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L’uomo, i misteri e l’ignoto

Sicuri di capire ciò che stiamo ascoltando?

automatismi e convinzioni ci mandano in cortocircuito

31 Dicembre
11:00 2018

Quella riportata è una discussione colta alcuni anni tra i due coniugi titolari del bar dell’angolo vicino allo studio con il quale collaboravo

 

- Ti avevo detto aranciata!

- Mi avevi detto limonata!

 

Silenzio.

 

- No, ti avevo detto aranciata!

- No, mi avevi detto limonata!

 

Un po’ più forte, a denti stretti.

 

- Non mi interessa la limonata; ti avevo detto aranciata.

- Ti sarai confuso, mi hai detto limonata, ed io ho ordinato la limonata!

 

Arrabbiato.

 

- Che m’importa della limonata; ne ho sei casse. Mi manca l’aranciata!

- Ma mi hai detto limonata!

 

GRZL! GRZL!

 

- Aranciata, aranciata, aranciata porco mondo!

- Limonata!

 

Si allontana e ritorna paonazzo.

 

- Io ho una sola parola, sono il padrone .... aranciata, aranciata, aranciata !

- Hai detto limonata!

 

Pausa ed esplosione.

 

- APRI IL FRIGOOOOO! VEDI, CI SONO SOLO LIMONATE, LIMONATE, LIMONATEEEEEEE!

VOGLIO ARANCIATE! CAPITOOOOO!

- Sì, ma hai chiesto limonate!

 

Rassegnato.

 

- Cosa servo adesso ai signori che mi chiedono sempre l’aranciata che io non ho? Gli offro la limonata eh?

- No, gli puoi dare l’aranciata perché è arrivata stamattina!

 

Provate a registrare le vostre telefonate e poi risentitele; capirete facilmente che tra ciò che abbiamo detto ed ascoltato e ciò che crediamo e ci ricordiamo ci passa una bella differenza.

 

Ognuno parla e ascolta solo se stesso. Se tutto va bene riesce a cogliere qualche parola dell’altro ma solo se conferma quanto già prestabilito da chi ascolta. Il resto cade nel vuoto; è solo rumore di fondo.

 

Ma anche quando ci ricordiamo ciò che abbiamo detto o sentito le cose sono ben diverse; anche quando le abbiamo registrate non hanno il significato che crediamo, in modo particolare se sono messaggi differiti nel tempo e nel contesto.

 

Una quercia è sempre una quercia, ma diverso è il messaggio che ne deriva se la osservo nel contesto della foresta di querce nella quale è nata e si è sviluppata, oppure nel salotto di casa mia dove è stata posta forzatamente per il mio diletto.

 

Diverso è il suono che emanano le sue foglie mosse dal vento dalla muta rassegnazione di una immobilità conseguente all’immersione in un’aria immobile, stagnante e avvelenata.

 

Un ascolto mediato da strumenti, un ascolto privo di compartecipazione fisica, diretta e totalmente immersiva degli agenti comunicanti è solo trasmissione sterile di suoni disarticolati che stimolano la creazione di scenari onirico-fantasiosi-allucinati che vengono scambiati per reali.

 

Le conseguenze sono disastri annunciati con dovizia di indizi evidenti; altro che tweet! Dal contesto intimo della propria privacy allo strombazzamento politico e mediatico il risultato è uno solo: delirio demenziale organizzato al quale nessuno può sottrarsi.

 

Possiamo farci qualcosa?

Certamente!

Però non esiste una formula uguale per tutti, un codice di comportamento inequivocabile. Tentare di farlo sarebbe aggiungere benzina sul fuoco, una estrema ratio che renderebbe del tutto impossibile ogni altro tentativo di cambiare strada.

 

Né si può sfuggire a tale attrazione fatale semplicemente spegnendo i segnali che provengono da ogni dove, perché quelli già arrivati e presenti si svilupperebbero al loro posto diventando dominanti ed esclusivi.

 

Questo è psichismo ovvero aberrazione della mente, annientamento progressivo della capacità di intendere e volere cosciente, possessione.

 

Forse, ma solo forse, sarebbe utile un po’ di silenzio.

Di tutti!

 

Figura e testo

Pietro Cartella

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