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Politica Nazionale

L'EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: Riformisti o riformatori

Quale sarà il percorso dei Governo nel nuovo anno?

30 Dicembre
09:00 2018

Il governo ha portato a casa l’intesa con Bruxelles, i mercati danno un po’ di respiro alla nostra economia, ma i nodi sono destinati a venire al pettine molto presto. Secondo molti analisti, quindi, siamo di fronte a una calma apparente, che verrà rotta dalla conferma, a breve, di un clima recessivo già presente da qualche mese e destinato a consolidarsi, considerate le stime al ribasso della crescita del Pil e le nubi che continuano ad addensarsi sulle finanze statali, a fronte dello scarso sviluppo dell’economia italiana. La crescita industriale è infatti scesa per la prima volta dal 2016 e il trend verrà confermato anche per il terzo trimestre 2018.

Stendiamo un velo pietoso sul percorso, inedito, per l’Italia nel quale si sono tenute le sedute al Senato prima di Natale, oltre alle modalità di voto della Finanziaria alla Camera dei Deputati che sarà approvata, tra vistose polemiche solamente nella giornata di oggi.

Nell’interesse del Paese, nel 2019 con l’attuale governo o con quel che seguirà, nel caso di un ribaltone in tempi brevi, dovrà prevalere la governabilità.

Gli slogan ad effetto dei grillini, volti a dividere gli italiani ed alimentare l’odio sociale, dovrebbero invece lasciare il posto ad una visione prioritaria di sviluppo, senza trascurare il disagio sociale, che più ancora della povertà, sta attraversando l’Italia da Nord a Sud.

Le scuole di pensiero cui ispirarsi, non possono che vertere tra il “fare” dei riformisti o quello dei riformatori. Il riformismo include, di norma, i liberali progressisti e i movimenti cattolici sociali fautori di riforme graduali ed è un termine vicino all'area culturale della sinistra. Riformatore è colui che attua le riforme ed è fautore di cambiamenti radicali.

E’ un perenne conflitto tra quanti, in buona o cattiva fede, si manifestano favorevoli e, a volte addirittura sinceri fautori dell’attuazione di reali riforme, limitandosi alla teoria e quanti, invece non hanno alcuna esitazione a rimboccarsi le maniche, e sulla base di attente e scrupolose analisi, decidono di impegnarsi direttamente nella non facile opera di consentire che le cose cambino veramente.

Tra i primi prevalgono quanti preferiscono ergersi a vigili militanti di determinate ideologie, non sempre conciliabili con gli effetti di un reale mutamento, ma più spesso, gelosi fruitori di un elettorato facilmente influenzabile ed in grado di consentire loro l’esercizio di un determinato potere, a prescindere dai risultati.

Gli altri, invece, pur consapevoli di essere le eterne avanguardie di un esercito minoritario e disarmato, non esitano ad intestardirsi nel voler prestare continua testimonianza di un diverso approccio alla realtà concreta e, soprattutto, ai suoi limiti ed alle sue difficoltà.

Non sempre i primi possono essere accusati, per mancanza di prove, di tradire quella che dovrebbe essere la missione propria di chi accetti di rendersi interprete attivo delle necessità della base che ha conferito loro, oltre al potere, anche la responsabilità di rappresentarla adeguatamente nelle dovute sedi decisionali.

Così come non sempre si può far colpa ai secondi se i loro sforzi non sono riusciti a concretizzarsi in effetti sostanziali: a volte, per non aver attentamente valutato le difficoltà, soprattutto politiche, che si sarebbero dovuto affrontare; altre volte per non aver voluto cedere su aspetti marginali che però, mai e poi mai avrebbero dovuto inficiare il valore stesso dell’azione da intraprendersi; altri, infine, per non aver curato, con analogo impegno, anche la stessa modernizzazione delle coscienze dei protagonisti diretti ed indiretti.

A volte quando il mutamento fa paura, o peggio, rischia di intaccare certi privilegi, non si ha alcuna remora nel rifiutarlo del tutto: allora si è di fronte ad un mutamento negato.

L’unico mutamento veramente tale, e quindi reale, presuppone che gli obiettivi vengano individuati senza alcuna tragica rottura con le radici, senza perpetrare gli inconvenienti che determinano i ritardi e le incongruità nei confronti dell’ineludibile processo di globalizzazione e soprattutto, senza ignorare che le sfide si dovranno affrontare e vincere sempre guardando al futuro.

In ogni caso, per ritornare dalla teoria alla prassi, se non prevale la credibilità e la decenza, il funambolismo, gli slogan e le promesse trappola sono destinate a vita breve per coloro che scambiano il consenso ricevuto per dabbenaggine.

Con l’inevitabile sguardo al 2019, chi sarà in grado in Italia di mostrare un colpo d’orgoglio che ci consenta di riscattarci e poter guardare con maggior fiducia al domani?

Il 2018 si è anche portato addosso il tradimento per le generazioni più giovani. Si vorrà continuare a correre il rischio di togliere loro la speranza nel domani?

FRANCESCO ROSSA
Presidente Onorario
CIVICO20NEWS

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