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Di tutto un po'

11 febbraio 1829: nasce a Parma Macedonio Pinelli

Patriota e coraggioso militare, metterà fine ai suoi giorni perché gravemente colpito da una malattia venerea

11 Febbraio
12:00 2019

Macedonio Pinelli nasce a Parma il giorno 11 febbraio del 1829. Fin da giovane sente la vocazione di patriota combattente per la causa italiana. A diciannove anni infatti abbandona il corso della facoltà fisico-matematica, prende il fucile e, col padre Evangelista ed altri generosi patrioti, il 20 di marzo 1848 combatte per le vie della sua città contro le truppe ducali ed austriache.

Quattro giorni dopo raggiunge Milano, per arruolarsi nella colonna comandata da Luciano Manara. Prende parte come luogotenente al combattimento di Castelnuovo Veronese e rimane ferito una prima volta. Si arruola di nuovo nelle truppe volontarie che il governo provvisorio parmense sta ordinando, e con queste raggiunge l’Esercito piemontese a Santa Lucia il 6 maggio. Si batte con grande coraggio, ottiene la menzione onorevole al valor militare e la promozione a sergente poi a sottotenente.

Ammesso nei Bersaglieri, fa la campagna del 1849 nel 3° battaglione e quella di Crimea nel 5° meritando una seconda menzione alla battaglia della Cernaia. È ancora sottotenente nel 10° battaglione, quando, il 4 maggio 1859, appena iniziata la seconda guerra d’indipendenza contro gli Austriaci, viene ferito da un proiettile che gli perfora il torace con lesione di un polmone: rischia di morire e si salva grazie alla sua forte fibra.

Promosso luogotenente in giugno, passa in ottobre nell’Esercito dell’Italia Centrale, col grado di capitano, e con questo rientra nei Bersaglieri dell’Esercito ancora sardo, il 16 aprile 1860. Comanda il 25° battaglione, appena formato, durante le campagne delle Marche e dell’Umbria, e lo conduce il 26 di settembre 1860 con grande slancio all’assalto delle lunette di Monte Pelago e di Monte Pulito (Ancona). Il battaglione ottiene la menzione onorevole e Pinelli viene promosso maggiore per merito di guerra.

Gli viene quindi affidata la campagna in Calabria contro quello che al tempo è indicato come “brigantaggio”. Vi rimane tre anni, prodigandosi con energia nella repressione. Nell’agosto del 1862, riceve l’ordine di arrestare la marcia di Garibaldi, che viene ferito ad Aspromonte il 29 agosto 1862.

Macedonio Pinelli partecipa come comandante del 25° battaglione Bersaglieri che, col 6° e con cinque battaglioni di fanteria, è posto agli ordini del colonnello Emilio Pallavicini di Priola. A ferire Garibaldi sono i suoi Bersaglieri: partecipano infatti allo scontro coi garibaldini due compagnie del 25°, al comando di Pinelli. Gli stessi Bersaglieri scortano poi Garibaldi prigioniero fino a Scilla.

Questo suo intervento ad Aspromonte (oggi taciuto da alcune ricostruzioni presenti in rete!) pare essere all’origine di un odio implacabile nei suoi confronti da parte della popolazione di Parma.

A Custoza, nel 1866, comanda il 15° Bersaglieri e, nel 1870, come luogotenente colonnello, ha il comando dei sei battaglioni di riserva al corpo d’esercito di Cadorna.

Entra fra primi in Roma attraverso la breccia di Porta Pia. Si comporta da soldato generoso oltre che valoroso, poche ore dopo, quando in piazza Colonna, si prodiga per difendere gli zuavi pontifici disarmati e prigionieri, affidati alla custodia dei suoi uomini, che vengono assaliti del popolo inferocito: grida alla folla: «Dovevate affrontarli quando erano armati!».

Intervento particolarmente benemerito, perché molti altri ufficiali fanno finta di non vedere e il generale Cadorna, informato di queste vili violenze, si limita a rispondere: «Lasciate che il popolo si sfoghi!».

Pinelli si merita un’altra menzione onorevole per l’opera prestata in occasione dello straripamento del Tevere, nel dicembre del 1870.

Nel 1871 riceve il comando del 10° Bersaglieri; nel 1873 del 49° e, alla fine dello stesso anno, ottiene il grado di colonnello.

Nel novembre del 1880 lascia il corpo dei Bersaglieri, dove ha militato per più di trent’anni, per passare al comando di una brigata. Il 2 giugno dell’anno successivo è nominato maggior generale, comandante della brigata Palermo.

Nel 1886, Pinelli è al culmine della sua carriera: viene nominato comandante della sesta divisione militare con sede a Brescia.

Un vincente, in tutti i sensi.

Riceve varie decorazioni come in uso all’epoca: ufficiale dei SS. Maurizio e Lazzaro, dell’ordine militare di Savoia e Commendatore della Corona d’Italia. Anche il suo aspetto fisico conferma il suo successo. Alto, muscoloso, ben proporzionato, da giovane è considerato molto bello. Alla robustezza dell’aspetto corrisponde il carattere, vigoroso ed energico ma con animo generoso e gentile. Schermidore formidabile, è stato un tempo considerato la prima lama dell’esercito piemontese. Molto esperto di questioni militari, coltiva con amore lettere ed arti ed è anche elegante poeta e musicista.

Il suo successo è però offuscato dalle terribili conseguenze di una malattia venerea, come si diceva allora, ovvero di una malattia sessualmente trasmissibile, come diciamo oggi: la sifilide. Soffre per una forma di sifilide serpiginosa che lo ha colpito ai genitali e che gli rende impossibile montare a cavallo per comandare i suoi soldati.

Il 2 agosto 1886 è promosso comandante della sesta divisione militare di Brescia, il 7 si reca a Milano e prende alloggio in un albergo dove si suicida con un colpo di pistola nella notte tra il 7 e l’8 agosto.

Da alcune sue lettere si apprendono le motivazioni del suicidio che desta grande scalpore, soprattutto a Milano: riteneva un grandissimo disonore il dover chiedere il congedo per motivi di salute. Fornisce questi particolari Miro Renzaglia, suo discendente.

Nel Cimitero Monumentale di Parma si trova il cippo funerario di Macedonio Pinelli col suo busto in marmo e, sulla base, una targa in bronzo decorata di quercia e alloro, spada sguainata, elmo con pennacchio, aquila imperiale con questa dedica: «Alla memoria, del loro generale, Macedonio Pinelli, gli ufficiali, della Brigata Palermo, questa corona posero».

Paradossalmente, oggi il ricordo più concreto di questo personaggio, inserito nel percorso di visita al Cimitero “La Memoria degli Eroi”, viene dalla città che in passato lo aveva odiato per il suo intervento ad Aspromonte in occasione del ferimento di Garibaldi!

 

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