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Roma - Un fantasma da qualche mese si aggira in viale Mazzini 14

Ma quasi tutti se ne fregano

26 Gennaio
15:00 2019

Un fantasma, o forse un vero ectoplasma, si aggira da qualche mese tra i vari piani del palazzo RAI di viale Mazzini 14. Aveva il compito di portare un minimo di ordine e di par condicio nel contesto delle tre reti RAI.

Tenendo nel dovuto conto il fatto che l’emittente, poichè usufruisce dei grandi introiti che gli assicurano gli italiani con la tassa estorta con la bolletta elettrica, doveva essere aperta in modo equanime a tutte le correntie politiche.

Ben poco di tutto questo si è potuto avvertire negli ultimi sette od otto mesi , ossia dal tempo in cui gli italiani hanno deciso di cambiare governo.

E’ vero che Il nuovo presidente Marcello Foa, un ottimo giornalista e scrittore che ho avuto il piacere di conoscere ed apprezzare in più occasioni in giro per il mondo, è stato nei primi tempi ostacolato (per ragioni che ancor oggi sono tutt’altro che chiare) da Silvio Berlusconi e dal suo circolo arcoriano, che non lo voleva nel ruolo di presidente dell’ente pubblico teleradiofonico.

Decisione incomprensibile per almeno due ragioni.

La prima è quella che Foa, era da lunga data opinionista e collaboratore de “Il Giornale” diretto da Alessandro Sallusti e dal cav. sovvenzionato.

L’altra, forse la più plausibile, è che l’incarico alla presidenza della RAI fosse uno dei corollari relativi al patto del Nazareno, stipulato in passato tra Renzi e Berlusconi. E che quindi il predestinato dovesse essere un altro.

L’insediamento al vertice della Rai del dottor Foa, non ha portato finora a sostanziali modifiche sui palinsesti e sull’orientamento delle trasmissioni.

Qualche sfumatura di par condicio si è potuta avvertire solo nel contesto di qualche telegiornale, che, come di prammatica, ha dedicato nella sua apertura uno spazio più ampio ed una maggiore attenzione ai membri del governo in carica.

Anche solo l’enunciazione da parte del direttore di RAI 2 Carlo Freccero, di un nuovo piano editoriale per la seconda rete, ha scatenato da parte della sinistra e di tutti i giornali dei De Benedetti e del Cairo, reazioni che è poco definire furiose.

Nulla è mutato invece per RAI 3, l’emittente che per ora non devia dal solco tracciato dalla vecchia telekabul, e che, come sempre in passato, viene gestita dal PD. Nel suo ambito, albergano talk show, che come Agorà, non solo dimostrano di essere orientati a sinistra, ma svolgono, senza alcun rispetto per chi ascolta, una continua propaganda antigovernativa ai limiti della sovversione.

Il talk show Agorà, che imperversa ogni mattina per due ore sulla terza rete, è diretta con piglio volitivo da una donna di mezza età, certa Bortone, che fa trasparire, sotto una pettinatura disposta a sipario teatrale, un volto prepotente da cui emana a tratti, quando l’interlocutore non le è gradito, uno sguardo torvo ed obliquo.

La prassi che la donna impone al talk show che conduce, è sempre identica. Invita nel suo salotto quattro o cinque persone, delle quali almeno tre devono essere agit-prop di scuola renziana, o stagionate opinioniste dei giornali di sinistra, che “si vergognano di essere italiane.”

Quell’unico partecipante al dibattito, di opinione non conforme, viene ogni volta che apre bocca, subissato e zittito dalle voci delle prefiche sinistrorse che occupano lo studio, appoggiate, con voce tonante, dalla poco serena Bortone, che, per dare importanza alle sue parole gesticola di continuo ed  eleva le braccia al cielo.

Una linea editoriale che negli ultimi mesi, su disposizione del circolo degli anziani di Arcore (vedi Letta, Confalonieri, Tajani e lo stesso Berlusconi), è stato adottata ed importata nei palinsesti delle reti berlusconiane.

Che, insieme ai residui di Forza Italia, spesso superano in acredine e violenza la terza rete RAI, schierandosi con telegiornali e con talk show, che, come quello condotto dalla compagna Palombelli, non solo è in favore dell’immigrazione e dell’accoglienza indiscriminata, ma anche contro ogni provvedimento adottato dal governo in carica.

E’ bene occupare cariche ed incarichi, ma il dott. Marcello Foa dovrebbe ricordare che è lì sopratutto per ristabilire, con una certa urgenza, un minimo di par condicio nella televisione pubblica italiana.

Gli ricordo che proprio in Agorà, la gerente Serena Bortone, da padrona assoluta della emittente, ha concesso metà del tempo della trasmissione al post comunista Minniti e gli ha permesso di fare un vero comizio.

 

 

  

 

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