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Il dramma di Manuel Bortozzo e l'impunita ferocia di chi spara

Il ragazzo non sarà più lo stesso, i violenti con la pistola lo rimarranno comunque andranno le cose.

10 Febbraio
08:30 2019

I due balordi hanno sparato, Manuel non camminerà più, e questa è una lettera che scaturisce da un’immensa rabbia. Sono in carrozzina dal 1986 e sono esperto di una quotidianità a base di contratti con se stessi e che la gente, in genere ignora. È una vita esigente. Il corpo deve “resettare” il suo schema natio, per poi ripartire entro i suoi limiti. Se non si spezza, si fortifica la mente.

Manuel saluta dalla tivù, e la sua voce ha perforato il video emozionando tutti. È il momento della “forza speranza”, poi verranno momenti duri, dai quali Manuel saprà ripartire con orgoglio e volontà, e vincerà molte sfide. È quasi uno schema. La famiglia non smetterà di soffrire.

Sulle carrozzine siedono tanti oscuri eroi. Catturano sguardi che non dimenticano. Spesso stupiscono, seducono, diventano un esempio di forza interiore. Niente di strano, quando si è chiamati a certe prove, emerge evidente la quintessenza di ciò che si è. La nostra parte migliore si farà riconoscere, ed è questo il parametro che solleva in me la rabbia più profonda.

Chiunque, dà il meglio di sé nell’arco dell’esistenza. Non sempre a norma di legge. Un essere buono e generoso, lo esprime in un percoso positivo, guidato dalla sua essenza. Un soggeto prepotente e pericoloso dà comunque il meglio per completare ogni suo progetto. 

Ecco perché mi permetto di pronosticare che Manuel lotterà per conseguire in ogni caso dei primati. È scritto nel suo DNA; è da lì che sgorga il nostro meglio. I due bulli con la pistola continueranno a dare il meglio di sé per il resto del loro tempo?

Ed è qui che il dubbio assale la mia rabbia: è giusto che una società civile possa evocare il cristiano pentimento e fare sconti ai guappi dal grilletto facile? Le risposte si sommano in un contesto che si spinge troppo oltre, ma che funzionerebbe da prevenzione anche in molti altri casi.

A Manuel dunque il mio più tenero, forte, abbraccio…: “Non ti conosco, ma ti sento come un fratello, troverai tante brave persone vicino a te! Il percorso della vita sarà diverso da quello che avevi programmato, ma molto di buono saprai dare e in cambio avrai”. Così è stato per me in questo impegnativo viaggio.

E per gli spavaldi che spararono per sbaglio (!?) immagino che le occasioni di dare il meglio si ripresenteranno in prossimi eventi, ben più esigenti di un carcere, e in qualche quando, e in qualche dove, celebrino la loro inconsistente vanagloria, o trovino il contrappasso in qualche altra sparatoria.

Da domani, Manuel e i suoi carnefici saranno uniti da un "percorso di riabilitazione" che porterà il giovane atleta tra pesi e fisioterapie, mentre ai violenti verrà offerta una restrittiva riabilitazione etica e morale. Dovesse funzionare, per i due "cattivi ragazzi" si apriranno nuovi spazi e un futuro da più buoni. Succede di rado in certi radicati contesti. 

 

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