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Cronaca Torino

Torino. La “Chitarra romantica” al salone d’onore di Palazzo Barolo.

Quarto concerto della tredicesima edizione di Regie Sinfonie, la stagione di musica antica e barocca organizzata dai Musici di Santa Pelagia.

8 Gennaio
09:00 2019

Dopo lo straordinario successo di critica e di pubblico riportato il 18 dicembre scorso con l’Accademia Corale Stefano Tempia nell’esecuzione delle ultime tre cantate dell’Oratorio di Natale di Johann Sebastian Bach, sabato 12 gennaio 2019, Regie Sinfonie torna a Palazzo Barolo, Via delle Orfane 7, per un concerto molto intimo, che vedrà protagonista il chitarrista Francesco Romano.

 Contrariamente a quanto si continua a credere, il repertorio per chitarra non si limitò mai a un ambito popolare, ma spesso assurse al rango di raffinata forma di intrattenimento dei salotti e delle corti nobiliari, venendo coltivato con successo non solo dai virtuosi dello strumento, ma anche da molti compositori “colti” come Franz Schubert e Niccolò Paganini, che dedicarono alla chitarra parecchie opere di grande interesse. Il programma di questo disco presenterà una vasta silloge del repertorio chitarristico, ponendo particolare enfasi sulle opere di Paganini, Fernando Sor e Johann Kaspar Mertz, questi ultimi due compositori di grande talento, che oggi vengono ricordati quasi esclusivamente nei circoli chitarristici.

 Per garantire la massima autenticità possibile all’esecuzione, Romano utilizzerà per questo concerto una chitarra romantica originale costruita nel 1835 da Luis Panormo, dalle sonorità morbide ed estremamente evocative.

Programma della serata

Fernando Sor (1778-1839)

Six Airs choisis de Mozart op. 19

Johann Kaspar Mertz (1806-1856) / Franz Schubert (1797-1828)

Ständchen

Lob der Tränen

Fernando Sor

Fantasia dediée à Ignace Pleyel op. 7

Niccolò Paganini (1782-1840)

Tre ghiribizzi

Dionisio Aguado (1784-1839)

Introduzione e Rondò brillante op. 2 n. 2 Fandango

Francesco Romano, chitarra Luis Panormo, 1835

 

Il prezzo dei biglietti è di 10 euro (ridotti 6 euro). Per ulteriori informazioni, si può inviare una mail all’indirizzo info@musicidisantapelagia.com

Nota di Sala

Non è facile delineare un quadro complessivo del repertorio per chitarra a partire dai primi anni del XIX secolo. In precedenza gli strumenti a pizzico – quindi non solo la chitarra medievale (a cinque corde) e barocca (a cinque ordini di doppie corde), ma anche il liuto, la tiorba, l’arciliuto e il chitarrone – avevano goduto di una notevole diffusione non solo in funzione di basso continuo, che li aveva visti protagonisti in Spagna con i grandi maestri della vihuela (Luís Milán, Luís de Narváez e Alonso Mudarra), in Italia con Francesco Corbetta, in Francia con Robert de Visée e in Inghilterra con John Dowland, per non parlare della Germania di Johann Sebastian Bach – autore di una produzione numericamente molto limitata, ma di altissima qualità – e del prolificissimo Sylvius Leopold Weiss.

 

Con il tramonto del liuto e della tiorba nella seconda metà del XVIII secolo, anche la chitarra conobbe un lungo periodo di crisi, che la vide confinata soprattutto nei paesi dell’area mediterranea, dove venne utilizzata frequentemente in ambito popolare, un fatto che in alcuni ambienti fece nascere non pochi pregiudizi sui suoi quarti di nobiltà. La situazione iniziò a migliore all’inizio del XIX secolo, quando la chitarra – che nel frattempo era passata ad avere sei corde – cominciò a suscitare l’interesse di diversi compositori di primo piano come Luigi Boccherini e Niccolò Paganini, il grande virtuoso genovese che le dedicò parecchie opere che vennero eseguite in gran parte d’Europa riscuotendo ovunque un grande successo.

 

La chitarra riuscì così a trovare un terreno favorevole per sviluppare un nuovo repertorio, anche grazie all’affermazione di una generazione di chitarristi-compositori che, partendo dalla Spagna e dall’Italia con Fernando Sor, Dionisio Aguado, Mauro Giuliani e Ferdinando Carulli, raggiunse in seguito anche altri paesi come l’Austria con Anton Diabelli, celebre editore passato alla storia della musica grazie alle omonime variazioni beethoveniane, e la Francia, grazie a Napoléon Coste.

 

Sebbene oggi sia ricordato quasi esclusivamente per la sua produzione chitarristica, Fernando Sor fu un compositore molto eclettico, che si dedicò con profitto anche a un repertorio cameristico dal taglio deliziosamente salottiero, al genere sinfonico e addirittura al balletto e all’opera lirica. Oltre che con la sua attività compositiva, Sor contribuì allo sviluppo della chitarra con un celebre metodo didattico, che costituisce ancora oggi uno dei principali punti di riferimento per lo studio della prassi esecutiva della sua epoca.

 

Sotto il profilo stilistico, il compositore spagnolo attinse in un primo tempo alle opere degli autori degli autori italiani, per poi concentrare la sua attenzione sui principali esponenti del Classicismo viennese, come si può notare nelle raffinate e tecnicamente impeccabili Six Airs choisis de Mozart, autore che Sor tenne nella massima considerazione e che seppe rivisitare alla luce della sua elegante sensibilità.

