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Cronaca

Le ragazze scandinave massacrate in Marocco. Il video shock e poi, un assordante silenzio europeo

Sulla catena dell'alto Atlante in Marocco, e il pericolo tra le strade della vecchia Europa

Il parco del Monte Toubkal, vetta di 4167 m, luogo dell'agguato e meta turistica
28 Dicembre
08:00 2018

18 dicembre 2018, una notizia ha rammentato al mondo la barbarie del fondamentalismo islamico. Per quanto sminuito nella sua capacità militare, l’Isis non è vinto e difficilmente lo sarà in tutti i suoi tentacoli minori che sporcano di sangue la superficie del pianeta.

 

È una notizia che ha indignato la società civile, liberando sentimenti di rabbia e di paura evocati da una realtà latente: quell’orrore è vicino, forse ci cammina accanto. Lo sappiamo, rassegnati e fiacchi europei, quando usciamo di casa sperando che non tocchi a noi.

 

Il 17 dicembre, Louisa Vesterager Jespersen, 24 anni, danese, e l’amica norvegese, Maren Ueland, 28 anni, sono state massacrate a una settantina di km da Marrakech.

 

Erano in vacanza, volevano scalare il monte Toubkal nell’Alto Atlante, non erano il simbolo della cristianità, non un pericolo per l’Islam, non un’icona di imperialistica storia europea. Erano bionde, innocue turiste “infedeli”, violentate, sgozzate da un branco inneggiante a un estremismo islamico che è inopportuno tentare di capire, quanto contrastare, come è d’obbligo fare.

 

 

I particolari ripresi da un video diffuso sul Web e presto oscurato, sono di una violenza raccapricciante: un uomo recide i muscoli del collo di una ragazza seminuda, la deride, la gira, taglia la trachea, il sangue esce come da un rubinetto, ma lei ancora non muore, ha una mano che trema. Poi l’assassino cambia coltello e le stacca la testa dal collo, le spacca la colonna come a un animale. Orrore in diretta, tra urla di dolore e di terrore, mentre l’aguzzino emette suoni gutturali di brutale godimento… e la testa rotola….

 

Cortometraggio horror di bestie inneggianti al famigerato Stato islamico. Link del video:

 

http://www.gospanews.net/wp-content/uploads/2018/12/Beheaded.mp4?fbclid=IwAR3woOD9AmNRWXKOuoCrvciSaploLKI0qfNBm6XFNg-UaoCG2x8GvDKj5Mo

 

È una vetrina di ulteriore sgomento dopo la mattanza di Cherif Chekatt a Strasburgo, l'indottrinato che ha sparato in faccia a una ventina di persone ammazzandone sei; quindi eliminato dalla “Gendarmerie franaçaise” senza mezze misure.

 

In quell’occasione, il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani aveva dichiarato: “non bisogna abbassare la guardia, l’emergenza non è finita”. Ma quando mai lo è stato? Se è vero che l’Italia finora è stata sfiorata, con la morte di Antonio Megalizzi, i connazionali caduti qua e là nel mondo sono saliti a 44, contando dal 16 maggio 2003, ultimo giorno per Luciano Taidotto, vittima di un attentato in Marocco dove muoiono 41 persone (fonte Rainews.it).

 

È un estremismo alloggiato in tutta questa Europa Unita imbastita nel 1957 con i trattati di Roma e l’istituzione della CEE. Unione nata dalle ceneri della 2ª guerra mondiale, ultima strage fratricida consumata sul Vecchio Continente, sempre pronto a spararsi contro. Trattati pensati per non farlo mai più e durati quasi settant’anni, ma intanto qualcosa è cambiato. Dopo la guerra fredda, ora è il turno del terrorismo islamico. Colpisce senza divisa, senza mostrare il volto.

 

È successo a Parigi, Nizza, Barcellona, Berlino, Londra… infine a Strasburgo. Un pugno di invasati, poche armi, centinaia di vittime tra gli infedeli. I ministri rassicurano: “non ci faremo intimidire, i servizi segreti vegliano, l’intelligence funziona!” Mentre intanto la politica divide e l’immigrazione da paesi violenti incalza.

