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Musica

Torino. L'Oratorio di Natale di Johann Sebastian Bach a Intrecci Barocchi

Prosegue la tredicesima edizione di Regie Sinfonie

12 Dicembre
09:00 2018

I due concerti dell’Oratorio di Natale di Johann Sebastian Bach, rappresentano il momento culminante della prima edizione di Intrecci Barocchi, progetto della Regione Piemonte e della Città di Torino, sostenuto dalla Fondazione per la Cultura Torino e realizzato dai Musici di Santa Pelagia, dalla Fondazione Academia Montis Regalis, dall’Accademia Maghini e dall’Associazione Corale Stefano Tempia.

Inoltre, il secondo concerto rappresenta il terzo appuntamento della tredicesima edizione di Regie Sinfonie, la stagione di musica antica e barocca organizzata dai Musici di Santa Pelagia, con il prezioso supporto della Regione Piemonte, della Compagnia San Paolo e dalla Fondazione CRT.

 

Sabato 15 dicembre 2018 alle ore 21 nella solenne cornice del Tempio Valdese, Corso Vittorio Emanuele 23 Torino, l’Academia Montis Regalis e il Coro Maghini, con un cast di solisti comprendente i soprani Valentina Chirico e Fabiola Salaris, il controtenore Maximiliano Danta, il tenore Alessio Tosi e il basso Mauro Borgioni e la direzione di Ruben Jais, eseguiranno le prime tre cantate dello straordinario capolavoro di Bach, un’opera di ampie dimensioni che – grazie alla sua struttura, comprendente sei cantate distinte composte per altrettante festività di questo periodo – viene eseguita in due serate per favorire un ascolto più consapevole da parte del pubblico, che potrà apprezzarlo nell’interpretazione delle quattro formazioni aderenti a Intrecci Barocchi.

Le altre tre cantate saranno presentate martedì 18 dicembre alle ore 21 sempre nel Tempio Valdese, con I Musici di Santa Pelagia e il Coro Stefano Tempia sempre con gli stessi solisti e sotto la bacchetta del medesimo direttore. Questi concerti segnano un deciso cambio di passo per le quattro formazioni, che nel loro insieme propongono con le loro stagioni un cartellone vastissimo e perfettamente integrato, privo di sovrapposizioni e con diversi percorsi artistici in grado di soddisfare anche gli appassionati dai gusti più esigenti.

 

Nota di sala

Con la Riforma protestante, Martin Lutero provvide a ridisegnare la liturgia della Parola, che si allontanò anche sotto l’aspetto formale dal rito cattolico, legato – dal punto di vista dell’ex monaco agostiniano – a una Chiesa corrotta e ormai irrimediabilmente lontana dagli insegnamenti di Gesù Cristo.

Una parte rilevante di questo profondo cambiamento riguardò la musica, considerata troppo cervellotica e di difficile comprensione per i fedeli, per la maggior parte illetterati, se non analfabeti.

Nel giro di pochi anni nelle regioni riformate venne così messo a punto un repertorio del tutto nuovo, pensato per favorire la partecipazione della congregazione con testi in tedesco e non più in latino e l’inserimento nella celebrazione di nuovi generi liturgici e paraliturgici in grado di istruire nelle verità della fede anche i fedeli più semplici.

Verso la metà del XV secolo queste considerazioni di carattere musicale investirono anche la Chiesa cattolica, che iniziò a vedere le elaborate messe policorali dell’epoca come uno splendido inno di lode per l’Onnipotente, che però tagliava del tutto fuori l’assemblea riunita in chiesa, al punto da apparire quasi come un’esibizione fine a se stessa.

Ne sortì un acceso dibattito tra i fautori dello status quo e quanti propugnavano il ritorno alla nuda semplicità del canto gregoriano, che venne risolto da Giovanni Pierluigi da Palestrina con la Missa Papae Marcelli, che – nonostante la sua scrittura a sei voci – venne giudicata comprensibile e in grado di esprimere adeguatamente i contenuti della liturgia, “salvando” in questa maniera il repertorio polifonico.