 

Di una generazione più giovane di Sor, lo slovacco Johann Kaspar Mertz si mise in luce soprattutto con il suo brillante virtuosismo, una dote che gli consentì di diventare uno dei beniamini dei salotti della buona aristocrazia viennese negli anni successivi alla Restaurazione e di venire invitato a esibirsi anche in altri paesi come la Polonia e la Russia.

 

Con Mertz la chitarra passò dalla patinata eleganza formale del Classicismo alle più evocative atmosfere romantiche. Questo orientamento trova piena espressione soprattutto nei notturni, nelle elegie e nelle fantasie su celebri temi dell’epoca, come i due celebri Lieder di Franz Schubert Lob der Tränen (Lode delle lacrime) e Ständchen (Serenata), quest’ultimo brano dall’incantevole intimismo, inserito nella raccolta postuma Schwanengesang (Il canto del cigno). Nella sua rilettura chitarristica, Mertz conserva gran parte dello spirito originario di Schubert, trasformando queste due pagine in fascinosi e intensi Lieder ohne Worte.

 

Su Niccolò Paganini si sono scritti i proverbiali fiumi d’inchiostro, anche se spesso limitandosi ai soliti triti luoghi comuni come il “diabolico” virtuosismo e l’immancabile “Paganini non ripete”.

 

In realtà, il compositore genovese non può essere ridotto – come del resto il grande Giuseppe Tartini – a un semplice fenomeno del violino, tutto tecnica e poca sostanza e quasi niente sentimento. Infatti, molti continuano colpevolmente a sottovalutare che Paganini e Rossini diedero – ognuno nel suo campo – un contributo determinante al successo riportato dalla musica italiana in Europa nella prima metà del XIX secolo, con una serie di opere che fecero fremere di ammirazione – e di sorda invidia – gran parte dei loro colleghi stranieri.

 

Tra i suoi pregevoli lavori per chitarra meritano di essere citati i Ghiribizzi, una raccolta di 43 brani dal carattere estremamente variegato, che Paganini scrisse nel 1820 per una ragazza di Napoli. Si tratta di pagine di brevissima durata (anche meno di un minuto), nelle quali però il compositore seppe delineare con grazia una serie di vivide istantanee del mondo in cui vivevano i membri dell’aristocrazia ottocentesca.

 

In conclusione, non si poteva che tornare in Spagna con il madrileno Dionisio Aguado, chitarrista di grande talento che raggiunse l’apice del suo successo nella vivace Parigi postnapoleonica, dove ebbe modo di frequentare tra gli altri i nostri Rossini, Bellini e Paganini (come si può notare, anche nel XIX secolo il mondo era molto piccolo), che spesero parole molto lusinghiere per la sua arte.

 

Lo stesso Sor ne apprezzò la tecnica esecutiva, al punto da dedicargli una delle sue pagine più famose, Les deux amis per due chitarre. Di Aguado ci sono pervenuti esclusivamente brani per chitarra sola, che spesso raggiungono un ampio respiro e una notevole elaborazione formale, come l’Introduzione e Rondò brillante, un’opera giovanile basata sul fandango, uno dei temi più emblematici del repertorio spagnolo, che venne messo in musica anche dal nostro Boccherini in un celebre quintetto per archi e chitarra.

 

Francesco Romano

Francesco Romano, nato a Roma, ha iniziato giovanissimo lo studio della chitarra sotto la guida di Sergio Notaro e Bruno Battisti d’Amario perfezionandosi successivamente in Spagna con José Tomàs. Dopo il diploma di conservatorio ottenuto con il massimo dei voti e la lode, ha approfondito la sua preparazione musicale attraverso lo studio della composizione e della direzione d´orchestra con Francis Travis e Sergiu Celibidache.

In seguito ha rivolto il suo interesse al repertorio rinascimentale e barocco ed alla prassi esecutiva storica sugli strumenti appartenenti alla famiglia del liuto attraverso lo studio della trattatistica e delle fonti antiche.

Da molti anni svolge un’intensa attività concertistica come solista e come membro di formazioni da camera per le principali istituzioni musicali e festival in Europa, America e Asia (Accademia di S. Cecilia Roma, Teatro Regio Torino, Teatro della Pergola Firenze, Maggio Musicale Fiorentino, Festival di Stresa, Festival MITO, Musikverein Wien, Festival di Innsbruck, Festival di Musica Antica Stockholm, Festival di San Pietroburgo, Tage für Alte Musik Berlin, Haendel Festspiele Halle, Festival di Utrecht, Festival di Bruges, Festival di Ambronay, Festival di Lyon, Festival di Regensburg Potsdamer Festspiele, Festival Bach Leipzig, Staatskapelle Dresden, Staatsoper Stuttgart, Staatsoper Hamburg, Festival di Montreux, Theatre de la Monnaye Bruxelles, Cité de la Musique, Paris, Théatre de Champs Elyseés Paris, Early Music Festival Vancouver, Early Music Festival Boston etc. Ha collaborato con i più importanti gruppi di musica antica europei ed inoltre con Jordi Savall, Christoph Coin, Rinaldo Alessandrini, Giovanni Antonini, Andrew Lawrence King.

Dalla sua fondazione è membro de "Gli Incogniti", gruppo diretto dalla violinista Amandine Beyer, con cui ha effettuato numerose registrazioni che sono state premiate con prestigiosi premi internazionali, tra cui il Diapason d’Or, Le Choc de la Musique, Deutsche Schallplatten. Ha recentemente registrato due CD solistici per la casa svizzera DIVOX dedicati all’opera di Sylvius Leopold Weiss e Johannes Hieronymus Kapsberger Ha inciso per Opus 111, Naive, Symphonia, Capriccio, Edel Klassik, Hyperion, Amadeus, ZigZag, Divox.

 

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