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Cronaca

Testimonianze di coraggio e giustizia – Giuseppe Fava vittima della Mafia.

Il giornalismo scomodo che sapeva parlare alle coscienze.

5 Marzo
09:00 2019

Inizia la sua carriera giornalistica all'Espresso Sera e poi diventa direttore de ‘Il Giornale del Sud’. Con le sue inchieste ha sempre dato fastidio, Giuseppe Fava, raffinato intellettuale siciliano, recentemente rappresentato nel film ‘Prima che la notte’.

 

«Io vorrei che gli italiani sapessero che non è vero che i siciliani sono mafiosi: lottano da 30 secoli contro la mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, al Governo... sono quelli che in questo momento sono ai vertici della Nazione».

 

Sette giorni dopo aver rilasciato questa intervista a Enzo Biagi, era il 5 gennaio 1984 alle 21.30, Fava dopo avere concluso il suo lavoro al giornale, uscito dalla redazione de ’ I Siciliani’ e arrivato al Teatro Stabile di Catania, venne ucciso con 5 proiettili alla nuca mentre stava per uscire dall’auto, anzi non ebbe neppure il tempo di farlo.

 

Giuseppe Fava, più comunemente chiamato Pippo (n. a Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925 – e m. a Catania, 5 gennaio 1984), fu uno scrittore, un giornalista, un drammaturgo, un saggista, uno sceneggiatore italiano, vittima predestinata della mafia di Cosa Nostra.

 

Uomo di grande carisma, fu molto amato dal suo team di collaboratori per le grandi intuizioni, per la professionalità, per il suo stile di vita semplice, spontaneo. È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia. Il film Palermo or Wolfsburg, di cui è stato sceneggiatore, vinse l'Orso d'oro al Festival di Berlino nel 1980.

 

Per la sua morte, furono condannati alcuni membri del clan mafioso dei Santapaola. Prima di lui, tra gli intellettuali siciliani, uccisi da Cosa Nostra, ci fu Giuseppe Impastato (Peppino) (9 maggio 1978). 

 

Fu padre del giornalista e politico Claudio Fava e di Elena Fava (1950-2015), Presidente della Fondazione Giuseppe Fava.

 

Si riportano le sue bellissime parole dell’11 ottobre 1981, in cui in un editoriale del Giornale del Sud, Giuseppe Fava spiega cosa intende per giornalismo. Il giorno dopo, sarà sollevato dal suo incarico di Direttore. 

 

“Io ho un concetto etico del giornalismo. Un giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene costantemente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione sulla Giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un Giornale non è capace di questo o per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento.

 

Immagine: interno.gov.it

 

 

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