In Germania la ricerca di un modello di rito più inclusivo portò invece all’affermazione di altri generi, la cantata sacra e l’oratorio-passione, che avrebbero conosciuto in seguito una grande fortuna, come dimostrano le migliaia di opere di questi tipi che vennero composte nei due secoli successivi.

La struttura era tanto semplice quanto efficace e si basava su tre elementi essenziali: il coro polifonico, che rappresenta l’espressione religiosa della collettività, l’aria, che tratteggia una riflessione sui fatti narrati, e il corale, che vede la partecipazione di tutti i fedeli, su un testo basato su una semplice melodia omofonica.

Tra i numerosi lavori sacri del Barocco tedesco, l’Oratorio di Natale di Bach occupa un posto a sé sia per la sua scintillante bellezza sia per la sua peculiarità strutturale, che gli ha consentito non solo di sopravvivere all’inappellabile esame del Tempo, ma di diventare anche uno dei capolavori più emblematici del sommo Cantor lipsiense.

Composta per il Natale del 1734 da un Bach quasi cinquantenne, quest’opera è divisa in sei parti distinte, concepite per altrettante festività di questo periodo, ossia il Natale, il primo e il secondo giorno dopo Natale, la Circoncisione del Signore (Capodanno), la prima domenica dopo Capodanno e l’Epifania.

Per esprimere l’atmosfera di queste ricorrenze, ogni cantata prevede un organico diverso, che va dalle trombe e timpani che celebrano le feste più solenni (prima, terza e sesta cantata) ai flauti traversieri, oboi d’amore e da caccia che evocano con il loro timbro morbido a carezzevole l’incanto della mangiatoia che ospita il Bambino appena nato nella seconda cantata, un fatto che peraltro non fa perdere l’unità d’insieme e la coerenza formale dell’opera complessiva, dimostrando – se ancora ce ne fosse bisogno – l’inarrivabile grandezza dell’arte di Bach, per il quale la musica non era altro che l’espressione della sua adamantina fede.

La cantata Fallt mit Danken, fallt mit Loben – la più breve delle sei – si concentra sul tema del nome di Gesù, in quanto la tradizione ebraica dell’epoca prevedeva che ai neonati venisse ufficialmente imposto il nome in occasione del rito della circoncisione. Dopo l’imponente coro iniziale impreziosito dal morbido suono dei corni da caccia e seguito dal consueto racconto dell’Evangelista, il basso invoca il nome “Immanuel” in un recitativo in cui Bach inserisce genialmente una strofa di corale affidata al soprano. La successiva aria «Flösst, mein Heiland, flösst dein Name» è un’altra gemma che vede il soprano intessere un dialogo appassionato in eco con l’oboe e con un soprano fuori scena.

A questo punto torna il basso, che conclude in perfetta simmetria la meditazione sul nome del Salvatore con un altro recitativo contrappuntato dal soprano. A questo punto, Bach volta repentinamente pagina con un’aria mossa e vivace del tenore con due violini obbligati, la cui musica – come l’aria precedente – proviene dalla cantata profana Laßt uns sorgen, laßt uns wachen BWV 213, composta nel 1733 su testo dello stesso Picander, e un corale dai toni gioiosi, sottolineati dal suono festoso dei corni.

Contrariamente a quanto sarebbe stato logico attendersi, nella quinta cantata il testo non si basa sul Vangelo previsto per la prima domenica dopo Capodanno, incentrato sulla fuga in Egitto della Sacra Famiglia, ma anticipa l’Epifania, ponendo l’accento sui temi di Cristo luce del mondo – che trova fulgida espressione nella stella cometa – e delle profezie sulla venuta del Messia.

