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Cronaca

2018-2019 Il Piemonte in secca

Il Nord-Ovest da anni è in debito d’acqua. Anche in quota non nevica più. Dati e opinioni al di fuori delle righe.

Crissolo (CN) la pietra che indica il luogo in cui sorge il Po (estate 2017) in secca
21 Gennaio
09:00 2019

L'immagine delle sorgenti del Po in secca ha fatto il giro del mondo come simbolo della siccità nell'estate 2017. Le riserve glaciali erano esaurite. Gennaio 2019. Il Piemonte, ha iniziato il terzo anno consecutivo all’insegna della siccità e la situazione preoccupa anche per la carenza dell’informazione ufficiale.

I dati sulla scarsità delle piogge e sull’anomalia delle temperature sono registrati su Arpa Piemonte, accessibili a tutti. Altra cosa è ricercarne i motivi, poiché un caldo anomalo ha interessato il Nord Europa fino al 2018, ma ora nevica in Svizzera e in Austria, sulle Dolomiti, in Piemonte no. È una realtà che ha generato la siccità agricola. Si differenzia da quella meteorologica poiché riferita non solo alle precipitazioni piovose o nevose, ma anche alle riserve o alle carenze idriche delle falde acquifere e del terreno.

Il Piemonte è in secca.

Doveroso chiedersi perché? La verità è sfuggente, certo non divulgata al 100% da un’informazione meteo sempre più generica e grafica, ma poco approfondita. Sull’Italia nord-orientale, centrale e meridionale, nevica copiosamente. Solo un angolino della penisola è esente. È a nord-ovest, dove nasce, e rifornito dai suoi affluenti alpini, si ingrossa il fiume Po, il grande abbeveratoio della pianura padana, fonte di vita e laboriosità.

Le autorità di bacino & Coldiretti lanciano l’allarme

https://www.facebook.com/autoritabacinopo/videos/383229578920229/

Il bacino del Po sotto di 3,5 metri a Pavia (fonte Coldiretti)

Colpa della bolla africana? Quella lingua di alta pressione che, negli ultimi anni, sale dal Maghreb e interessa solo noi, popoli & terreni delle Alpi Cozie e Graie? Certamente sì, ma a chi dobbiamo l’africana influenza? Non è data risposta.

Di sicuro, fino alla prima metà del XXº secolo, la Pianura Padana presentava ancora delle oasi boschive, reperti del suo aspetto secolare, di quando si andava ancora a cavallo e il fiume Po scorreva in una geografia silvestre e boscosa. L’aver mutato la foresta di piante in una selva di cemento ha generato un microclima andato a far somma per il riscaldamento globale.

Allarme incendi

Il rimboschimento sarebbe la più logica risposta, invece quel che resta brucia. Dopo i devastanti roghi del patrimonio boschivo alpino datati autunno 2017, senza precipitazioni, ad ogni rinforzo di vento, le prefetture diramano l’allarme incendi, poiché il sottobosco è secco. Nei primi giorni di gennaio 2019, già si contano i primi interventi di elicotteri e Canadair nelle valli piemontesi e lombarde.

Dunque, anche il 2019 inizia con un pesante deficit di innevamento e il peggio deve venire. Le Alpi sono appena imbiancate, i nevai non si rinnovano. Sulle piste di sci spuntano le primule anziché il bucaneve. In pianura sbocciano le gemme. 14° oggi a Torino. Lo 0° termico oltre 2000 m.

Tutto accade in un “clima” di surreale rassegnazione. Del riscaldamento globale si preoccupano in pochi. Nessuna rinuncia al nostro colpevole stile di vita, eppure siamo la prima generazione nella storia umana che si trova di fronte a un’ipotetica fine della vita sulla faccia del Mondo. Suicidio di massa divulgato quasi come un fatto di costume su cui disquisire, esibendo opinioni e conoscenza tanto in documentari quanto in cartoni animati che preparano al peggio i più piccini.

Nel cielo, un sole caldo e cattivo

Le scie dei jet si intrecciano, sono tante. Le ipotesi di alterazione climatica tramite “emissioni diverse”, ampie e coprenti si intrecciano anch’esse da molti anni sul Web. Sono le scie della discordia, di certo esistono; sono in ogni caso scarichi di combustioni (non certo ecologici) che hanno ispirato una dura dialettica sulla loro identità, senza vederne stabilito con certezza il ruolo.

Allegoria di nubi tra pittura astratta e metafisica. Questo spuntano nell'aria i jet low cost? Solo il cielo lo sa. A dx in fondo si scorge il Monviso, il "Re di pietra" da cui sgorgava il Po.

 Foto da reportage dell'autore

Ormai è stabilito, dall’informazione viene riportato il 2050 come l’anno del non ritorno se non si capovolge la spirale dell’inquinamento. È il pronostico del tramonto dell’era umana sul pianeta Terra e già si descrivono alloggetti su Marte.

