Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Politica Internazionale

Le “cavolate“ di Macron e le sciocchezze di Beppe Grillo. Due aspetti dell’ecologismo da strapazzo

Ormai i cittadini in Europa come in Italia sono vittime di scelte abnormi avulse dalla realtà che ci circonda

10 Dicembre
08:30 2018

L’ondata di violenze che ha investito la Francia nelle ultime settimane, è cosa nota.

La protesta popolare sfociata nelle distruzione di beni privati con guerriglia dilagante e barricate nelle strade di Parigi e di altre città ha visto la saldatura di estremismi di destra e di sinistra “guidati” da sempre più probabili ingerenze straniere.

Il Governo sta correndo ai riparti e solo oggi potremo capire se Macron ha inteso la lezione, seppur tardivamente. Alla base di tutto c’è stata l’entrata in vigore di misure assunte dal governo francese a difesa di un ecologismo che si accanisce sullo stile di vita dei francesi e depreda le già misere finanze dei cittadini.

Il presidente Francese è arrivato a confessare di aver detto e fatto 'conneries' , come la limitazione di velocità di 80 km orari o la riduzione della quota di aiuto per gli affitti.

Le Parisien afferma, inoltre, che Macron potrebbe tenere un discorso alla nazione in serata. Il presidente sembra determinato a riprendere un ruolo da protagonista nella vicenda e ha annunciato che domani avvierà una serie di consultazioni.

Per ben capire l’origine della mobilitazione è bene tornare indietro di qualche mese.

La protesta dei gilet gialli è iniziata d’estate con una petizione per chiedere la riduzione delle tasse sul carburante (imposte per motivi ecologici, nel nome della lotta al riscaldamento globale). Poi dalla petizione è scaturita una protesta di massa, soprattutto nelle province dove è più necessario l’uso dell’auto.

Sono state presentate una serie di rivendicazioni sociali, politiche, economiche, da parte di gruppi auto-gestiti con obiettivi spesso in contraddizione fra loro.

Pare che rancori e odi repressi, per ingiustizie subite o anche solo percepite, abbiano trovato la loro immensa valvola di sfogo, all'improvviso, tutti in una volta. Il movimento poliforme è diventato una sorta di sfida al potere e all’élite genericamente intesa. I protestatari chiedono tutto ciò che i governi democratici hanno di volta in volta promesso, ma che i conti pubblici o le necessità imposte dalle relazioni internazionali non hanno permesso di elargire.

La lista delle richieste è economica con sfumature libertarie (tetto massimo del 25% all’imposizione fiscale) e al tempo stesso stataliste (aumento delle pensioni, aumento delle assunzioni pubbliche, case popolari per tutti, riduzione delle dimensioni delle banche).

È politica con sfumature di democrazia diretta (nuova costituzione “del popolo e per il popolo”), di liberalismo (fuori lo Stato dall’educazione, dalla famiglia, dalla sanità e dai media), di socialismo (divieto delle lobby, lotta all’evasione fiscale, stop alle privatizzazioni, piano di educazione nazionale) e di nazionalismo (uscita della Francia dall’Ue).

C’è un programma ecologista (no agli Ogm, lotta alla plastica e all'obsolescenza programmata), ma anche reindustrializzazione . C’è dell’anti-imperialismo militante (uscita della Francia dalla Nato, stop alle ingerenze nell’Africa francofona, pacifismo) e dell’anti-immigrazionismo (lotta all’immigrazione clandestina e contrasto delle sue cause).

È dunque difficile trovare un filo conduttore in tutte queste richieste, impossibile trovarvi una coerenza e quasi certamente un partito politico che dovesse nascere da questa protesta, oppure cavalcarla, dovrebbe cancellare almeno la metà dei punti programmatici.

Il presidente Macron e il governo Philippe hanno ignorato completamente la protesta quando questa montava. Dinanzi a proteste verbali, Macron ha pure osato rispondere “Quando cambiamo le cose, sconvolgiamo le vecchie abitudini e la gente non è necessariamente contenta”.