Questa cantata è pervasa da un’atmosfera dolcemente intimistica, sottolineata dall’organico ridotto, che accanto agli archi e al basso continuo vede la presenza solo di due oboi d’amore. Questa dolcezza delicatamente trattenuta consente anche a Bach di creare l’ennesima simmetria con la seconda cantata Und es waren Hirten e un apprezzabile contrasto con la trionfale cantata conclusiva.

Il gioco dei contrasti prosegue nel coro d’apertura, la cui gioia luminosa viene offuscata per un tratto dalla più introversa sezione centrale, che anticipa il successivo coro con recitativo «Wo ist der neugeborne König der Jüden?», nel quale l’impaziente desiderio dei Magi di scoprire il luogo in cui riposa il Re dei Re si alterna in maniera molto coinvolgente alla mistica contemplazione del contralto.

Il tema dell’Uomo venuto per portare la luce nel mondo viene ulteriormente sviluppato nella accorata aria del basso «Erleucht’ auch meine finstre Sinnen», nel successivo recitativo del tenore e nel corale conclusivo, tra i quali si inseriscono un terzetto per soprano, contralto e tenore e un recitativo del contralto accompagnato dai due oboi d’amore, che riflettono sulle profezie messianiche.

Per celebrare l’Epifania, la manifestazione del Signore, Bach fece ricorso a tutte le sue ragguardevoli risorse per esaltare il trionfo di Cristo sul Male, creando uno straordinario capolavoro nel quale sono presenti tutti gli stili e i generi musicali dell’epoca. Il monumentale coro iniziale in stile fugato con il fulgido timbro delle trombe viene infatti seguito dall’aria del soprano «Nur ein Wink von seinen Händen», che esalta con toni di danza l’onnipotenza divina, dalla scrittura concertante dell’aria «Nun mögt ihr stolzen Feinde schrecken», nella quale il tenore dialoga brillantemente con gli oboi d’amore, sfidando apertamente i “fieri nemici” ad attentarne la salvezza eterna, e infine dal corale conclusivo «Nun seid ihr wohl gerochen», la cui elaborata scrittura pone un glorioso sigillo a uno dei più grandi capolavori della storia della musica.

 

Academia Montis Regalis

La Fondazione Academia Montis Regalis è un’istituzione piemontese impegnata da vent’anni nella diffusione della musica antica, nel 1994 ha dato vita a un’orchestra barocca e classica con l’intento di promuovere il repertorio sei-settecentesco secondo criteri storici e con l’utilizzo di strumenti originali.

È nata così l’Academia Montis Regalis, che fin dall’inizio della propria attività è stata diretta dai più importanti specialisti internazionali nel campo della musica antica tra cui Ton Koopman, Jordi Savall, Christopher Hogwood, Reinhard Goebel, Monica Huggett, Luigi Mangiocavallo, Enrico Gatti, Alessandro De Marchi e molti altri.

Negli anni successivi l’Orchestra ha iniziato un importante sodalizio discografico con la casa francese OPUS 111 ed è stata invitata dall’Unione Musicale di Torino a collaborare alla realizzazione della rassegna concertistica l’Altro Suono, dedicata interamente alla musica antica. Queste collaborazioni hanno dato prestigio e visibilità all’Orchestra, divenuta una realtà professionale tra le più apprezzate a livello nazionale e internazionale, con presenze regolari presso alcune istituzioni concertistiche e festival di grande importanza. Molti sono inoltre i riconoscimenti ottenuti in campo internazionale per quanto concerne l'attività discografica: Diapason d’Or, Choc Musique, Gramophone Choice. Da alcuni anni l’Academia Montis Regalis ha affidato il ruolo di direttore stabile ad Alessandro De Marchi, affermato direttore d’orchestra italiano con il quale l’orchestra ha partecipato a un importante progetto discografico, la Vivaldi Edition, che ha come scopo l’incisione di tutti i manoscritti vivaldiani conservati presso la Biblioteca Nazionale di Torino.