 

Il quadro è deprimente: Partiti contro, voci grosse in parlamento, ONG, mafia e camorra a dividersi la torta, mentre sempre più, qualche ragazza è violentata nel parco, e sempre meno si esce soli la sera. Tensioni popolari; già ci si è fronteggiati tra italiani su brutti fatti a Macerata, intanto la malavita nigeriana e quella albanese stanno facendo affari con la ‘ndrangheta. Ma l’accoglienza indiscriminata fa tendenza anche per il Papa.

 

Italiani, forse brava gente, certamente poco accorti, complici e artefici delle loro miserie, sedotti, derubati, ambigui, pallidi servi rinchiusi nella notte del nostro tempo, tra colpe che non hanno più e difformi sensi di colpa.

 

Scorrono rapidi in tv i nuovi libri dell’esistenza scritti con il sangue, la menzogna, l’imbroglio e la ripugnanza destinata alle masse senza più appartenenza. È venuto il tempo di prendere coscienza delle codardi paure, delle false lusinghe e dell’oscura prepotenza a cui ci siamo venduti quasi senza conoscenza, e di gridare basta! Ad ogni ulteriore insolenza, ad ogni idiozia politica, ad un buonismo stolto e miope, smerciato a gran voce da chi non rischia niente; "Onorevoli" del potere venduto a chi paga e tira le fila nel NWO.

 

Giovedì 27 dicembre 2018: 10 giorni dalla decapitazione shock. Nel frattempo il luccicante, inoffensivo Natale cristiano è trascorso indenne. Non per le due ragazze massacrate in Marocco, sulla cui sorte è sceso un inspiegabile, assordante silenzio dall’EU. Parimenti dall’Onu. Tramontata la notizia in tv.  

 

La procura di Rabat riporta dell’arresto di altre 9 persone. Salgono a 13 gli indiziati fermati, ed è un bene pensare che restino a giudizio in quel Paese maghrebino fino a poco tempo fa più sicuro e accogliente, oggi assillato dal rischio di jihadista. Per questo motivo il governo marocchino ha affidato ampi poteri alla sicurezza interna. Mohammed VI, sovrano riconosciuto come un leader moderno è impegnato nel tener fuori dal Paese il fanatismo islamico, così come nel sanare le crescenti tensioni etniche tra arabi e berberi.  

 

Notizie recenti, ma non ufficiali, attribuite alla radio marocchina, riportano della esecuzione di 3 degli arrestati, giudicati come esecutori materiali delle violenze e dell'assassinio delle turiste scandinave (comunicato in attesa di verifica attendibile).

 

Sul continente europeo, affrontare civilmente la disfida dell’Isis è aver perduto in partenza. Antonio Tajani non se l’abbia a male, ma se l’emergenza non è finita, non lo venga a dire. Che si reagisca in altro modo, senza audience né propaganda.

 

Certe battaglie non si vincono con i proclami. Se i servizi segreti sanno, che spengano fisicamente, e in silenzio, le cellule dormienti, così che non abbiano a svegliarsi più. E così sia nel Vecchio Continente, non è più tempo di inconcludenti espulsioni sbandierate ai 4 venti. È intollerabile temere di subire la sorte delle ragazze scandinave, né di morire in altro modo nel distorto nome di Allah, non per le strade nel mondo, non nella propria città. Eppure qualche assassino già da tempo vive nella nostra porta accanto. Quanti? Forse uno, nessuno o 100.000. Il tempo della jihad presenterà il conto?

 

Secondo il Pew Research Centermusulmani nell'UE, incluse Norvegia e Svizzera sono 25,7 milioni (2016), quindi il 4,9%. Proiezioni al 2050 prevedono un aumento da un minimo del 7% della popolazione a non oltre il 14%, in seguito a integrazioni di costume e ideologia.

Mancano le percentuali su quanti di loro ci possiamo fidare ciecamente, e ancor di più, quelli di cui non ci possiamo fidare affatto.

Fonte immagini: dal Web, contrassegnate per essere riutilizzate, no copyright

 

 

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