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Di tutto un po'

“Busiard com un gavadent“ (Bugiardo come un cavadenti)

Un modo di dire antico che racconta la complicata storia dell’odontoiatria

6 Febbraio
09:00 2019

L’origine di questo “modo di dire” popolare è difficile da individuare con sicurezza in qualche periodo del passato, salvo controprove.

Infatti il Gran Dizionario Piemontese-Italiano del Cav. Vittorio Righini di Sant’Albino del 1859 cita questo “modo di dire” con la seguente grafia: “Busiard com un gavadent”, mentre nel Vocabolario Italiano–Piemontese di Giuseppe Gavuzzi del 1896 si constata già una evoluzione con “Busiard come ‘n gavadent”, evidenziando che l’origine è probabilmente molto più antica.

Tuttavia ci sono in merito molti indizi documentali, relativi a una ricca iconografia (stampe e dipinti) del Sei-Settecento, che ne suggeriscono la nascita concettuale.

Infatti questa iconografia mette costantemente in evidenza l’attività del “cavadenti” in una “location” particolare: un palco fantasiosamente addobbato con gli strumenti del mestiere, su cui lo stesso o con la collaborazione di servitori in funzione di richiamo e di imbonitori, sta esercitando la dolorosa e spettacolare professione estrattiva sul malcapitato di turno.

Sorprende il fatto che questa immagine particolare sia stata sostanzialmente riproposta nelle diverse iconografie caricaturali fino alla fine dell’Ottocento, confermando l’importanza di questo momento peculiare ed emotivamente coinvolgente tra il paziente e il “cavadenti” stesso.

Domanda: perché si dice “bugiardo come un cavadenti” e quale significato rappresenta?

In mancanza di prove certe è possibile ipotizzare una serie di circostanze e pratiche terapeutiche che nel tempo hanno costruito questa realtà e conseguentemente il relativo modo di dire.

Innanzitutto all’epoca sopra citata non esisteva la possibilità di utilizzare la pratica anestesiologica per l’estrazione dentaria, effettuata dal “cavadenti” del tempo (cioè dal barbiere, o cerusico praticone, ecc.), che costituiva per il malcapitato paziente un vero momento traumatico, di paura e di inevitabile  dolore.

Situazione incrementata dal passa-parola popolare che, attraverso questo meccanismo incontrollato, amplificava il terrore per questa procedura che nell’inconscio collettivo assumeva i contorni di una vera tortura.

È evidente che il “cavadenti-barbiere-cerusico” del tempo facesse di tutto per mandare un messaggio che magnificasse la sua arte e l’abilità dell’estrazione indolore o perlomeno sopportabile.

Era altrettanto evidente che questa incredibile pubblicità fosse clamorosamente mendace  e per nulla credibile, ma il malcapitato paziente, che aveva un dente  cariato o con un ascesso dolorante, non aveva alternativa per evitare questa estrazione.

Pertanto, davanti alla dichiarazione spudoratamente mendace del “cavadenti” e l’urgenza di alleviare un dolore incontenibile, si doveva sopportare con rassegnazione l’evento, salvo esercitare la rivalsa postuma e liberatoria, con il bollare il “cavadenti” prezzolato dell’epiteto di “bugiardo” incallito e recidivo.

Al riguardo il volume “Il Raccoglitore - ossia ARCHIVI di Geografia, di Viaggi, di Eloquenza, di Poesia, di Critica, di Archeologia, di Novelle, di Belle Arti, di Teatri e Feste, di Bibliografia e di Miscellanee – Compilato per Davide Bertolotti – Volume VIII – Milano – della Società Tipografica dè Classici Italiani – a spese di Batelli e Fanfani – 1820” conferma lo stesso significato del modo di dire in causa e nello stesso tempo illustra i criteri che dovrebbero caratterizzare la vera professione del dentista.

 

“… Nell’infanzia dell’arte, i cavadenti, più ignoranti ancora che i chirurghi barbieri, saliti sopra un banco sulle piazze e sui mercati, o scorrendo le campagne per divellere i denti o tornarli bianchi, ingannatori del pubblico con menzognere promesse, ricevettero  a buon diritto il nome di cerretani [N.d.R. ciarlatani] e diedero origine al proverbio: Bugiardo come un cavadenti.

Di quinci nacque l’opinione che ogni dentista sia ignorante e mentitore. Ai dì nostri è questo un ingiustissimo e ridicolo pregiudizio, perché vi sono dentisti dottissimi nell’arte del guarire, e gente per ogni verso colta, onesta e dabbene.

Dentista si chiama il chirurgo che si applica alla cura della malattia dei denti, che pratica sopra questi organi le diverse operazioni di cui sono suscettivi, che ai denti mancanti sostituisce, secondo le regole della Protesi, altri denti stranieri all’individuo, sia che questi abbiano appartenuto all’uomo, sia che di altri animali, o sia finalmente che provengano da una composizione di pasta di porcellana, o da altre sostanze ricavate  dal regno minerale.

L’empirico che strappa i denti, li pulisce e gl’impiomba, senza sapere il perché così faccia, non merita il titolo di chirurgo, né di dentista.

Il buon dentista dee conoscere l’anatomia, la fisiologia, la patologia interna, e dee inoltre essere molto destro nell’operare, e meccanico sperimentato …”

 

In sintesi ogni nobile arte o professione nasconde sovente un passato caratterizzato da eventi tormentati e poco edificanti, ma che per motivi d’opportunità, da parte degli eredi  e continuatori della professione, si vorrebbe ridimensionare o far dimenticare.

Tuttavia eliminare sbrigativamente le ombre del passato può costituire una operazione rischiosa e inutile. Per ottenere questo obiettivo bisognerebbe anche avere la possibilità di cancellare quelle tracce che nei “detti-modi di dire”, sedimentati profondamente nella cultura popolare, ripropongono con la  loro efficace crudezza sintetico-espressiva, l’evocazione dei fantasmi di quel passato ingombrante.

Questa realtà, che piaccia o meno, rappresenta la testimonianza di una primitiva e secolare pratica tecnico-medicale, che fa parte della lunga storia dell’odontoiatria.

In ogni caso questo iter storico dimostra come il progresso tecnico-scientifico-medicale sia avanzato lentamente e con percorsi non sempre lineari, per poi arrivare nella modernità contemporanea fino a raggiungere livelli d’eccellenza.

 

 

Immagine di copertina da: Google-gaudlfgallery.blogspot.com; Il Cavadenti di Pietro Longhi da: Google-www.flickr.com; Cavadenti/Pelican da: Google-www.amber-ambe-inclusions.info.jpg

 

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