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Cultura

L’EDITORIALE della DOMENICA di CIVICO20NEWS – Enrico S. Laterza : Sul senso serafino (bis): l’impoliticante

Secondo capitolo (o capitolazione): chi comanda davvero nella cosiddetta democrazia?

9 Dicembre
09:00 2018

Proseguendo la celestiale chiacchierata sul senso serafino, intorno al vacuo argomento del genere angelico, tema abbordato nello scorso editoriale del sottoscritto, varrebbe la pena di riesumare una problematica ivi affrontata, la principale vexata quaestio: chi comanda davvero nella cosiddetta democrazia?

È ancora – se mai fu – il Popolo (o popolino bovino), come recita l’etimologia greca-antica e proclamano i tanto vituperati, etichettati sovranisti, nonché idealmente urbanamente stabilisce (all’articolo 1, “nelle forme e nei limiti previsti”) la sana Carta Costituzionale con cui si ripulisce la boccuccia il Belpaesello dello Stivaletto?

No, none, nisba.

Senza per forza evocare il movimento della decrescita felice di Latouche e appellarsi alle illuminanti teorie di Noam Chomsky sulla sperequazione, o imitare le erudite erosive elucubrazioni del perturbante neo-veteromarxiano (forse marziano) Davide Fusaro, che quotidianamente imperversa – incomprensibilmente incompreso – nei talk più disparati e disperati, né blaterare nostalgicamente dell’utopica Res Publica ciceroniana, d’esplicita ispirazione platonica, nella quale s’immaginava che a governare dovessero essere i saggi filosofi stoici – ma coi piedi ben piantati per terra (e non con la testa fra le nuvole, dove la teneva il famoso fumoso Socrate “sofistico” parodiato da Aristofane nelle Nephèlai, giust’appunto) –, si è costretti a riconoscere la scoperta dell’acqua calda, cioè che l’attuale scorcio di XXI secolo è tiranneggiato dal Re Mercato e dal Duce Denaro o Dea Mammona (borse, borsini e borsette, banche, banchette e banconi, fondi, fondazioni e fondine, spread vari avariati e dubbie agenzie di rating o racket, mafiomassoni ammassati a Davos, troiche e reliquie di preistoriche mummie d’istituzioni internazionali postbelliche auricentriche di Bretton Woods), coi rispettivi irrispettosi vassalli, signoraggi e sudditanze, peggio degli accaniti sgherri del Torlonia siloniano.

I matrigni innatalizi Bezosoros, gli straricchi cresi del prefissato ultraliberistico ipercapitalismo imperante nell’odierno famelico Globalevo onniplanetario unipensante – guerreggiante, cementificante e inquinante, inquietante, falsamente verniciato d’immacolata biacca sepolcrale eco-umanitaria –, han recato i doni avvelenati di miriadi di mediocri prodotti e cimici cinesi (da giardino e da cellulare) a prezzi bassi ed alti costi sociali, col corollario di una precarizzazione mortale a vita e della disintegrazione – o azzeramento – dei diritti (teorici) dei servolavoratori digital-manifatturieri (ridotti a mera merce nel cinico-e-baro gioco-d’azzardo dello sfruttamento dei flussi migratori), specialmente i giovinotti, pescetti pietosamente irretiti dall’internet, “chini sullo schermo e schiavi del web” (li raffigurerebbe un Sallustio aggiornato ai tempi nostri), pronti a sollevarsi solo nel caso si tolga loro l’ultimo modello di i-phone (probabilmente ne riparleremo nel prossimo episodio di questo seriale trattatello).

In pratica, nell’assurda ipotesi che ci venisse vietato di occuparci di Politica, scopriremmo che ogni espressione esistenziale e culturale collettiva dell'individuo lo è. Oppure nessuna. Che tutto sarebbe invece Economia. E l’economia è politica. Saremmo dunque obbligati a tacere.

Sembra, però, che pochi posseggano la rara ragionevole intelligenza di guardare al di là delle vicine, presenti elezioni, per programmare ed interessarsi, al contrario, del destino delle generazioni future (parafrasando James Clarke) e magari tentare di rimediare ad errori e peccati passati, al cumulo di buchi-neri o rossi lasciati dai precedenti espertoni, spesso rivelatisi malaccorti o disonesti amministratori (del bilancio, del patrimonio artistico e dell'ambiente), personaggi adesso propensi a sputar insulti iettatori sui disgraziati eredi, scelti dal responso delle urne. Insomma, predomina la miope ottica a breve termine.

Del resto, che ci aspetti poi l’elusivo paradiso-fiscale o una meritata dannazione infernale dantesca nel girone dei tartassati consumisti egoisti anonimi, accanto al satanico mostro Pluto, “in the long run we are all dead”, secondo la celeberrima battuta ironica di Keynes, “nel lungo periodo saremo defunti”.

Eccosissìa!

 

Enrico S. Laterza

 

 

 

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