Il primo CD della collezione, la Juditha Triumphans, realizzato dall'Academia Montis Regalis ha riscosso un successo straordinario in tutto il mondo. A questa prima incisione se ne sono aggiunte altre quattro fra cui l’opera teatrale Orlando finto pazzo e una serie di concerti per violino e archi realizzati con Enrico Onofri. In seguito l’orchestra ha registrato per l’etichetta inglese Hyperion il Trionfo del Tempo e del Disinganno di Händel, San Giovanni Battista di Alessandro Stradella e il Davidis pugna et victoria di Alessandro Scarlatti.

Dal 2010 l’Academia Montis Regalis è il gruppo residente presso il prestigioso Festival Innsbrucker Festwochen dove ogni anno mette in scena un'opera barocca e realizza progetti cameristici. Le quattro opere eseguite fino a ora, l’Olimpiade di Pergolesi, il Flavius Bertaridus di Telemann, la Stellidaura Vendicante di Provenzale e La Clemenza di Tito di Mozart, sono state accolte trionfalmente dalla critica internazionale e sono state registrate dal vivo da Sony Classic.

Nel corso del 2013 l’Academia Montis Regalis ha inciso due CD con i controtenori David Hansen e Franco Fagioli, rispettivamente con le case discografiche Sony Classic e Naïve. È stata ospite del Festival di Potsdam Sans-Souci e nel mese di ottobre eseguirà un'opera di Provenzale presso il Theater an der Wien di Vienna. Nel 2005 l'Academia Montis Regalis ha conseguito il Premio Abbiati per l'attività artistica svolta nel settore della musica antica.

 

Coro Maghini

Il Coro Maghini si è formato nel 1995 a seguito di una prima collaborazione con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, a cui sono seguite negli anni successivi numerose produzioni. Nel campo della musica antica collabora stabilmente con l’Academia Montis Regalis. Nell’estate del 2011 è stato invitato al Festival MA di Bruges (Belgio) e dal 2011 al 2016 come coro residente all’Innsbrucker Festwochen der Alte Musik; nel 2016 ha preso parte al Festival Wratislavia Cantans di Wroclaw. Accanto alla produzione per coro e orchestra, il Coro Maghini ha affrontato buona parte del repertorio per coro a cappella dalle Sacrae Symphoniae di Giovanni Gabrieli ai Salmi a doppio coro di Mendelssohn, dall’integrale dei Mottetti di Bach alla musica corale romantica di Brahms, Liszt, al repertorio corale del XX secolo, Arvo Pärt, Penderecki, Nysted. Collaborano alla preparazione del coro il maestro assistente Elena Camoletto e il pianista Sergio Merletti.

 

Musici di Santa Pelagia

L’associazione culturale I Musici di Santa Pelagia è stata costituita a Torino nel 2001 con l’obiettivo statutario di valorizzare, attraverso manifestazioni concertistiche e produzioni discografiche, composizioni inedite e sconosciute del periodo tardo rinascimentale e barocco, utilizzando criteri filologici e rifacendosi alla prassi esecutiva dell’epoca. Accanto alla produzione di autori noti nel panorama musicale sei-settecentesco, l’ensemble attua infatti una ricerca di opere inedite, privilegiando composizioni rare e di grande interesse artistico. Di particolare rilievo sono le prime esecuzioni moderne del Ballet du Temple de la Paix di Jean-Baptiste Lully con la direzione di Barthold Kujiken, l’Oratorio Santa Pelagia di Alessandro Stradella e la Messa a tre voci per sua Altezza Reale Carlo Amedeo di Savoia di Maurizio Cazzati.

I Musici di Santa Pelagia hanno partecipato a numerose rassegne musicali e a manifestazioni di risonanza internazionale sia in Italia sia all’estero, tra cui il Roma Festival Barocco, MiTo, Les concerts à Saint-Germain (Ginevra) e Mille anni di Musica Italiana (Madrid), ottenendo sempre ampi consensi di pubblico e critica.

