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Cultura

La Medaglia di Sant’Elena

di Alessandro Mella

17 Febbraio
12:00 2019

L’esilio dell’Imperatore

La decorazione di cui oggi parleremo fu immaginata e voluta in un momento ed in un contesto particolari. Dopo la drammatica battaglia di Waterloo, quando l’Armée era stata sconfitta per una serie di imprevisti e di circostanze sfortunate, Napoleone aveva immaginato dapprima di trasferirsi negli Stati Uniti per dedicarsi alla Scienza e poi in Inghilterra.

Gli inglesi, pieni di rancore verso di lui, gli concessero un pezzo di terra inglese ma non gli dissero dove e lo imbarcarono su di un veliero per condurlo nel luogo prescelto per l’esilio.

La nave giunse, il 16 Ottobre 1815, nel piccolo porto dell’Isola di Sant’Elena, posta nel cuore dell’Oceano e lontana intere giornate di navigazione dal resto del mondo.

Qui Napoleone fu relegato, con un piccolo seguito di attendenti, in un casolare presso la località di Longwood.

Isolato dalla civiltà ed abbandonato ad una misera e malinconica esistenza, egli iniziò a dettare il “Memoriale di Sant’Elena” vero testamento spirituale e politico. Sotto la ferrea sorveglianza di Sir Hudson Lowe, Napoleone visse con sofferenza interiore e fisica gli ultimi anni della sua vita in una località dal clima insidioso per la sua salute.

Lo stomaco, che da sempre gli aveva causato problemi, iniziò via via a peggiorare anche a causa della vita dura impostagli dai sorveglianti e, come si diceva, dal clima poco salubre dell’isola. Il 5 Maggio 1821 alle 17.49 pronunziò le ultime parole “Francia, l’armata e Josèpine” i grandi amori della sua vita, quindi spirò. Aveva chiesto di essere sepolto sulle sponde della Senna ma nemmeno questo gli fu concesso dagli avversari che lo vollero ancora a Sant’Elena. L’Imperatore faceva paura anche da morto per la forza delle sue idee, gli fecero un funerale da generale ma senza clamore, senza rispolverare antiche nostalgie bonapartiste in Europa.

Solo dopo molti anni le sue spoglie furono restituite al popolo francese che le accolse il 15 Dicembre 1840, con un folla immensa, desiderosa d’accompagnare Napoleone alla cappella di Saint Jerome dove riposò fino al trasferimento alla tomba monumentale per lui realizzata nella Cattedrale di Saint Louis des Invalides nel 1861.

Finalmente, dopo anni di solitudine e di esilio doloroso, egli tornava in terra di Francia in mezzo al suo popolo come aveva tanto desiderato.

 

Storia della Medaglia di Sant’Elena

Napoleone iniziò a dettare le sue volontà il 15 Aprile del 1821 dividendole in tra parti.

Nella terza parte egli decise di inserire un desiderio da realizzarsi per poter ricordare ed onorare tutti quei soldati che lo avevano seguito con fiducia e fedeltà sui campi di battaglia d’Europa.

Un atto di affetto e, in qualche modo, di riconoscenza voluto dall’imperatore in esilio per ringraziare gli uomini che avevano lottato per la gloria di Francia dal 1792 al 1815.

Per realizzare questa decorazione egli stabilì che fosse necessario finanziarla utilizzando denaro proveniente dal proprio patrimonio personale stimato in molti milioni di franchi francesi dell’epoca.

Ma l’operazione fu in un primo tempo irrealizzabile poiché il sovrano imposto dai vincitori, Luigi XVIII, aveva disposto la confisca di tutti i beni del suo nemico odiatissimo, motivo per cui solo nel 1857 fu possibile realizzare il progetto per volontà dell’imperatore Napoleone III.

Il nuovo capo di stato di Francia decretò il 12 Agosto 1857 la creazione della medaglia destinata ai 400.000 reduci delle armate imperiali ancora in vita per «onorare con una distinzione speciale i soldati che hanno combattuto sotto le bandiere della Francia nei grandi eserciti dal 1792 al 1815».

