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Politica Locale

Torino. “Sì al Piemonte del Sì per Chiamparino Presidente”

Il bilancio della legislatura che si conclude e l’impegno per il bis

29 Dicembre
07:30 2018

Come di consueto ieri mattina si è tenuta la conferenza stampa di fine d’anno della Giunta Regionale che, in quest’occasione era particolarmente attesa, in quanto l’attività dell’esecutivo regionale terminerà in primavera, prima delle elezioni regionali.

E’ un Chiamparino in piena forma che annuncia, con orgoglio il consuntivo della sua amministrazione. “In questi anni abbiamo ridato credibilità a un’istituzione come la Regione Piemonte, che l’aveva persa. Credibilità riacquistata grazie al lavoro di squadra di tutta la Giunta e che ora vogliamo spendere per affrontare e cercare di risolvere i problemi che ancora esistono”.

Chiamparino ha voluto soprattutto tracciare un bilancio di legislatura: “Abbiamo rilevato una Regione alla quale la Corte dei Conti aveva certificato un disavanzo di 7,5 miliardi di euro e siamo arrivati in anticipo sul rientro concordato; il bilancio era precario, dopo un risanamento strutturale ora siamo in grado di reggere politiche utili per il Piemonte, tanto che sono stati decisi investimenti per circa 700 milioni di euro per il rilancio e lo sviluppo dell’economia, del turismo e del territorio.

La stessa operazione è stata compiuta per la sanità: siamo partiti da una situazione di commissariamento, abbiamo messo in moto un cospicuo piano di nuove assunzioni e un miliardo di euro per il Parco della Salute di Torino, la Città della Salute di Novara e i nuovi ospedali dell’Asl TO5 e del VCO, senza dimenticare le questioni più rilevanti, e lavorato per rendere la sanità più moderna con l’apertura di numerose Case della Salute e con l’avvio di una nuova politica della cronicità. Il Piemonte è così diventato la prima Regione italiana per quanto riguarda l’applicazione dei Livelli essenziali di assistenza nel 2017 e non sarà un caso se l’assessore Saitta è stato indicato come prossimo presidente dell’Agenzia italiana del farmaco”.

Il presidente ha quindi evidenziato i principali risultati ottenuti in diversi altri settori: “Gli obiettivi generali di utilizzo dei fondi comunitari sono stati raggiunti e si è potuto investire in tecnologia, ricerca, formazione e sviluppo dell’agricoltura. Inoltre, si è riusciti ad aprire alcune linee ferroviarie che erano state chiuse dalla precedente Amministrazione, sono state garantite agli studenti universitari tutte le borse di studio per reddito e per merito, gli investimenti sul turismo hanno prodotto effetti tangibili e riconosciuti come i riconoscimenti Unesco e di Lonely Planet.

Nel campo dei diritti il Piemonte è diventato una delle poche zone d’Italia in cui non si sono verificati momenti di tensione nelle politiche di accoglienza e integrazione degli immigrati”.

La credibilità così ottenuta Chiamparino vuole spenderla anche “al servizio di una Regione che non vuole farsi mettere nell’angolo dal Governo. Sulle trattative per avere maggiore autonomia secondo l’art.116 della Costituzione siamo pronti per partecipare ai tavoli tecnici, inserirci nel gruppo di testa con altre Regioni e chiudere partendo dalla sanità e dalle infrastrutture”.

La pagina negativa, o meglio la palla al piede che penalizza ancor la regione è dovuta alla carenza delle infrastrutture viarie (TAV, Terzo Valico, autostrada Asti Cuneo, Tangenziale Est di Torino) opere verso le quali la contrarietà dimostrata sino ad oggi dal Governo, condiziona di conseguenza lo sviluppo del territorio, le comunicazione ed il mantenimento ed incremento dell’occupazione.

Chiamparino si dilunga sull’azione dilatoria portata avanti dal Governo e ribadita ancora ieri a mattina dal presidente del Consiglio Conte, nel corso della conferenza stampa tenuta a Roma, mentre alla Camera si svolgeva l’irreale discussione sulla Finanziaria. L’intenzione di “scaldare il brodo”, prosegue Chiamparino, che nascondono la volontà dei sostenitori della decrescita felice, di bloccare le infrastrutture e lo sviluppo.

Per non tacere lo scippo dei 29 milioni del tesoretto olimpico, la rinuncia alle Olimpiadi del 2026 e la mancanza di stanziamenti per le politiche occupazioni nel torinese, conclamata area di crisi.

Sulla TAV, come atto di fine legislatura, se Roma continuerà a latitare, annuncia Chiamparino, sono in programma azioni congiunte con la Regione Lombardia per onorare gli accordi europei, la gestione finanziaria dell’opera e l’indizione di un referendum consultivo per i Piemontesi.

Inevitabile le curiosità sul futuro, in quanto è noto come, nonostante il PD sia oggi dilaniato da risse correntizie a Torino come a Roma, Sergio Chiamparino si ripresenterà agli elettori. La prima mossa la farà entro Gennaio, quando in un contesto pubblico, lui stesso illustrerà il programma “Sì al Piemonte del Sì per Chiamparino presidente” aperto a quanti, protagonisti ed elettori intenderanno aderire.

Non si tratterà di esprimere un assenso limitato alla costruzione di opere pubbliche, ma quel SI è da intendersi allo sviluppo, all’occupazione, alla difesa e tutele dei diritti civili e dell’ambiente.

Affinché i Piemontesi, a prescindere dalla convinzioni politiche, possano sentirsi protagonisti del proprio futuro. Idea, già trapelata in modo informale, nelle settimane scorse e che non potrà che attirare attenzione.

Sulle concezione di quale Torino e Piemonte s’ipotizza, ad opera dei grillini, abbiamo già avuto modo, come torinesi di pregustare le scelte sucide di Chiara Appendino, oltre agli slogan disgustosi e demagogici di Di Maio.

I grillini poi hanno già ufficializzato la candidatura divisoria di Giorgio Bertola, che non gode neppure il sostegno dei suoi compagni di partito.

Il centro destra, almeno in Piemonte, non è ancora in grado di enunciare la compattezza della colazione, né tantomeno il nome dei presidente.

L’unico credibile oggi, con la presentazione di un programma del “fare”, senza preclusioni ideologiche e limitazioni di sorta, ma basato sulla concretezza è quindi solo Chiamparino. Saranno mesi di aggregazione e confronto.

In Piemonte siamo arrivati ad un livello bassissimo, se riflettiamo come 140 anni or sono, tutto è partito da qui ed oggi siamo ridotti al fanalino di coda delle regioni del Nord. Il cd “Triangolo Industriale “ oggi da Milano si estende al Veneto ed all’Emilia e noi siamo tagliati fuori.

Ai piemontesi non rimane che tifare per un Piemonte concreto ed orgoglioso. I funamboli hanno già trombonato in passato, con risultati evidenti.

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