Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Terza Pagina

Quando il pianeta Terra diventerà un ambiente inospitale per l’umanità

Le cause: una crescita demografica incontrollata, inquinamento ed esaurimento delle risorse

9 Gennaio
09:00 2019

Thomas Robert Malthus nella sua fondamentale opera di economia demografica aveva già teorizzato nel 1798 il problema del limite della crescita della popolazione in considerazione del fatto che la superficie e le risorse di un determinato territorio sono in ogni caso quantitativamente definite e pertanto hanno un limite invalicabile.

Lo stesso problema varrebbe dunque per la popolazione del pianeta Terra.

Prospettiva questa che è sotto gli occhi di tutti, ma che tutti i governi hanno sempre accantonato nelle loro politiche a breve termine, in quanto considerato un evento quasi apocalittico da rimandare ai “posteri” che lo avrebbero affrontato in futuro.

In sintesi c’era tempo, ancora tanto tempo per affrontare questa inquietante ipotesi.

Ora questo lontano futuro sembra aver ridotto la distanza in modo così accelerato che il problema preme, con tutta la sua carica devastante e irreversibile.

Se le opinioni in merito possono essere contrastanti, anche per motivi di  condizionamento ideologico, i dati scientifici invece impongono di analizzare il problema con urgenza e razionalità assoluta.

Il pianeta Terra si scalda sempre di più in quanto la CO2, gas emesso principalmente dalla produzione industriale per le necessità energetiche (dal carbone, petrolio, metano, ecc.) è la causa principale dell’effetto serra.

Infatti per molte migliaia di anni i livelli di CO2 in atmosfera sono oscillati tra  170 e 280 parti per milione (ppm). Con l’inizio dell’era industriale questi livelli hanno iniziato a salire velocemente. Infatti nel 2013 le rilevazioni avevano evidenziato valori di CO2 pari o superiori a 400 parti per milione.

Ora giunge l’allarme dall’Osservatorio di Mauna Loa (Hawai) che nell’Aprile del 2017 ha confermato il valore di CO2 nell’atmosfera di 410 ppm.

Davanti a questo complesso fenomeno che concorre allo scioglimento dei ghiacci polari, alla riduzione delle superfici delle terre emerse, delle aree coltivabili, con l’accelerazione migratoria e di contaminazione di specie vegetali, microrganismi, animali, insetti vettori di infezione e di parassiti, in oceani, in mari, in aree geografiche ancora incontaminate da queste nuove presenze, lo scenario ecologico mondiale non può sfuggire a un rimaneggiamento traumatico dagli esiti imprevedibili.

Quello che invece è ragionevolmente possibile prevedere  sarà il dilagare di nuove patologie umane, la riduzione delle produzioni agricole, l’uso sempre più indiscriminato di pesticidi di cui non conosciamo gli effetti cancerogeni a lungo termine, in un crescendo che si concretizzerà in un aumento del livello d’inquinamento generale, che entrerà inevitabilmente nella catena alimentare, fino all’uomo.

Tuttavia se queste ricadute sono principalmente dovute al riscaldamento da gas serra, quali sono le reali possibilità di disporre di energie alternative (idroelettriche, eoliche, solari, ecc.) al fine di affrancarci da questa pesante dipendenza ancora insostituibile?

Purtroppo siamo ancora drammaticamente lontani dall'autosufficienza per poter sostituire i combustibili fossili, nell’attesa che la “scienza e la tecnologia” avveniristica ci possano fornire l’energia pulita attraverso la riproduzione del processo solare. Questo non lo possiamo ignorare e ne dobbiamo tenere conto!

Intanto l’inquinamento per l’utilizzo dei “combustibili fossili” (con il rilascio dei famigerati PM10 e altro) continua a intossicare le città di tutto il mondo, arrivando in certe aree di enorme congestione industriale e abitativa (esempio certe aree della Cina), ad oscurare il Sole  per migliaia di chilometri quadrati, causando patologie e decessi che i governi cercano di occultare in ogni modo.

Per non parlare dei materiali “plastici” che avvelenano i mari, gli oceani  e la catena alimentare. Le immagini che sono disponibili in merito documentano un pianeta  che sta soffocando per essere stato ricoperto di spazzatura non biodegradabile per secoli.

Inoltre la riduzione e l’impoverimento dei terreni agricoli, l’avanzamento della desertificazione, l’incontenibile espansione della cementificazione delle aree urbane, riducono in modo autolesionistico le “superfici agricole” che assicurano la sopravvivenza della popolazione mondiale.

Questo processo inarrestabile fino a quando potrà ancora continuare?

In questo disordine autodistruttivo mondiale emerge, nelle società occidentali, un fenomeno preoccupante: l’aumento significativo della vita media, che nello stesso tempo manifesta devastanti malattie neurodegenerative (Demenza senile, Alzheimer, ecc.) che richiedono, per un’assistenza adeguata, costi che nessuna società, anche economicamente sviluppata, potrà supportare.

La prospettiva futura potrebbe essere quella di una società in crescente affanno, paralizzata dall’insostenibilità dell’assistenza alla popolazione anziana, che vegeta in sofferenza nell’attesa dell’exitus liberatorio.

Al solo pensare questa ipotesi, non irrealistica, c’è da rabbrividire per gli elementi di crudeltà, d’insensibilità e di vuoto che potrebbero caratterizzare sempre di più i rapporti famigliari e umani.

La domanda inevitabile è se le “economie” di tutti i Paesi, avviate in questa spirale irrazionale e inarrestabile corsa, potranno avviare la “ristrutturazione/riconversione” in tempo utile per armonizzarsi su una nuova visione sostenibile dei consumi e della relativa produzione dei beni.

Senza dimenticare che lo sviluppo attuale si sta avvitando in una spirale schizofrenica e d’instabilità, che non produce sufficienti posti di lavoro per le  nuove generazioni.

Trovare questo difficilissimo equilibrio, imposto dal limite delle risorse del pianeta Terra e dei 7,6 miliardi di abitanti che quotidianamente si nutrono e producono rifiuti, sembra quasi una sfida impossibile.

Eppure i vincoli che il pianeta Terra può offrire sono immodificabili, e in ogni caso non permetteranno altri sforamenti, pena il disastro irreversibile globale.

Le criticità sopra esposte non sono speculazioni ipotetiche, ma realtà a cui si dovrà dare risposte concrete in tempi non più dilazionabili. A meno che la collettività umana tutta, rinsavendo miracolosamente, modifichi completamente la propria storia futura, l’economia, le diverse culture, risolvendo i mali secolari che la condizionano.

Ma questa è utopia che deborda nell’assurdo al solo chiamarla in causa!

Invece, come è probabile, se la storia del mondo continuerà come si è realizzata fino a ora, mettiamo in conto lo scatenarsi inevitabile di conflitti locali, che non saranno altro che l’anticamera di altri di maggiore estensione e gravità.

In fondo questa non sarebbe altro che la conferma ulteriore e definitiva dell’imbarbarimento e della folle vocazione autodistruttiva dell’uomo, che abdicherebbe all’ultima credenziale che poteva vantare: la ragione.

Sarebbe il precipizio nel buio della storia dell’umanità per aver reso inospitale il pianeta Terra, che da milioni di anni permette lo sviluppo spettacolare della vita biologica e dell’umanità stessa.

 

Immagine di copertina da: Google-www.grenme.it; Global-warming da: Google-www.qualeenergia.it; Caraibi plastica da: Google-www.tpi.it; Anziani disabili da: Google-www.batmagazine.it

 

 

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo