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Cronaca

Poliziotti e Giornalisti contro la mafia.

Intervista al capitano Ultimo e al giornalista Paolo Borrometi

12 Marzo
11:00 2019

IL Capitano Ultimo, per tre mesi è rimasto senza scorta.

 

Il TAR del Lazio gli ha concesso, il 19 dicembre 2018, la sospensiva cautelare, ordinando di ripristinare la scorta al Ministero dell’Interno, citato a giudizio in sede amministrativa per l'annullamento degli atti relativi alla revoca della misura di protezione, disposta il 3 settembre. Il ricorso sarà poi trattato nel merito l'11 giugno 2019.

 

Il Capitano Ultimo, Sergio De Caprio, ora colonnello, arrestò Totò Riina, boss di Cosa Nostra, morto nel 2017.

 

Il Capitano ha dichiarato all'Ansa, attraverso il suo avvocato Antonino Galletti: «Con coraggio il Tar di Roma ha arginato l'illegittima prevaricazione che alcuni funzionari della sicurezza pubblica hanno esercitato contro il diritto alla vita, alla sicurezza e alla difesa di un cittadino e di un carabiniere». Aggiungendo «disprezzo» per chi non ha fatto nulla. Il riferimento è al capo del Viminale ,Matteo Salvini?

 

Si riportano, sulla questione giudiziaria, qui di seguito, alcuni momenti dell’intervista a Ultimo e al giornalista Paolo Borrometi a ‘la vita in diretta’ RAI1.

 

Capitano Ultimo, (amareggiato per la decisione presa dal Ministero) è stato intervistato poco prima che ottenesse la sospensiva dal TAR:

 

D: Che cosa ha rappresentato il giorno dell’arresto di Riina, per capitano Ultimo?

R: Mi trovavo con un mio combattente, adesso andato in pensione e purtroppo dimenticato, quasi deriso ormai da tutti e aspettavamo in macchina.

Il tempo scorreva come se fosse una cosa fisica.

Altre volte avevamo passato giornate di questo tipo, ma quella sembrava una giornata ancora più bella, come la nebbia quando non puoi toccarla, ore, minuti e non potevi fare niente e poi è arrivato lui, nome in codice ‘il nostro amico sbirulino’ …era il modo per segnalare che era arrivato e che potevamo arrestare Riina. 

Eravamo e siamo gente di strada, gente che sa vivere sulla strada, capaci di nasconderci, di seguire persone senza essere individuati.

 

D: Ha avuto paura di Cosa Nostra?

R: La paura ti fa essere prudente, ti fa capire quando è il momento di non forzare. La paura è un dono di Dio.

Il successo è stato quello di diventare l’incubo del nemico.

 

D: Ha Pagato per quel successo?

R: Le paghi tutte le cose che fai e anche quelle cose che non fai.

Le cose che ho fatto, le ho imparate dal Generale dalla Chiesa che porto sempre nel cuore.

 

D: Una vita nascosta per il capitano ultimo, una vita sacrificata per il bene del paese. Lei è un soldato, questo vuol dire accettare quello che gli viene proposto?

R: il soldato è un combattente che obbedisce in quanto questo è funzionale all’azione, alla battaglia, al di fuori della battaglia diventa servilismo.

Il soldato non è un servo, non è una pecora, deve essere rispettato non umiliato, calpestato, manipolato perché ha donano la propria vita che è unica per tutti.

 

D: Ufficiale dei Carabinieri e in servizio, che cosa le piacerebbe fare ancora?

R: Sempre un’attività su strada, pensando ai miei Carabinieri anche e a quelli che non ci sono più.

Non ho più la scorta, ma mi nascondo: è più difficile per gli altri scoprirmi, perché cerco di essere saggio per le persone che mi stanno vicino.

 

Giornalista Paolo Borrometi:

 

D: Cosa ne pensa del caso di Capitano Ultimo?

R: Oggi la scorta è diventata un privilegio, il nostro è uno stato complesso. Mi fa pensare il miliardo che era stato promesso dalla mafia a chi avesse avuto la possibilità di rintracciare Ultimo e all’intimidazione causata dall’incendio dell’auto davanti alla casa in cui Ultimo viveva in incognito. Mi fa paura che in questo Stato, per essere protetti bisogna rivolgersi alla magistratura!

C’è una procedura molto farraginosa per ottenere la scorta, con un comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che valuta l’esposizione al rischio. Non è un diritto e non è una decisione politica: la scorta viene assegnata in base alla valutazione dei pericoli a cui si è sottoposti.

 

Io ho ricevuto la scorta, dopo che mi avevano fracassato una spalla e dato fuoco alla mia casa, inoltre era stato intercettato un piano concreto per un attentato che doveva fare in modo che dovessi saltare insieme alla mia scorta.

 

Il 21 marzo è una giornata dedicata alla memoria delle vittime innocenti di ogni mafia, tante vittime come Falcone e Borsellino, persone che hanno difeso la vita di tutti noi e vorrei che fosse un momento di riflessione sul tema.

 

Immagine: La Sicilia

 

 

 

 

 

 

 

 

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