Di grande rilevanza internazionale sono state le prime incisioni della Messa per il SS. Natale del 1707 di Alessandro Scarlatti (2004), l’Oratorio Santa Pelagia di Alessandro Stradella (2007), entrambe pubblicate dalla casa discografica Stradivarius di Milano, che hanno riscosso ampi consensi di pubblica e di critica, testimoniati dai numerosi apprezzamenti su riviste specializzate di musica antica e barocca (Orfeo, Amadeus, Classic Voice). Nel 2016 l’ensemble ha realizzato per l’importante casa tedesca CPO la prima registrazione mondiale delle Sacre Lamentazioni del compositore bolognese Giovanni Paolo Colonna, che è stata recensita in termini estremamente positivi dall’autorevole MusicWeb International.

Nel 2008 I Musici di Santa Pelagia hanno avviato un vasto studio monografico sul violoncellista astigiano Carlo Graziani, artista protagonista nelle principali corti europee nella seconda metà del XVIII secolo. Il lavoro prevede l’incisione integrale del corpus musicale del compositore piemontese e l’edizione in stampa moderna, di cui fino a questo momento sono usciti due dischi, pubblicati rispettivamente dall’etichetta milanese Urania Records e dalla casa discografica belga Passacaille.

Sotto il profilo concertistico, I Musici di Santa Pelagia organizzano dal 2005 Regie Sinfonie, la stagione di musica barocca più importante di Torino, e nel 2016 sono stati incaricati dal comune di Pamparato di curare il Festival dei Saraceni, una importante rassegna di musica antica, che nel 2017 ha tagliato lo straordinario traguardo della cinquantesima edizione. Grazie a una raffinata proposta artistica e alla presenza di artisti di grande richiamo nazionale e internazionale, entrambe le manifestazioni possono contare su un pubblico affezionato e su recensioni molto lusinghiere.

Particolarmente intensa è anche l’attività svolta dai Musici di Santa Pelagia nel campo della formazione musicale, che si sostanzia nella gestione dell’Accademia Musicale Torinese e – dal 2017 – dall’Istituto Musicale “Giuseppe Verdi” di Asti, un fatto che dimostra la presenza sempre più capillare dell’ensemble nel tessuto musicale piemontese. Oltre a queste scuole, I Musici di Santa Pelagia organizzano tutte le estati a Pamparato il Summer Camp (riservato ai ragazzi e alle ragazze delle scuole primarie e secondarie di primo grado) e il Corso di Musica Antica, che sono ormai considerati tra gli appuntamenti più importanti dell’estate piemontese sia per gli specialisti che vogliono perfezionare il loro approccio esecutivo con docenti di grande prestigio sia per chi desidera avvicinarsi al mondo degli strumenti antichi e della prassi esecutiva d’epoca.

Direttore artistico dei Musici di Santa Pelagia è fin dalla fondazione il Maestro Maurizio Fornero, cembalista e organista di livello internazionale.

 