Erano passati 42 anni dall’ingenerosa battaglia nella piana di Waterloo ma ancora erano in vita, come abbiamo detto, almeno 400.000 soldati della Grande Armata la cui età oscillava in media tra i 60 ed i 90 anni. Se si considera che ai tempi della rivoluzione era possibile arruolarsi già a 15 anni è comprensibile come vi fossero ancora molti soldati. E molti sopravvissero a lungo tanto che nel 1895 vi erano in vita ancora tre decorati della Sant’Elena. L’ultimo di loro, tale Louis Victor Baillot, morì il 3 Febbraio 1898 alla tenera età di 105 anni e dopo 83 anni dalla sua partecipazione alla campagna dei cento giorni. Era nato nel 1793 e militava nell’esercito fin dal 1812.

Ottenere questa importante decorazione era piuttosto semplice ma le concessioni erano molto rigorose. Era necessario dimostrare di aver operato nelle forze di terra o di mare francesi tra il 1792 ed il 1815 senza un minimo di “durata in servizio” o di partecipazione a precise campagne militari. Era sufficiente presentare documentazione probante rilasciata dalle autorità militari come il congedo, la proposta per la pensione od altri documenti ufficiali. Se il richiedente non disponeva di nessun documento o li aveva smarriti, la domanda veniva rifiutata.

La prima concessione, in forma molto pomposa, avvenne il 15 Agosto 1857 quando Napoleone III appuntò la medaglia al petto dell’anziano zio Girolamo Bonaparte, fratello di Napoleone I, ormai anziano (aveva 75 anni).

Dopo di lui molti generali, ammiragli ed importanti personalità delle forze armate ricevettero la medaglia dalle mani dell’imperatore.

Il Ministero degli Interni inviò un telegramma alle prefetture il 28 Agosto perché provvedessero in pochi giorni a far pervenire le liste degli avanti diritto tramite la collaborazione dei sindaci dei comuni dei loro dipartimenti. Proclami furono affissi ovunque per invitare i reduci a presentare la propria domanda.

Furono più di 400.000 ma è impossibile avere un dato certo poiché le liste, depositate negli archivi della Legione d’Onore, si persero in un grave incendio nel 1871.

Oggi gruppi di volontari ed appassionati stanno tentando di ricostruire almeno in parte un database dei decorati raggiungibile a questo indirizzo: http://www.stehelene.org/php/accueil.php?lang=it

Ma un ulteriore onore fu concesso a 5.000 tra i più meritevoli soldati, che individuati da una commissione, ricevettero oltre alla medaglia con il suo attestato, anche un premio di 400 Franchi provenienti dall’eredità di Napoleone Bonaparte diventando a pieno titolo suoi eredi. Gli altri ricevettero in ogni caso la decorazione.

Ma non era solo una medaglia, quel pezzetto di metallo con quel nastro era un carico di ideali, di coraggio e paura, di azione ed emozione, di ricordi di una gioventù sacrificata in nome del sogno europeo.

Portare quella medaglia era come gridare al mondo che si era creduto nel futuro della Francia, ed in quell’uomo in redingote che aveva affascinato l’Europa e portato con sé, per la prima volta, soldati di ogni lingua fianco a fianco.

Era il regalo di Napoleone, il suo ultimo pensiero, ancora una volta per i suoi soldati, quelli che aveva raggiunto chissà dove in un triste 5 Maggio di tanti anni prima.

La medaglia di Sant’Elena

La medaglia fu coniata in bronzo di buona qualità e con conio molto bello e nitido.  Attorno alla stessa correva una corona d’alloro che terminava all’estremità in quella imperiale sormontata da un globo terrestre con una piccola croce che alle volte, negli esemplari molto vissuti, risulta spezzata e perduta.

Al recto compare il profilo di Napoleone coronato d’alloro, come i cesari dell’antica Roma, con la scritta «Napoleon I Empereur».

Al verso, tutto intorno al corpo stesso della medaglia, è scritto «Campagnes de 1792 a 1815».

Al centro collocata su più righe compare: «A’ ses compagnos de glorie sa derniere pensèe sth Helène 5 Mai 1821».

Il nastro che la reggeva, dall’anello in bronzo, era in seta verde con cinque pali rossi disposti simmetricamente.

È noto che lo scultore che l’incise, di nome Desiderare Albert Barre, ne realizzò delle versioni mignon per i medaglieri di gala di mm 32/18, 23/13 e 17/11 che vendette a circa due franchi al pezzo.

La medaglia oggi si trova con discreta facilità proprio perché concessa in molti esemplari ma spesso si trova con un nastro posto in epoche successive. Il nastro originale, facilmente riconoscibile, aumenta un poco il valore dell’esemplare ed è sempre meglio acquistarla così che con nastri non pertinenti per epoca.