È un tema d’attualità seguito con interesse. Mentre i ghiacci si sciolgono, cosa ci aspetta nel frattempo?

È sempre più percepito “a pelle” (eritemi, scottature) quanto il Sole sia diventato aggressivo anche d’inverno, quando i suoi raggi colpiscono l’emisfero Nord con un angolo di incidenza elevato (al 22 dicembre: 23° di inclinazione dell’asse terrestre + 45° della nostra latitudine)

Il ruolo dell’ozonosfera

https://www.focus.it/scienza/scienze/ozono-ozonosfera

L’ozonosfera, schermo ai raggi UV che altrimenti friggerebbero il pianeta, è sempre più sottile, a causa interazioni chimiche e combustioni. È dunque plausibile che si tenti di formare un velo artificiale con funzione  protettiva? (articolo del 4/2/2007; il Sole 24 ore). O l'imbiancare il cielo con areonautiche patine artificiali è una psicosi ottica di sprovveduti visionari, nostalgici d’altri cieli persi e che, come me si interroga, senza per questo arrivare a niente?

Articolo Sole 24 ore del 4/2/2007dove si dichiara che le scie rilasciate dai jet riparano dai raggi UV. In quel periodo, stesse news da molte fonti, incluso il Tg2, poi negazioni. 

Gli esaltati pro e contro complottismi, esibiscono opposte sapienze su ossidi e sostanze chimiche, arridenti vapori acquei, con tanto di dati, attestati e formule. È uno spreco di intelligenze, non è un proficuo approccio al problema, né un dovuto rispetto per quel cielo a cui di certo, da sotto e da sopra, stiamo facendo molto male.

Prima o poi la verità si saprà, ma se già dagli anni 20, gli americani facevano test per nubi artificiali, ora, nel XXIº secolo la capacità dell’uomo di interagire col clima è assodata, senza per questo diventar complotto. Di certo un aumento di temperatura nella fascia Pedemontana crea una corrente ascensionale che devia le perturbazioni e influisce sul microclima.

A chi giova un Piemonte a secco?

In teoria a nessuno, ma le ipotesi che scorrono su blog progressisti  delineano una offensiva economica al patrimonio finanziario, storico, rurale, industriale e produttivo dell’Italia, sono teorie che, interrogandosi sulla siccità nella valle del Po, è lecito non scartare a priori.

Ultima riflessione ispirata da un clima che ha mutato pianure e montagne di Piemonte e dintorni in una vasca in secca. Sono tanti i misteri di questo Stivale passato troppo in fretta da 7ª potenza industriale a un made in Italy in svendita tra le tagliole dell’UE & del NWO.

E mentre ne sto scrivendo, la meteo prevede l'arrivo sul Piemonte di una perturbazione nei prossimi giorni, con nevicate anche a bassa quota. Spero quindi che questo sovrapporsi di "assetati concetti" sia presto smentito da una copiosa nevicata com’era normalità padana, tanto da seppellire tetti, campi e sospetti, raboccando così i serbatoi naturali che torneranno ad alimentare la siccità agricola, evitando un futuro blocco ai nostri rubinetti. Ma per farlo, dovrà piovere e nevicare veramente tanto.

Tramonti rigati, solita storia, ogni sera ogni mattina, e ancora non piove. Se chi osserva questi cieli 

senza essere interessato da un logico dubbio, potrebbe essere prevenuto, forse solamente distratto

Foto da reportage  dell'autore

 

Riferimenti a dati e agli anni precedenti.

Nel maggio del 2018, gli esperti meteo, su un articolo de “La repubblica”, si sbagliavano:

la siccità in Piemonte, “quest'anno probabilmente resterà nell'album dei ricordi”… 

Arpa Piemonte: luglio 2018

…L’eccezionale prolungarsi del periodo di magra del Po ha contribuito a porre all’attenzione sugli impatti socio-economici e ambientali legati alla siccità (…) La posizione geografica del Piemonte, alla testa del bacino del Po, rende il fenomeno critico, in quanto la scarsa alimentazione del grande fiume si ripercuote su tutte quelle attività che necessitano di una forte domanda idrica…

https://www.arpa.piemonte.it/rischinaturali/approfondimenti/clima/Siccita/siccita_meteo.html

CIVICO 20 NEWS (antefatti e riferimenti)

Nel marzo 2017, su questa medesima testata usciva l’articolo:

Piemonte angolo di siccità, -80% di precipitazioni

http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=23702

luglio 2017: stiamo andando tutti arrosto, paure, colpe, silenzi

http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=25282

ottobre 2017: l’Olocausto del patrimonio boschivo alpino del Piemonte

http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=26433

1 gennaio 2018: neve sulle Alpi ma in pianura 15° e un sole caldo e cattivo, in attesa del maltempo dell’Epifania… Ma verrà?

http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=27308

 

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