Accademia Corale Stefano Tempia

Fondata nel 1875, L’Accademia Corale Stefano Tempia è la prima associazione musicale del Piemonte e L’Accademia corale più antica d’Italia. Riferimento storico per l’educazione alla musica e la divulgazione del repertorio a cappella e sinfonico corale, l’Accademia si distingue fin dalle origini per le frequenti collaborazioni con prestigiosi direttori come Giovanni Bolzoni, Giuseppe Martucci, Lorenzo Perosi, Arturo Toscanini, e la realizzazione di grandi eventi culturali tra cui la prima esecuzione in Italia del Judas Maccabaeus di Haendel (1 marzo 1885) e la prima esecuzione a Torino della Nona Sinfonia di Beethoven (18 marzo 1888). L’Accademia da sempre privilegia la tendenza ad affrontare interpretazioni integrali di composizioni di grande respiro, dal Requiem di Cherubini alla Messa di Gloria di Giacomo Puccini, dalle Sinfonie di Mozart ai Poemi sinfonici dei grandi Romantici. Costante la partecipazione ai Festival musicale della Città di Torino come il Festival Alfredo Casella nel 2016, il Festival Vivaldi nel 2017 e il Festival Strauss nel 2018. Oggi Associazione riconosciuta a livello nazionale, la Stefano Tempia continua a prefiggersi gli obiettivi di educare alla conoscenza del canto corale e all’amore per la musica classica e conferma la sua vocazione ad esplorare il repertorio meno battuto, proponendo brani ed opere poco noti o meno eseguiti, anche di grandi autori.

 

Ruben Jais

Nato a Milano, contemporaneamente agli studi universitari, ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” della sua città, diplomandosi in Musica corale e Direzione di Coro e in Composizione Polifonica Vocale, entrambi i diplomi ottenuti con il massimo dei voti. Si è inoltre diplomato in Composizione, sempre presso lo stesso Conservatorio, dove ha anche compiuto gli studi di Direzione d’Orchestra, perfezionandosi, in seguito, con masterclass all’estero. È stato Maestro del Coro presso il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi dalla sua fondazione al 2007. Con tale ruolo ha collaborato, tra gli altri, con Romano Gandolfi, Riccardo Chailly, Claudio Abbado, Luciano Berio, Oleg Caetani, Claus Peter Flor, Christopher Hogwood, Vladimir Jurowski, Helmuth Rilling. È Direttore Residente e Responsabile delle Attività Artistiche dell’Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi. Dirige annualmente i tradizionali concerti del periodo natalizio con l’esecuzione dell’Oratorio di Natale di Bach e del periodo pasquale con l’esecuzione delle Passioni di Johann Sebastian Bach. Il suo repertorio spazia dai grandi capolavori della musica barocca (da L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi al Requiem di Jean Jilles, dallo Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi alle Passioni ed alla Messa in Si minore di Johan Sebastian Bach) a quelli della musica classica (sinfonie e musica sacra di Haydn, Mozart, Beethoven), nonché alla riscoperta di brani meno conosciuti di compositori dal XVI al XIX secolo (Zelenka, Scarlatti, Durante, Sammartini). Dirige musica contemporanea, soprattutto di autori italiani, da Castiglioni a Zanolini, da Anzaghi a Nova, da Ligeti a Messiaen, da Califano a Vacchi. Nel 2008 ha istituito laVerdi Barocca, ensemble specializzato nell’esecuzione della musica barocca, con il quale affronta i maggiori capolavori di tale repertorio sia sinfonico che operistico: dal 2009 laVerdi Barocca affianca le altre stagioni della Fondazione con una serie di concerti-appuntamenti dedicati ai capolavori dei secoli XVI-XVIII. È Direttore Musicale della Mailänder Kantorei, formazione legata alla comunità tedesca di Milano, con la quale si dedica soprattutto al repertorio di tale nazione, dal Barocco al Romanticismo, affrontando, inoltre, l’esecuzione integrale delle Cantate sacre di J.S. Bach. Dirige musica strumentale, corale e sinfonico-corale presso varie istituzioni italiane ed estere quali Biennale di Venezia, Teatro Comunale di Bologna, Milano Musica, RTSI di Lugano, Radio Ungherese Budapest, Festival di Saint Moritz, Teatro Real di Madrid, Orchestra Nazionale del Cile, UiS Stavanger Norway, Festival internazionali organistici.

Il prezzo dei biglietti di un concerto è di 12 euro, ma sono disponibili anche biglietti per entrambi i concerti a 20 euro. Per ulteriori informazioni, si può inviare una mail all’indirizzo info@musicidisantapelagia.com.

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