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Scienza e Salute

Altro che più sani: abbiamo perso 10 anni di salute.

“Civico20” ospita in articolo di Gioia Locati.

3 Gennaio
09:00 2019

Condivido con voi un’intervista al pediatra e neonatologo Carlo Tonarelli, specializzato all’ospedale Gaslini di Genova nonché relatore al convegno “Alla scoperta dell’omeopatia” che il “Movimento Genitori Lombardia” ha organizzato il mese scorso a Erba.

Qualche dato.

Dagli indicatori sulla salute di 27 Paesi (Health Status Indicator) emerge che in Italia la vita media si è allungata: dal 1984 è passata da 78 a 84 anni per le donne e da 72 a 80 anni per gli uomini. Abbiamo perso però 10 anni di salute. Nel 1984 ci si ammalava intorno ai 72 anni, oggi a 62. E le generazioni che si stanno rivelando più cagionevoli sono quelle nate negli anni del boom demografico, decenni ‘60 e ‘70. “Sono persone più esposte agli effetti dell’inquinamento e più propense ad assumere grosse quantità di farmaci, spesso inutilmente o in eccesso – spiega Tonarelli – Sono più colpite da malattie cronico-degenerative.

Oggi abbiamo 700mila morti l’anno, come nel ‘43, a fronte di 450 mila neonati. In dettaglio: gli italiani che si sono ammalati di cancro nel 2017 sono stati 417mila, 40mila in più del 2016; 225mila i morti di malattie cardiovascolari; 83mila i morti per il fumo; 22mila i morti per il diabete; 20mila i morti per l’alcool; 7.000 i morti per infezioni ospedaliere; 3.378 i morti per gli incidenti stradali e 4 per il morbillo”.

Quattrocentomila italiani (quanti gli abitanti di Bologna) scoprono di avere il cancro ogni anno. E 7mila persone – fra quelle ricoverate in ospedale per qualsiasi ragione – muoiono di infezioni contratte in corsia! Non si ascoltano questi dati in televisione e di rado li si trova sui giornali. Al contrario che 4 persone – già indebolite da malattie del sistema immunitario – siano morte di morbillo risuona dappertutto. 

E i bambini?

“Riflettono il progressivo peggioramento delle condizioni di salute. La malattia infantile più diffusa oggi è l’autismo; negli Usa nasce un bimbo autistico ogni 36, da noi il rapporto è 1 a 86 (non vi è un registro nazionale della sindrome, si tratta di una stima europea) ma l’incidenza è destinata a crescere. Nel 1975 il rapporto era 1 ogni cinquemila nati. L’autismo è aumentato del 78% negli ultimi cinque anni. (Fonte: AutismSpeaks.org)

Negli Stati Uniti la rete Children’s Health Defense si sta adoperando per informare sull’autismo e per indagare le ragioni dell’impennata costante della malattia. In Europa siamo il Paese con più studenti disabili; la disabilità è aumentata del 40% negli ultimi 10 anni; 1 bambino su 6 ha disturbi dell’apprendimento; 1 bambino ogni 450 ha il diabete di tipo 1; siamo il Paese europeo con più tumori infantili e con bambini più obesi”. 

La nascita di un bambino sano è un miracolo, ma mantenere sano un bambino è un’arte (cit.)

Le mamme ci salveranno.

“Se è vero che vi sono sempre più malattie in età giovane, è anche vero che le protagoniste del cambiamento sono sempre più le mamme. Il consumo di farmaci per uso pediatrico è cresciuto del 40% dal 2010 a oggi. L’80% dei medicinali usati per l’infanzia è off-label, significa che si usano prodotti non testati per i piccoli. Otto lattanti su dieci assumono almeno un farmaco nel primo anno di vita (il 48% antibiotici, poi antiasmatici e cortisonici).

Perché ci si deve guardare dall’abuso di farmaci nella prima infanzia? Primo: per le intossicazioni: un accesso su 4 in pronto soccorso pediatrico è dovuto a reazione a farmaci (!!!) (fonte: Società di emergenza e urgenza pediatrica). Secondo: per proteggere l’insieme dei batteri intestinali (microbiota) da cui dipende il sistema immunitario del lattante che fino ai 3 anni non è completamente formato. I bambini non sono adulti in miniatura, hanno un metabolismo diverso; si constata, infatti, che ridurre le dosi dei farmaci non è la strada giusta…”

Non è tutto. Dal rapporto “Arno bambino” emerge uno spaccato preoccupante sulla prescrizione di antibiotici. Il 33% degli antibiotici venduti è consumato da piccoli sotto i 6 anni per malattie respiratorie che sono nel 95% dei casi di origine virale, per le quali l’antibiotico è inutile.

Ogni anno muoiono 25mila europei per infezioni resistenti agli antibiotici.

È stato calcolato dal Cineca, consorzio interuniversitario che 20 principi attivi basterebbero a trattare le malattie dell’81% dei piccoli, mentre se ne usano 645 pari a 2.813 specialità.

Quale futuro?

“La Medicina dovrà fare – in parte lo sta già facendo – un salto di qualità. È fondamentale che il medico consideri il paziente nella sua unicità e “per intero”, l’unione mente-corpo non si cura modo frammentario: il farmaco indirizzato a un organo solo si ripercuote anche sul tutto. E l’interazione di due o più farmaci è ignota (cit. Garattini).

Un corpo trattato bene (in equilibrio) ha potenzialità di difesa enormi. Il primo medico è il paziente stesso, è fondamentale accorgersi dei segnali che il corpo ci manda anche a-specifici come la qualità del sonno, il carico dello stress, gli irrigidimenti muscolari. Poi è fondamentale l’alimentazione: una dieta equilibrata e sana, con alimenti di qualità certificata è una promessa di salute. Non eccedere con alcool, sale, zuccheri, salumi e carne. Privilegiare ortaggi, frutti di stagione, cereali integrali e grassi polinsaturi. Infine, creare questo tipo di consapevolezza nei genitori”.

Cosa si sa dell’autismo.

Concludo con alcune informazioni sull’autismo. 

L’Istituto superiore di Sanità ha confermato che la sindrome è in aumento ma che non esiste un registro dei malati. Il rapporto che fotografa l’incidenza 1 su 100 è un dato europeo.

Ho chiesto poi al genetista Alvaro Mesoraca cosa si conosce dei geni che predispongono alla sindrome e, se è possibile, per una coppia, fare un’analisi genetica pre o post concepimento (per sapere se il figlio svilupperà la malattia). Il genetista ha spiegato che i geni alterati -  a componente ereditaria – coinvolti nella sindrome sono 16 ma ha affermato che nessun laboratorio genetico farà mai un’analisi di questo tipo. “Non è etico – ha spiegato Mesoraca – Per il fatto che un feto può avere tutte queste alterazioni genetiche e non sviluppare malattia; al contrario può ereditarne solo alcune e diventare autistico”. 

Mesoraca ha spiegato che non essendovi certezza di malattia non è etico condizionare la vita di una coppia. “L’origine della malattia è complessa. Purtroppo, al momento, nessuno dei geni identificati ne spiega completamente tutti i sintomi. Oggi è noto che a particolari mutazioni riscontrate in uno dei geni coinvolti intervengono altri fattori ambientali scatenanti.  Il ruolo dei geni è perciò sempre di più interpretato come un importante fattore di comorbidità che interagisce con altri fattori, genericamente detti ambientali, nel determinare la comparsa della sindrome”.

ilgiornale.it

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