La decorazione era sempre accompagnata dal relativo attestato (cm 29 x cm 19) numerato e registrato, su cui spiccava la riproduzione del recto, in alto in centro, e disposta ordinatamente tale intestazione:

MEDAILLE DE SAINTE-HELENE,

instituée par S.M. Napoléon III

Napoléon I, A ses compagnons de gloire. Sa dernière pensée! Sainte-Hélène, 5 mai 1821

Le Grand Chancelier de l‘Ordre Impérial de la Légion d’Honneur, certifie que a

NOME E COGNOME DELL’ INSIGNITO

ayant servi durant la période de 1792 à 1815, a reçu la Médaille de Sainte-Hélène.

Duc de Plaisance

Gli attestati sono meno comuni delle medaglie anche per il naturale deperimento della carta che ha vita potenzialmente meno lunga di un oggetto in metallo.

Sono particolarmente belli, soprattutto per noi, se concessi a soldati delle regioni italiane annesse all’impero (nel solo Regno di Sardegna nel 1857 vivevano ancora 20.000 reduci dell’armata), del Regno Italico o del Regno di Napoli.

Furono infatti moltissimi gli italiani che ricevettero la Sant’Elena come molti altri europei di varie nazioni come belgi, svizzeri, polacchi, tedeschi ed altri per un totale di almeno 50.000 dei beneficiari non francesi.

In genere la medaglia era conservata in una scatolina di cartoncino bianco sul cui coperchio spiccava l’aquila imperiale è la scritta:

“Aux compagnos de glorie de Napoleon I – Decret Imperial du 12 Aout 1857”.

La scatola in oggetto è decisamente poco comune.

Oggi, a distanza di quasi duecento anni dalla morte di Napoleone, tenere tra le mani una medaglia di Sant’Elena fa pensare. Ai tanti ragazzi caduti sui prati di tutta l’Europa, alla violenza di quegli scontri, allo scontro tra due visioni del mondo. Ma anche se Napoleone avevo perduto a Waterloo ormai un meccanismo si era avviato e ben lo sappiamo noi Italiani che dall’esperienza napoleonica avviammo il lungo processo del glorioso risorgimento nazionale (*).

La medaglia di Sant’Elena: Varianti

Nella precedente parte abbiamo brevemente analizzato la medaglia e la sua storia in senso generico approfondendo il contesto storico in cui la stessa fu concepita nonché le vicende che portarono alla sua istituzione.

Ritengo interessante analizzare, ora, alcune varianti grazie alla cortesia di un collezionista privato che ringrazio di cuore per la disponibilità. Come vedremo furono coniate versioni più o meno arricchite di migliorie, le quali furono forse commissionate da ufficiali di alto rango con una discreta disponibilità finanziaria.

Alcune di queste proprio, per la fattura squisita e per i materiali con cui furono prodotte, divennero dei piccoli gioielli.

Con l’occasione analizzeremo anche qualche “mignon” realizzata all’epoca. Per completezza riporto nuovamente la descrizione anche del modello più diffuso, già presente nella prima parte, anche perché gli elementi grafici generali naturalmente si ripetevano un po’ in tutte le versioni.

Sicuramente è possibile che siano esistite ulteriori e differenti modelli al momento meno noti, tuttavia prendere visione delle più comuni può essere positivo. Non è sempre facile reperirne ma proprio per questo il collezionarle è particolarmente stimolante, soprattutto se ci si ferma un momento a pensare al valore ideale ed ai sacrifici patiti dai decorati.

La medaglia di Sant’Elena: Modello Ordinario

La medaglia è coniata in bronzo di buona qualità e con conio molto bello e nitido.  Attorno alla stessa correva una corona d’alloro che terminava all’estremità in quella imperiale sormontata da un globo terrestre con una piccola croce che alle volte, negli esemplari molto vissuti, risulta spezzata e perduta.

Al recto compare il profilo di Napoleone coronato d’alloro, come i cesari dell’antica Roma, con la scritta “Napoleon I Empereur”.

Al verso, tutto intorno al corpo stesso della medaglia, è scritto “Campagnes de 1792 a 1815”.

Al centro collocata su più righe compare: “A’ ses compagnos de glorie sa derniere pensèe sth Helène 5 Mai 1821”.

Il nastro che la reggeva dall’anello in bronzo, era in seta verde con cinque pali rossi disposti simmetricamente.

