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Interviste

La Torino insolita che non si conosce

Oltre alle grandi mostre, c una Torino artistica meno conosciuta da esplorare

3 Febbraio
11:00 2019

Negli ultimi anni, è sotto gli occhi di tutti come Torino sia notevolmente cambiata, trasformandosi da città (quasi) prettamente industriale, a metropoli a vocazione maggiormente turistica e culturale.

L’offerta di mostre e di musei permanenti, come quello Civico di Palazzo Madama o il rinnovato Polo Reale nel quale è confluita la Galleria Sabauda, hanno attirato milioni di visitatori.

Certamente allestire mostre di livello internazionale (si pensi a quella su Monet o all’attuale sui Macchiaioli) richiede uno sforzo in termini economici notevole, ragion per cui negli ultimi anni sono andate aumentando anche le piccole mostre in grado di far conoscere ai Torinesi le realtà artistiche locali, come le mostre sui pittori piemontesi regolarmente proposte presso la Fondazione Accorsi-Ometto o attraverso i vari allestimenti presenti alla Galleria Sabauda e all’ultimo piano di Palazzo Madama.

In effetti, lo stesso Assessore alla Cultura Leon ha più volte ribadito quanto sia importante, oltre che a spendere e spendersi sempre per le grandi mostre, proporre quanto di interessante e spesso poco conosciuto abbiamo sul territorio torinese.

In tal senso, da anni a Torino sono presenti diverse associazioni, come Somewhere o Cultural Way, in grado di proporre percorsi tematici di nicchia ma non per questo meno importanti, allo scopo di farci conoscere alcune realtà storico-artistiche ai più sconosciute.

Tra queste, vi è La Civetta di Torino, progetto varato alcuni anni fa da Manuela Vetrano, guida turistica laureata in Scienze dei Beni Culturali, appassionata di storia e arte della nostra città, divulgatrice e scrittrice, capace di organizzare visite guidate in diversi luoghi di Torino, come il Cimitero Monumentale, la Chiesa della Gran Madre, percorsi alla scoperta della Torino insolita e molte altre iniziative per comprendere luoghi meno conosciuti del capoluogo sabaudo.

Come è nata la passione per l’arte monumentale dei cimiteri, luoghi in cui abitualmente organizza visite guidate?

Fin da piccola sono stata educata ad andare spesso al cimitero. Questo luogo mi ha sempre incuriosito e, da subito, è diventato per me famigliare. Durante le passeggiate che facevo al cimitero con mia nonna, era raro che incontrassimo qualcuno. Inizialmente non riuscivo a capire perché il cimitero fosse così poco frequentato. Io amavo stare lì: avrei voluto conoscere le storie di tutte le persone che vedevo ritratte nelle fotografie e i significati dei monumenti. Soltanto in seguito, crescendo, ho compreso che si trattava di un luogo molto delicato, collegato al dolore e alla perdita. E proprio questo me lo ha reso più caro. Ritengo che il cimitero sia ricco di memorie importanti e di monumenti prestigiosi che devono essere ricordati e conosciuti, perché fanno parte della nostra vita.

Proprio sulle tante curiosità relative all’arte e alla storia del Cimitero Monumentale di Torino, un buon successo ha riscontrato il suo testo “Torino silenziosa, il Monumentale si racconta” uscito nel 2017. Dalla sua esperienza, quanto i Torinesi sono consci delle bellezze artistiche presenti al Cimitero Monumentale?

Tra i tanti torinesi che conduco in visita al Monumentale, la maggior parte mi racconta che, quando viene al cimitero, si reca direttamente alla tomba del proprio caro e poi se ne va subito, non si mette a passeggiare o a curiosare. Perciò molti monumenti e molte storie sono ignoti, perché si trovano nelle zone più antiche del cimitero che sono le meno battute. C’è però anche una fetta di pubblico che viene alle visite guidate per ritrovare tombe o personaggi di cui conosce l’esistenza e che si ricorda di aver visto tempo addietro, ma che non riuscirebbe a ritrovare in solitudine data la vastità del Monumentale. Le visite guidate hanno il fine di osservare il Cimitero Monumentale usando un punto di vista diverso dal solito, con la voglia e l’interesse di scoprire quanta arte e storia è custodita al suo interno, senza pregiudizi.

Personalmente, ho sempre ritenuto che i musei abbiano il difetto di assemblare tante opere ma decontestualizzandole, mentre raccontare un’opera nel proprio habitat (Cimitero, Chiesa, Piazza) la rende sicuramente più appetibile, poiché in grado di rapportarla con ciò che la circonda. Qual è a suo avviso il rapporto tra i Torinesi e i luoghi dell'arte meno conosciuti, diremmo, con un termine artistico, en plein air, invece degli affollati musei?

Per quanto riguarda la mia esperienza, ho notato che i torinesi, oltre ad amare in modo viscerale la loro città, desiderano conoscere tutto di Torino: la sua storia, i personaggi che l’hanno abitata, gli aneddoti, gli angoli più nascosti… gli itinerari guidati in giro per la città, soprattutto quelli legati a una particolare tematica o a un sito meno noto, permettono di scoprire meglio e di apprezzare ancora di più il luogo in cui si vive. Se si osservano e si conoscono in modo più consapevole i palazzi, i monumenti o le chiese, davanti ai quali si passa ogni giorno, il senso di appartenenza alla città si rafforza e quello che ci circonda diventa una parte fondamentale della nostra identità.

Lo scorso anno, attraverso il saggio divulgativo “Contro le mostre”, lo storico dell’arte Tomaso Montanari sottolineava come in Italia si allestiscano molte mostre blockbuster che non fanno altro che portare soldi a chi le organizza ma poco valore aggiunto a chi le va a vedere (pensiamo alle recenti Caravaggio Experience e Van Gogh Alive in cui non vi era alcuna opera vera dei due artisti, dal momento che si trattava solo di immagini sebbene in alta risoluzione e senza nemmeno pannelli esplicativi) mentre l'Italia, vero e proprio scrigno di opere d'arte a cielo aperto, spesso non viene valorizzata come dovrebbe. Qual è il suo giudizio, considerando anche quanto da lei riscosso durante le visite proposte da La Civetta di Torino?

Ovviamente sarebbe auspicabile che si investissero soldi soprattutto per valorizzare tesori nascosti e allestire e sponsorizzare mostre che abbiano veramente qualcosa da trasmettere al pubblico.
Mostre e iniziative culturali di livello ne vengono organizzate, chi è davvero interessato non fatica a trovarle. Bisogna studiare il modo giusto per renderle attrattive anche nei confronti del grande pubblico, perciò è importante investire sulla comunicazione che spesso lascia a desiderare.
A mio avviso, qualsiasi iniziativa che riesca ad avvicinare la gente alla cultura non dovrebbe essere demonizzata del tutto. Se una persona si reca a visitare la mostra “blockbuster” Van Gogh Alive, solo perché attratta dal nome altisonante o dall’aspetto multimediale, nulla vieta che possa restare colpita da ciò che vede. E magari deciderà di approfondire veramente la figura del pittore acquistando un libro o andando al Van Gogh Museum di Amsterdam. Insomma, una cosa non esclude l’altra, ma è un parere personale.

A suo parere, Torino ha un buon sistema di sponsorizzazione di tutto il proprio patrimonio artistico o bisognerebbe fare di più, soprattutto per i luoghi storici meno conosciuti?

Tanto è stato fatto dalle Olimpiadi Invernali del 2006, ma si può e si deve fare sempre di più. Io lavoro spesso a contatto con gruppi di turisti che da altre regioni d’Italia vengono a Torino per la prima volta. Quelli che si trattengono un giorno soltanto rimangono molto stupiti dalla città, che non immaginavano potesse essere così ricca e stimolante dal punto di vista culturale, e si rammaricano di non potersi fermare qualche giorno in più. Quindi sponsorizzare Torino e il Piemonte oltre i confini della regione è importante, affinché non si senta più pronunciare la frase: “A Torino non vado, tanto non c’è nulla da vedere”.
Inoltre, bisognerebbe che la realtà locale fosse un po’ più aperta ad accogliere le iniziative presentate ad esempio da liberi professionisti come posso essere io. Molte proposte non vanno in porto o perché spunta sempre qualche problema insormontabile o per scarsa considerazione da parte degli interlocutori. E così il risultato è che i luoghi meno conosciuti resteranno sempre tali.

Vuole farci qualche anticipazione sulle prossime iniziative che proporrà ai Torinesi per l’anno appena iniziato?

Ho tanti progetti che bollono in pentola, ma preferisco non svelare nulla per scaramanzia! Intanto ringrazio Civico 20 News per avermi dato questo spazio e invito i lettori a visitare il sito www.lacivettaditorino.it e a seguire il progetto La Civetta di Torino anche sui social network.

 

 

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