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Di tutto un po'

Canto di Saturno

Immagini oniriche 1

Foto di Giancarlo Guerreri
7 Febbraio
10:30 2019

 

CANTO  DI  SATURNO

 

 

Porgi la mano a me, antico dio,

che vaghi nella notte sempiterna

menand’appresso a se, quelli che l’ fio

 

ha tratto giù, fin dentr’alla caverna.

E sono fissi e pigi come topi,

ch’il gelo della notte tutti iberna,

 

e livida la nebbia rende sopi,

coloro che la vita hanno passato,

ad  invischiar, si come oritteropi,

 

le perle che la terr’ ha lor celato.

Stan chiusi, inglobati nella rocca,

urlando con il tono ormai spezzato,

 

ch’il suono, congelato nella bocca,

indentro si contrae come un verme,

e nota, non si può udir se scocca.

 

Ma non pensare che, l’infame inerme,

che può tradur mestizia nel tuo core,

sia sazio di pagar, con quell’inferme

 

passioni, sol l’assenza del suo amore.

Ammira quanto l’anima si strazia,

contratta nella morsa del dolore,

 

lontana, per sua scelta dalla Grazia,

che giunge da Ketér senza riposo,

donando quel saper, fatal a Ipazia.

 

Fu matrimonio sai,  nudo di sposo,

contratto senza amor, che di se stessi,

che non ti può menare, che a ritroso,

 

strappandoti poi l’or, con gli interessi.

 

 

 

Testo e Foto di Giancarlo Guerreri

 

 

 

 

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