 

La medaglia di Sant’Elena: Modello Argentato

La medaglia era in origine una di quelle ordinarie del tipo distribuito dallo stato ai veterani. Come si nota nella foto, ha subito un bagno in argento per poterne ottenere un’argentatura uniforme che con gli anni, in qualche punto, ha iniziato a ritirarsi lasciando intravedere il caratteristico color “cioccolata”.

 

La medaglia di Sant’Elena: Modello Dorato

Anche questa medaglia era in origine una di quelle ordinarie del tipo distribuito dallo stato ai veterani. Come si nota nella foto, ha subito un bagno in oro per ottenerne una doratura uniforme. Si tratta di una lavorazione di grandissima qualità ed infatti oltre a non risentire il “peso” degli anni, è rimasta meravigliosa ed ancora oggi stupisce per bellezza.

 

La medaglia di Sant’Elena: Modello ibrido dorata ed argentata

A differenza delle precedenti, questa medaglia non era in origine una di quelle ordinarie del tipo distribuito dallo stato ai veterani.

Si tratta di un modello realizzato sicuramente da un’oreficeria di grandissima capacità. Una produzione diversa, una vera e propria variante di origine privata e di fattura straordinaria. Lascia pensare che il committente fosse un personaggio di alto rango e dotato di notevoli disponibilità economiche.

Come si nota nella foto, la corona e la parte centrale in cui è contenuto il busto dell’imperatore, sono in metallo dorato a differenza della corona d’alloro in origine argentata.

È indubbiamente una delle più belle versioni mai comparse e si noti il profilo di Napoleone che pare diverso dalle altre. In questo esemplare il volto appare più severo e quasi più anziano.

 

La medaglia di Sant’Elena: Modello in Argento

Anche questa medaglia non era in origine una di quelle ordinarie ma si tratta di un'altra variante di produzione privata.

L’esemplare è stato prodotto mediante fusione invece che con il conio utilizzato in genere e soprattutto è interamente realizzato in splendido argento.

La medaglia è superbamente nitida ed in questo caso l’immagine dell’imperatore è fedele al disegno originale di Barre a differenza di quella analizzata in precedenza. Si può ben dire che anche questo modello stupisce per bellezza e qualità.

 

La medaglia di Sant’Elena: Produzioni Mignon

Come accennai, lo scultore che l’incise di nome Albert Barre, ne realizzò delle versioni mignon per i medaglieri di gala di mm 32/18, 23/13 e 17/11 che vendette a circa due franchi al pezzo.

Anche delle mignon quindi, esistono esemplari di varia fattura e diversi formati, anche perché sicuramente Barre non fu il solo a coniarne.

Alcune portano il nastro diritto come le sorelle maggiori, altre portano il nastro montato a fiocco più o meno voluminoso e munito sul retro di varie tipologie di fissaggio tra cui una coppia di spilloni paralleli.

Di norma sono molto belle con conio di ottima qualità, decisamente non inferiore ai modelli di formato maggiore e spesso sono dei minuti capolavori di oreficeria.

Ne esistono di diverse anche nell’aspetto e sono note almeno queste varianti:

Modello Ibrido Argentato/Dorato con il tipo grande descritto

Modello ordinario color bronzo fedele alla tipologia ufficiale

Modelli argentati e dorati

In qualche caso si possono trovare montate in medaglieri con altre decorazioni quali la “Legione d’Onore” od altre decorazioni ed ordini del periodo.

Conclusioni

Con questo breve articolo naturalmente non ho la presunzione di pensare di aver esaurito un argomento tanto vasto e complesso. Il desiderio è quello di presentare quello che ho potuto vedere ed imparare, e soprattutto ricordare, attraverso queste righe, il valore ed il sacrificio di chi portò questa medaglia con nel cuore i ricordi di anni ruggenti e sicuramente eroici, mentre la storia, giorno dopo giorno veniva scritta al passo dei loro stivali sui campi d’Europa. È doveroso, infine, ricordare che esistono delle Sant'Elena dipinte in tempi non lontani con vernici dorate ed argentate che tuttavia per ora si riconoscono facilmente perché nei punti di contatto non si nota il bronzo originario ma la doratura posticcia. Ringrazio ancora l’amico che mi ha messo a disposizioni le sue notizie e fotografie.

Alessandro Mella

 

(*) Su questo tema si veda il volume dell’autore di questo studio dal titolo “Viva l’Imperatore Viva l’Italia – Le radici del Risorgimento – Il sentimento italiano nel ventennio napoleonico”.

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