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Cronaca Torino

Caselle (TO) Un marocchino che rifiuta il rimpatrio scatena il caos in aeroporto e blocca i voli.

La presa di posizione del segretario provinciale del SIAP, che richiede procedure a garanzia dei poliziotti e della sicurezza generale.

10 Gennaio
09:00 2019

L’Aeroporto di Torino Caselle è rimasto chiuso per un'ora, martedì pomeriggio, per un marocchino di 29 anni che, dopo essersi offerto volontario per il rimpatrio, si è arrampicato su una torretta meteo dello scalo.

L'uomo, che era ospite del Centro di permanenza e rimpatrio del capoluogo piemontese, è sceso soltanto dopo una lunga trattativa con la polizia, che lo ha arrestato per resistenza a pubblico ufficiale.

Due voli, uno proveniente da Bucarest e uno da Monaco, sono stati temporaneamente dirottati a Genova e a Linate. Sull’episodio è seguita la presa di posizione del SIAP: “Ha fatto scalpore l’episodio di ieri relativo al cittadino marocchino che, per sfuggire al rimpatrio, si è sottratto al controllo bloccando per un paio d’ore l’intero aeroporto di Caselle” - dichiara Pietro DI LORENZO, Segretario Generale Provinciale del SIAP, sindacato maggiormente rappresentativo della Polizia di Stato. – “Ma è necessario, anche alla luce delle pubbliche considerazioni, mettere le cose in chiaro a tutela dei colleghi operanti”. 

“Gli accompagnamenti di questo genere, privi di scorta a bordo per il cittadino straniero espulso, sono quotidiani, numerosissimi ed il loro esito positivo è affidato anche ad una buona dose di fortuna”.

“E’ rilevante sottolineare che si tratta di persone non in stato di arresto e, pertanto, l’uso di manette o fascette di sicurezza non è codificato né, in via di massima, consigliato proprio per perseguire il buon esito del servizio”.

“In qualsiasi momento infatti, come spesso accade, questo viene vanificato dalla decisione del comandante del vettore aereo che, alla vista di una persona in manette o restia all’espulsione, ne vieta l’ingresso a bordo”.

“Ecco allora che questo tipo di servizio viene affrontato dai poliziotti, armati di enorme pazienza e professionalità, soprattutto dal lato umano e psicologico cercando di convincere, piuttosto che obbligare, il cittadino straniero ad imbarcarsi senza fare resistenza”.

“Tutto questo perché non ci sono protocolli, disposizioni e tutele codificate formalmente. Questo episodio invece che ricercarne i “colpevoli”, deve servire perché ci si occupi seriamente della questione. I poliziotti, soprattutto dell’Ufficio Immigrazione che eseguono ormai il 99% degli accompagnamenti, devono sapere esattamente quale procedura seguire, quali strumenti di sicurezza usare ed infine di chi sia la competenza all’interno degli aeroporti e porti una volta che la persona espulsa arriva in loco.”

“Non accetteremo che, come spesso accade, vengano fatte ricadere le colpe di un sistema farraginoso sugli operatori che hanno fatto tutto ciò che era loro possibile senza usare coercizione fisica né violenza”.

“Ci auguriamo che fatti come questo siano affrontati anche a livello ministeriale affinché venga affrontato e risolto il problema dell’autorità dello Stato che si ferma di fronte alla volontà dei comandanti degli aeromobili”.

 

Fotografie: SIAP. Il Messaggero.it

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