A metà novembre, 300mila persone erano già sulle strade a bloccare il traffico. E il presidente li ha ignorati di nuovo. Dal governo Philippe è arrivato solo il suggerimento di usare di più i treni e i mezzi pubblici, o di comprare le auto elettriche.

Alla fine la protesta è andata fuori controllo, ma solo dopo le violente proteste di Parigi, nei giorni scorsi, il governo Philippe si è degnato di “congelare” l’aumento delle tasse sul carburante.

Poi Macron, impaurito dalla piazza, ha direttamente annunciato l'annullamento delle imposte.

E ha promesso di recuperare il gettito con una patrimoniale, per colpire i francesi più ricchi. Una tassa che era stata rimossa proprio per volontà di Macron e che non è affatto detto che venga realmente reintrodotta.

Troppo poco e troppo tardi: ormai il movimento dei gilet gialli si è, appunto, trasformato in un moto politico di ribellione generale, non basta più una concessione sul prezzo del carburante, adesso, per farlo sgonfiare. È un segnale controproducente: solo la protesta violenta ha smosso il governo. Dunque: la violenza paga?

Colpendo i ricchi a beneficio dei poveri Macron ha inoltre legittimato l’invidia sociale, proprio quella che si era ripromesso di combattere, dopo che le politiche punitive dei suoi predecessori socialisti avevano fatto fuggire imprenditori e capitali dalla Francia.

Le reazioni violente, seppur deprecabili sono indubbiamente la risposta ai madornali errori commessi da un giovane presidente che forse è sin troppo sicuro di se.

In Italia, in quanto a provocazioni, i grillini al governo non si comportano in modo differente, anzi le incongruenze ed i proclami si susseguono.

In nome di un ecologismo strampalato, non sono ancora partiti i lavori per la demolizione ed il rifacimento del ponte Morandi a Genova, perché il lunare ministro Toninelli intende privilegiare un percorso gioioso a disposizione di bimbi giocosi tra i TIR in marcia, invece di alleviare celermente le difficoltà di mobilità dei genovesi a scapito dell’economia dell’intera regione, dando avvio alla costruzione di un manufatto funzionale.

Nella discussione dei bilancio del 2019, Di Maio intende gravare l’acquisto di auto a benzina e diesel, strozzando gli acquirenti con una tassa ingente , in nome della limitazione all’inquinamento prodotto dal veicolo.

Misura che, oltre a penalizzare i ceti meno abbienti, causerebbe in modo forse irreversibili l crollo dei costruttori di auto ed il considerevole indotto, incrementando la disoccupazione. Ciò per privilegiare l’acquisto di auto elettriche che ancora non rappresentano il futuro fruibile.

Non contento il folle Beppe Grillo incita i suoi compagni di merenda a gravare le accise sui carburanti di quattro euro al litro.

Misura dannosissima che si commenta da se.

La porzione di odio sociale e di populismo dilagante, sarebbe fomentata ancora una volta nel tassare in modo spropositato le “così dette Pensioni d’oro” frutto di anni di lavoro e sacrifici da parte di cittadini contribuenti e non parassiti.

Nei pochi comuni ove i grillini governano le cose non vanno meglio. L’inqualificabile Chiara Appendino, a Torino, non accede a finanziamenti pubblici per migliorare il flusso di veicoli sulle strade di scorrimento veloce, limita drasticamente i parcheggi e intende chiudere alla circolazione per tutto il giorno, un perimetro esteso della citta. Tutte misure di dubbia utilità e di danno al cittadino, che contribuiscono a causare la via della decrescita felice, già imboccata dal governo.

Di fronte a prese di principio ideologico e non suffragate da nessune utilità, come dovrebbe comportarsi, anche da noi, il cittadino indifeso?

Chinare il capo davanti alla protervia e all’ignoranza di chi ci governa o reagire?

Se la cocciutaggine di coloro che governano al centro come nelle città perpetrasse, il difendersi, sarebbe un dovere sacrosanto del cittadino.

Non certo accanendosi contro proprietà pubbliche e private, ma direttamente contro i responsabili della cattiva politica.

A meno che costoro provvedano saggiamente a togliere il disturbo.

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo