Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Cultura

Intervista al giornalista e scrittore Riccardo Marchina per conoscere la sua ultima fatica letteraria

7 Gennaio
11:00 2019

Cosmopolita, multietnica e… lontana dal “centro”. E’ la Torino di romanzi e racconti di Riccardo Marchina, personaggio eclettico: giornalista del Corriere di Chieri dal 1992, collabora con Conexion Torino e altre testate locali.  Ha al suo attivo la pubblicazione di romanzi di successo:  “Brincadera”, “La piazza della zingara”, “L’agenzia dei segreti precari” e “Ballata per le spose” (Neos edizioni); e numerosi altri racconti, in diverse antologie. Sono lavori molto interessanti, specchio reale di ambienti cittadini periferici in cui convivono le differenti realtà derivate dai flussi migratori degli ultimi anni, tali da determinare cambiamenti radicali nelle radicate consuetudini cittadine. Marchina, classe 1972, è sposato ed è padre di tre figli. Di professione fa l’head hunter per Gedi srl, una società di consulenza e servizi nel settore HR.  In passato è stato responsabile di filiale, e poi di area, di una società di lavoro interinale, oggi agenzie per il lavoro.

Lo incontro nuovamente perché ci sono novità riguardanti il suo ultimo interessante lavoro dedicato alle periferie torinesi, e ai suoi  scugnizzi che  vivono  in barriera, dove trascorrono le loro giornate oziando, in preda alla noia che fa compiere loro giochi tanto inutili quanto pericolosi, come il percorrere lunghi tratti di ferrovia camminando sui binari. E’ l’angoscia quotidiana che li costringe a inventarsi ogni giorno qualcosa di nuovo per superare gli ostacoli contro cui si sentono impotenti a lottare, nella vana ricerca di un varco in cui infilarsi, sperando di riuscire a sfuggire a quella vita insulsa per trovare condizioni di vita normali. E' quanto si legge nell'ultimo romanzo di Riccardo Marchina, "Lo squalo delle rotaie", edito da Neos.

Mi spiega Marchina che “Gli squali delle rotaie sono le locomotive dei treni locali, imbrattate dalle vernici spray dei writers metropolitani, mentre i  treni sono i fili conduttori della storia». Il protagonista è Bryan, un ragazzo che vive tra i condomini che si affacciano sui binari e i suoi sogni giovanili. Il suo amore per Alice lo mette nei guai con la giustizia; e quando il peggio sembra risolto, Alice scompare. «Lo sforzo per ritrovarla sarà anche un proiettarsi verso una vita migliore, fuori dai confini geografici ed esistenziali della borgata». La sua storia s'intreccia a quelle dei suoi amici. Sono protagonisti ragazze di barriera, angeli custodi nei panni di prostitute nigeriane, vicini in canottiera e bande d'immigrati che imperversano nel quartiere.

Nel libro sono  ben tratteggiati i cambiamenti cui Torino è andata incontro negli ultimi anni, in particolare si viene a conoscenza della trasformazione di Borgo Vittoria e piazza Baldissera,  con il cantiere della Spina, e di tutte le polemiche che ne sono seguite e che, ancora, restano irrisolte. Nello scenario di una città profondamente cambiata, è descritta l’immigrazione, ma quella di seconda generazione, quella delle coppie miste e dei cambiamenti che giocoforza avvengono nelle relazioni interpersonali in un cammino che, talvolta sia pure con fatica, conduce ad una crescente integrazione fra le persone caratterizzate da differenti culture e credenze.

Nel racconto balza evidente come sia cambiato il modo di rapportarsi fra gli amici e i compagni di strada, sempre meno diretto, con scarsi e stringati dialoghi diretti, sostituiti da un deciso incremento dell’utilizzo dei social, che permette di affrontare anche questioni scomode, ben nascosti dall’interfaccia della piattaforma che, di volta in volta, viene utilizzata. Nel romanzo di Marchina emerge l’individualismo dei giovani, con sempre maggiore difficoltà ad interagire fra loro, evidenziando un netto squilibrio fra le persone che riescono a trovare una collocazione nel mondo del lavoro e quelle che ne restano tagliate fuori, venendosi così ad originare uno squilibrio che si riflette nei rapporti con le organizzazioni sindacali, una situazione tipica dei giorni nostri.  

La trama, ricca di risvolti misteriosi è la metafora di una caduta e della  successiva redenzione di personaggi che, pur disperati, non perdono li desiderio di fuggire verso il mare. Sogno da cui è accomunata una gran parte dei torinesi che, pur vivendo a ridosso delle montagne, sogna di potersi liberare ancor più facilmente dai problemi e dalle tensioni delle barriere periferiche abbandonando la città. Per questo motivo i protagonisti, ragazzi italiani che hanno almeno un genitore straniero, vivono sognando l'obiettivo astratto di poter condurre una vita migliore: “La meta concreta di andare a vivere in una località di mare, possibilmente calda. Come molti torinesi, il mare si fa metafora di luogo dove si sta meglio, di paradiso in terra».

Queste le parole di Marchina nel descriverci Bryan, il protagonista con “un nome da calciatore dei giorni nostri”, qualche macchia e tanta paura. Il suo destino potrebbe essere quello di diventare un malvivente, ma si ritrova invece a percorrere, in salita, la via dell'amore, che lo porterà a vivere un'altra periferia, sia pure anch’essa difficile: quella di Marsiglia. «Lo stesso romanzo era precedentemente uscito in e-book con il titolo: "Quando la noia ci travolgeva", con un altro editore. L'ho voluto riscrivere, modificare per mettere meglio in risalto i cambiamenti di Torino. Poi volevo dargli più ironia e un pizzico di realismo magico”.

L’alchimia letteraria è perfettamente riuscita, il libro risulta gradevole e veloce e la sua lettura permetterà a quanti vorranno leggerlo, di riconoscere una realtà comune ormai a numerose città, e non solo a quella in cui è stata ambientata da un autore che  immagina le sue storie in luoghi da cui viene colpito in modo particolar, poiché ama visitare i luoghi che descrive: “Ho sempre vissuto la città e mi piace immaginare le mie storie, nei posti che, nel bene o nel male, mi lasciano qualche segno…. Ed è risaputo, la periferia è poco gentile, e quindi graffia la sensibilità.. almeno la mia”. Luoghi capaci di lasciare in lui segni ed emozioni porte con grazia al lettore che, leggendo le sue parole, le  farà proprie.  

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo