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Il futuro delle migrazioni dall’Africa verso l’Europa si chiama Sahel.

Dal Forum di Davos un importante focus sul Sahel.

5 Febbraio
11:00 2019

Al recente World Economic Forum di Davos in Svizzera, i congressisti hanno  dedicato una intera mattina per fare il punto  sul Sahel. Il Sahel è una enorme area che taglia il centro Africa da ovest a est e viceversa, con enormi problemi di vario tipo, inglobando parzialmente o totalmente numerosi Stati tra i quali, Mali, Niger, Mauritania, Chad, Nord e Sud Sudan, Camerun e molti altri e quindi con un enorme valore strategico.

Ma questa area sembra raccogliere tutte le disgrazie del mondo: la presenza dei Jihadisti terroristi, territori ormai sfruttati al massimo e quindi con ripetute carestie, instabilità politica quasi ovunque e dove i mutamenti climatici sono tra i  più violenti e più anticipatori del pianeta.

Sul piano ambientale, le previsioni non sono quindi rosee. Il Golfo di Guinea e la fascia saheliana registrano cali importanti del livello delle precipitazioni già a partire dagli anni ’80 e temperature medie in costante crescita, soprattutto d’estate. Inoltre studi recenti confermano che è in atto una espansione dell’area coperta dal deserto del Sahara di circa il 10%, con picchi al 16% se si prendono in considerazione i mesi estivi.

Il sottosegretario  delle Nazioni Unite delegato alle emergenze, lo scorso anno, ha messo in  risalto che 10 milioni di persone faticano a sfamarsi nella parte del Sahel dal Senegal al Ciad, alla Mauritania, al Mali e in Burkina.

Anche la situazione demografica  non aiuta poiché in queste aree vediamo una crescita costante della popolazione e la loro stretta dipendenza dalle risorse naturali, poiché si tratta di comunità i cui redditi sono fortemente legati ai raccolti agricoli e all’allevamento del bestiame esse tendono a spostarsi sempre di più verso nord.

Secondo l’ONU l'80% dei terreni agricoli è ormai degradato e le temperature sono in aumento di 1,5 volte più velocemente della media globale. Inoltre  viene confermato che oltre 50 milioni di persone nel Sahel dipendono totalmente dal bestiame per la loro sopravvivenza.

E’ quindi evidente, visto che quelli del Sahel sono tra i 10 paesi con i risultati più bassi dell'indice di sviluppo umano, che le popolazioni a forza di ritirarsi verso nord, nel giro di pochi anni porteranno probabilmente diversi milioni di soggetti sulle spiagge del Mare Mediterraneo con conseguenze difficili da immaginare; per alcuni la data di inizio potrebbe essere il 2030.

Di conseguenza,  secondo i vari scenari, nel 2050 la popolazione musulmana dovrebbe attestarsi in Europa da un minimo di 58 milioni ( 11,2% della europea) a un massimo  di 75 milioni (14% di quella europea). 

Fonte ONU - WEF

 

 

 

 

 

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