Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Cultura

Nel 1928 veniva inaugurata la Consolata di Torino a... Mogadiscio

La Cattedrale di Mogadiscio realizzata con forte impulso e partecipazione della città di Torino fu il maggiore tempio cristiano di tutta l'Africa orientale prima della sua distruzione

19 Dicembre
14:01 2018

Era la mattina del 1° marzo 1928 quando a Mogadiscio sventolava il gonfalone della Città di Torino donato dal Podestà, Conte di Sambuy, davanti ad un nuovo porticato attraverso il quale si vedeva il minareto della Arba Rucum, la più antica moschea della capitale somala.

In quel giovedì mattina di 90 anni fa, alla presenza del Principe Umberto di Savoia, in visita ufficiale nella colonia, veniva inaugurata la Cattedrale di Mogadiscio, dedicata alla SS. Vergine Consolata. La nuova opera fu fortemente voluta dall'allora Governatore della Somalia Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon, in seguito all’approvazione del nuovo piano regolatore della città africana.

Il 31 ottobre 1927 scriveva: “La città di Mogadiscio ha mutato volto e prende un aspetto irriconoscibile a chi la vide qualche anno addietro. Qualunque opera venga costruita porta i segni inequivocabili della civiltà littoria che la crea, della Dinastia che regge la patria, del governo che agisce; queste opere così segnate nella pietra, nel cemento e nel bronzo ricorderanno ai venturi quanto sia stata ferma la nostra volontà e quale spirito l’abbia guidata. Mentre scrivo questo note, sta ormai coprendosi nei tetti in Mogadiscio la più vasta chiesa di tutta l’Affrica Orientale, su progetto dell’ingegnere conto A. Vandone, e secondo i concetti di stile e di costruzione da me indicati perché non stonassero con la vera grazia della quale la città si sta vestendo. Essa è inspirata alla cattedrale di Cefalù, simbolo della riconquista cristiana della Sicilia, magnifico monumento della arte nostra e dello spirito nettamente cattolico, restauratore dei valori spirituali del fascismo”.

La posa della prima pietra avvenne il 28 dicembre 1923. In quell'occasione il de Vecchi telegrafò al Cardinale Pietro Gasparri: “Con grande solennità ho posata la prima pietra chiesa Mogadiscio et assistito benedizione santa croce cristiana sorta centro area nuovo tempio. Pietra posata est base angolare non soltanto Santa Casa ed indistruttibile edificio spirituale che vado edificando sovra codesta terra italiana con incrollabile volontà animata dalla fede in Dio. Così vado umilmente ubbidendo leggi divine et certezza che dove non regna religione non regnano ordine giustizia forza bellezza.”

Il nuovo tempio cristiano fu progettato dall‘ingegnere torinese Antonio Vandone Conte di Cortemiglia, in stile gotico-normanno, sul modello del duomo di Cefalù, con pianta a croce latina e interno suddiviso in tre navate separate da pilastri polistili con archi ogivali. Progettò un'imponente facciata caratterizzata da due campanili alti 37,50 metri, segnati da due ordini di monofere e uno di bifore.

All'interno, opera dello scultore torinese Cesare Biscarra, venne collocata sull'altare maggiore la monumentale Madonna con Bambino, copia della Madonna conservata nel Santuario della Consolata di Torino.

Il giorno della consacrazione l'interno era affollato da tutti i funzionari civili e militari della colonia “comprese le notabilità indigene ammesse nel tempio perché sentissero che in quel giorno e in quel luogo un'era nuova sorgeva su quella sponda oceanica” (1) visita poi ricambiata dal Governatore de Vecchi invitato nella moschea Giama.

La messa pontificale fu celebrata dall'arcivescovo monsignor Pisani, assistito dai vescovi monsignor Perlo e monsignor Mazzini, venuti appositamente dall'Italia.

Nel discorso l'arcivescovo ricordò “come l'Italia sia sempre stata una eccelsa costruttrice di chiese, capolavori d'arte, da quelle antichissime fino a questa bella e benedetta cattedrale di Mogadiscio.” (2)

Prima della benedizione venne annuciato che la domenica seguente sarebbe stato trasportato solennemente dal palazzo del Governatore alla Cattedrale il nuovo dipinto della Consolata, che il Cardinale Arcivescovo di Torino volle fosse accompagnato a Mogadiscio dal vescovo monsignor Mazzini.

L'arcivescovo invocò poi la benedizione su monsignor Perlo, del vicariato apostolico, che il Papa Pio XI scelse per la nuova sede, che sarà, fino alla sua distruzione avvenuta durante la guerra civile iniziata nel 1991, il maggior tempio cristiano dell'Africa Orientale.

Fu sede della diocesi di Mogadiscio, ormai vacante dal 9 luglio 1989 giorno dell’omicidio del vescovo Pietro Salvatore Colombo, sacerdote francescano, ucciso con un colpo di pistola al cuore all’esterno della cattedrale da ignoti.

Saccheggiata e vandalizzata gran parte della cattedrale e degli edifici del vicariato dopo la caduta di Siad Barre, sono state anche profanate le tombe dei quattro vescovi italiani, per poi essere quasi totalmente distrutta nel 2008 dagli integralisti islamici di Al-Shabab che minarono e distrussero le due torri.

Insieme alle due torri e alla Madonna della Consolata sono andati persi per sempre anche gli altorilievi in marmo del Carnerini, realizzati nel 1931, ispirati a motivi francescani. Erano tre grandissime lunette policromee raffiguranti “Il trionfo della Croce fra Santi francescani” (lunetta centrale sopra l’altar maggiore), un’allegoria di “San Francesco e le creature” (lunetta a sinistra) e “Il miracolo di Santa Chiara che alza l’Ostia in difesa del Chiostro contro i saraceni” (lunetta a destra).

Il Carnerini aveva realizzato per la cattedrale anche due lampadari e due candelabri (eseguiti in ferro battuto dalla Regia Scuola Professionale “Fermo Corni” di Modena), i confessionali e due angeli con funzioni di sostegno al quadro raffigurante la Vergine Consolata di Torino, offerto dalla città di Torino.

NOTE

1. da Cesare Maria de Vecchi, Orizzonti d'Impero, Mondadori, Milano, 1935

2. da La Cattedrale di Mogadiscio inaugurata dal Principe Umberto, pag. 5, La Stampa, 3 marzo 1928

Le foto d'epoca sono di Carlo Pedrini del Regio Laboratorio Cine Fotografico di Mogadiscio

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo