelati, tra i quali  possiamo elencare Maffeis, Nogaro, Perego, Bregantini, Lorefice, Montenegro, Castellucci e Castellani, guardano solo ai proventi che l’immigrazione e l’accoglienza generano per le loro varie caritas ed opere pie e non dimostrano la minima preoccupazione per i danni sociali ed economici che riversano sul nostro paese.

Responsabili di questo stato di cose, e quindi dell’accoglienza senza sé e senza ma e del successivo insediamento tra noi della feroce mafia africana, sono naturalmente molti politici della sinistra.

In prima linea ci sono Emma Bonino (immagine il secoloXIX.it) che si avvale dei soldi del tycoon Soros  e, legati tra loro da una infida alleanza, la sempre ineffabile Boldrini (immagine il populista.it) ed il cinque stelle Fico (immagine avvenire.it), avvinghiato come l’edera al fan nigeriano e prete Alex Zanotelli.

La colpa di questa deriva delinquenziale deve essere attribuita anche a molti politici e tesserati del PD, ai magistrati democratici di cui abbiamo scritto più sopra, e ad alcuni quotidiani cattocomunisti come la sedicente Famiglia Cristiana (?) ed il giornale dei vescovi “Avvenire”.

Con loro sono molti opinionisti che, ligi agli ordini dei loro editori ed in ossequio all’insegna “flectar non frangar”, scodinzolano contenti quando possono comunicare ai loro lettori che in fondo, ma proprio in fondo, alla lunga filiera dei nigeriani che hanno massacrato di recente due fanciulle (ma quante altre scompaiono oggi senza lasciare traccia?) c’era uno spacciatore italiano.

 

 

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